Intervista a Sandra Petrignani

di / 26 novembre 2010

La scrittrice e giornalista Sandra Petrignani a giugno ha pubblicato il piacevolissimo libro E in mezzo il fiume, un omaggio al quartiere di Trastevere, dove vive. Dalle chiacchierate con artisti e personaggi dello spettacolo, tra cui Nanni Moretti, scrittori, come Stefano Benni, un parroco, don Matteo, e tanti altri, emerge un ritratto di Roma e del suo cuore più puro, un quartiere in cui sopravvive il senso della comunità e del villaggio, dove i rapporti di vicinato hanno ancora importanza. Sandra Petrignani è piacentina di nascita ma Roma l’ha adottata, anche se un tempo “i codici di comportamento erano agli antipodi: tu nordico, riservato, ti precipitavi in un flusso di voci, di storie, di urla, di vita degli altri vissuta davanti a tutti”, dice, nel libro, Laura Maragnani, giornalista e amica della scrittrice, anche lei del Nord.

“Trastevere è stato un quartiere capace di creare una mitologia di se stesso”, Sandra Petrignani annota così le parole di Mario Fortunato, che riepiloga la storia del quartiere, di cui il momento d’oro è stato negli anni ’70: “Una mitologia costruita non sul denaro, né sul successo, ma sull’essere diversi, artisti o ladri, famosi o ignoti, poveri o ricchi che vivono da poveri, in un modo o nell’altro comunque anomali”.

Indimenticabili rimangono i ritratti di Sandra Petrignani ad alcune scrittrici del ’900, come Marguerite Yourcenar, Grazia Deledda, Karen Blixen, nel libro La scrittrice abita qui, del 2002. Ora tocca a Trastevere e ai trasteverini. E l’occhio della giornalista non si smentisce ma riporta fedelmente il clima, l’arte, il paesaggio, le persone, e si sente l’amore per il luogo, si avverte ad ogni pagina: “Il segreto del quartiere è un buon feng-shui”, spiega un restauratore torinese alla scrittrice, “come tutte le zone con grandi passaggi d’acqua”.

Scrive il critico Massimo Onofri su "Avvenire": “Petrignani gioca, come in una Parigi all’incontrario, tra l’amatissima rive droite, trasteverina e popolare, e la rive gauche, quella del Potere, di via Giulia e del Parlamento”. E ancora: “Un libro, se posso dire così, scritto come a zonzo, poco importa se a piedi o in bicicletta, ma sempre dal punto di vista contrario a quello aggressivo e cieco della fretta, secondo un’idea dell’ozio che è, innanzi tutto, ozio del cuore”.

Ci parla del suo ultimo libro, E in mezzo il fiume?

E in mezzo il fiumenasce dal mio ritrovato amore per Roma, che avevo abbandonato per andare a vivere in campagna, quando ho preso casa a Trastevere per passare in città qualche giorno ogni settimana. Avevo già vissuto al centro di Roma da giovane, ma dall’altra parte del fiume, intorno a Campo de’ Fiori e, come dico nel libro, solo i trasteverini hanno un rapporto stretto col fiume. Vivere a Trastevere è come stare in un paesotto, ci si sente separati dalla città che si stende dall’altra parte del Tevere. Si va molto a piedi su e già per i ponti e si viene colti in continuazione dalla sorpresa della bellezza di Roma antica, i suoi colori, il suo radioso baccano, la sua caotica simpatia.

Oggi si sente spesso parlare di letteratura al femminile, cosa ne pensa?

Penso che, a questo punto, parlare di scrittura al femminile sia darsi la zappa sui piedi. Esiste buona scrittura e cattiva scrittura. Maschili o femminili sono gli argomenti che si trattano e una donna può scrivere di argomenti maschili come un uomo di temi tradizionalmente femminili.

Com’è nato il suo libro La scrittrice abita qui?

La scrittrice abita quiè il risultato di tanti viaggi e tante letture. Non amo i romanzi tradizionali, cerco sempre altre forme narrative per raccontare le mie storie. Mi piace raccontare storie vere, mie o altrui, mi piacciono di destini compiuti. Così ho messo insieme le vite di alcune grandi scrittrici del ’900 di cui resta una casa-museo, e attraverso i loro oggetti, le loro stanze, le ho fatte rivivere nel libro. Parlando anche molto di me fra le righe.

Quale consiglio darebbe a chi vuole scrivere?

Uno soprattutto: leggere molto tanta buona letteratura. Leggere scrittori differenti per poetica, nazionalità, epoche. Non si può suonare senza conoscere la musica, non si può scrivere senza leggere.

Cosa cerca nei suoi frequenti viaggi in India?

Nel libro Ultima India scrissi che cercavo l’Assoluto, l’Uno-senza-secondo. Ora l’assoluto non lo cerco più. Mi basta qualche sensata approssimazione. Una cosa che t’insegna l’India è proprio la prosaicità del mondo spirituale. Il fare spirituale è un fare concreto, terreno. Se Dio esiste siamo a posto, perché avremo giustizia e, se ci comportiamo onestamente e generosamente, saremo ricompensati. Se non esiste, non ci resta che essere onesti e generosi nella vita che abbiamo, per costruire un mondo più vivibile.

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