L’orizzonte

di / 11 maggio 2011

Ritorna in libreria, dopo la prima edizione di Feltrinelli del 1966, L’orizzonte di Carla Vasio. Un romanzo uscito nella collana sperimentale Le Comete, condivisa con Sanguineti, Arbasino, Manganelli, Spatola, Balestrini e molti altri, vera fucina di innovazioni per la letteratura italiana contemporanea. Ora viene ripubblicato dalle Edizioni Polìmata di Roma, nella nuova collana di prose  “ ultra/corpi”, diretta da Massimiliano Borelli.
Il romanzo – tenuto a battesimo da Giorgio Manganelli – appartiene alla stagione della neoavanguardia e del Gruppo 63. È, dunque, una narrazione che nel momento stesso in cui viene pronunciata, compie una ricerca nel proprio corpo, si esplora mentre procede, servendosi di un’alta consapevolezza metanarrativa. E però questo è soprattutto un romanzo che lavora sull’immaginario, segmentandolo e ricomponendolo. La trama è infatti rifratta in molteplici fughe, come un diorama illuminato di volta in volta in una sua parte, che prende vita nelle pieghe e nelle ombre della storia raccontata. Il punto di vista è quello di una donna, che trascorre una giornata di fronte a una biblioteca, dove lavora il suo compagno. Su questa semplice situazione iniziale, si affastellano episodi raccolti dal passato – viaggi, infanzia, traumi, mondanità –, recuperati da una memoria biografica che rimane sempre parziale, mai raggiunta nella sua totalità. Se nel movimento narrativo «Ritorna solida ogni cosa contro cui lo sguardo urta, dopo averla perduta», al contempo il prisma non si compone in un’immagine globale e conciliata. Scopriamo verso la fine che tale inquieta struttura di riemersione dei fatti descritti deriva dall’osservazione fugace di una raccolta di fotografie ingiallite dentro una scatola, rovesciate alla rinfusa su una coperta. È da qui, da questo puzzle disordinato e nascosto che si animano oggetti e personaggi, paesaggi e sensazioni. La vista, il tatto, l’olfatto – così presenti nel racconto – trovano appiglio in queste sfocate visioni, da cui la scrittura prende le mosse per svolgersi in zoomate, torsioni, trapassi, repentine inversioni di prospettiva.
Quella dell’Orizzonte è una scrittura elegante e tecnicamente calibrata, che nella sua ricerca non oscura ma sostiene il racconto del brulicante succedersi e sovrapporsi di incandescenti, vividi «gettoni d’esistenza». Un recupero letterario doveroso, per un romanzo dimenticato che ancora sollecita il lettore su diversi livelli, come suggerisce anche la densa postfazione di Francesco Muzzioli. In appendice anche un’intervista del curatore di collana all’autrice, la riproduzione fotografica della copertina originale illustrata da Mario Schifano, la quarta di copertina feltrinelliana.

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