“Niente trucchi da quattro soldi” di Raymond Carver

di / 4 febbraio 2011

Diffido sempre delle seguenti categorie librarie: i libri di cucina, i manuali di scrittura creativa e i volumi intitolati “Come smettere di fumare” seguita da accezioni tipo “mentre si è in vacanza”, “mentre il pupo dorme”, “mentre tua nonna fa il punto croce”. Sono libri presuntuosi, che offrono soluzioni salvifiche a problemi immani. I peggiori certamente sono i “come scrivere bene”, in cui nello stesso zibaldone troviamo sia la formula magica su come comporre una lettera (in cui ovviamente c’è un paragrafo dedicato al significato della parola “egregio”) che le dieci regole auree per stendere un romanzo “formidabile”.

Paragonabili ai libricini contenenti i “Centro aforismi più dolci della storia”, questi libri da sempre hanno avuto il mio disprezzo.
Non appartiene a questa schiera “Niente trucchi da quattro soldi – Consigli per scrivere onestamente” di Raymond Carver (Minimun Fax), che invece fa parte a mio avviso dei libri necessari. Il poeta statunitense ci accompagna in un viaggio tra pratiche letterarie e parole di cui non possiamo fare a meno. La disciplina dello scrivere, la necessità di avvalersi di una sincera ritualità nelle cose, la calma di cui ogni scrittore necessita sono solo alcune delle brevi note che Carver ci sussurra tra le righe.
“Rinunciare alla sciatteria della scrittura, proprio come vi si dovrebbe rinunciare nella vita”, scrive all’inizio del libro e proprio qui che la vocazione di questo libello si espande e diviene un manuale universale dove parole e vita vanno di pari passo, un libro questo che ci ricorda che le parole che scriviamo sono veramente importanti.
Una guida che non cede al formalismo, intrisa di realismo, il meraviglioso realismo carveriano che si culla con la necessità di essere semplici e di nobilitare due generi come la poesia e il racconto, da sempre relegati all’ombra del romanzo. Carver sembra invitare il lettore ad osare, a scrivere, a perdersi dietro le parole, perdersi con cura, la stessa cura che si dovrebbe avere nei confronti della vita.
Questo è un libro che disvela alcuni luoghi comuni come l’egoismo degli scrittori (“non vi è piacere più grande che leggere il racconto di un altro autore”),  la loro voglia di essere nullafacenti (“ quando non scrivo prendo subito un sacco di brutte abitudini: sto alzato fino a tardi, guardo la tv, dormo tutta la mattina.”)

Un libro da leggere e tenere sul comodino come un diario minimo o una guida al vivere bene da consultare spesso, perché chi scrive onestamente vive anche onestamente. 

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