“Piccoli uomini”. Conversazione con Lidia Ravera

di / 16 maggio 2011

Niente di personale, sia chiaro. Guardate per secoli come “carne da macello”, pesate, squadrate come oggetti, modellate dal desiderio maschile, è arrivato, per noi donne, il momento di cambiare.

Lidia Ravera, scrittrice e femminista, ha provato ad applicare “quello stesso sguardo” ai maschi, ai potenti che tengono banco nei salotti televisivi ma anche nelle stanze della Politica.

Una sfida che il suo ultimo libro porta avanti con ironia ma anche in modo impietoso, regalandoci ritratti memorabili e velenosi.

C’è n’è per tutti. Davanti ai nostri occhi, in piena par condicio, sfilano da destra a sinistra, tutti i protagonisti, da Alemanno a Bersani, da Barbareschi a Belpietro, da Bocchino a Renzo Bossi. Passati attraverso questa lente di ingrandimento, bastano poche righe, ed eccoli sfilare in un bestiario sui generis: lupi o volpi, belli o brutti, guardati senza la compiacenza del loro Potere.

Li trovate in Piccoli uomini. Maschi ritratti dell'Italia d'oggi, pubblicato da Il Saggiatore. Ripropone i pezzi scritti per l’Unità, nella rubrica Par Condicio, a partire dal 2009, con    aggiornamenti legati all’attualità.

Ne abbiamo parlato con l’Autrice, il 10 maggio, dopo la presentazione del suo libro alla Libreria Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di  Roma.

Lidia Ravera, come nasce l’idea di scrivere questo libro?

Da una forte irritazione dopo le battute offensive di  Silvio Berlusconi a Rosy Bindi, colpevole solo di non avere 20 anni e di non volersi porre come oggetto di desiderio governativo. È da quando nasciamo che siamo soggette allo strapotere dello sguardo maschile. Ed eccoci valutate, offese, annoiate, soprattutto dalla classe dirigente e politica, dai maschi del Centro-destra. Da qui un disagio, vere proprie malattie come l’anoressia, il dismorfismo, il ricorso continuo al chirurgo. Una crisi di identità a causa della povertà dell’immaginario sessuale maschile.

Qual è il punto di forza di “Piccoli uomini”?

È un  piccolo esperimento pedagogico, un esercizio di libertà. Sottopongo uomini, abituati a scegliere, a quello stesso sguardo con cui loro ci guardano. Per una volta provano cosa vuol dire essere giudicati in base alla bellezza anche se si hanno tre lauree e un curriculum di tutto rispetto, ad avere una “data di scadenza” come le mozzarelle. Ne viene fuori una galleria di “mostri” , la nostra classe dirigente, che ha  fatto del male alla Cultura nel nostro Paese, senza alcun riguardo nel mostrare il cedimento dei loro corpi che invecchiano, con tanto di pancette e riporti.

Come le appare questo mondo maschile dopo averlo guardato così a fondo e senza alcun compiacimento?

Lo specchio rimanda l’immagine della nostra classe dirigente,  prigioniera di una povertà mentale e verbale, ossessionata da una sessualità “ a pagamento”: si è passati dal mercato delle mogli a quello delle figlie, che sono diventate “magnaccia” di se stesse, in un Inferno del Nulla, quello in cui viviamo. Non c’è più spazio per la meritocrazia che è alla base delle democrazia. E dove circola denaro non circola desiderio ed erotismo. Gli uomini non ci corteggiano più, chiusi in un silenzio dove non c’è attenzione per le donne.

Lei dice di essere stanca di questo presente, tra scandali, precarietà e cattiva gestione della Cosa pubblica, con il Welfare e l’autostima nazionale ai minimi storici. Cosa pensa che possa far cambiare questo andazzo desolante?
C’è una parola di speranza per un Paese che lei vede senza futuro?

Spero nella vittoria dei referendum sul nucleare, contro la privatizzazione dell’acqua e il legittimo impedimento, nella vittoria a Milano di Pisapia, nella fine del Berlusconismo.

In una “lettera a Babbo Natale” ho chiesto, nel libro, di farmi trovare un leader del centro sinistra sotto l’albero…

Ci sono anche dei ritratti di uomini forti e coraggiosi come Gino Strada. Allora non è proprio tutto perduto. Ci sono uomini con cui è possibile riprendere un cammino comune.

Certamente. Devono però sdoganarsi dall’immagine becera del maschile al Potere. Basta con le barzellette di Berlusconi, con questi uomini brutti, primitivi che ci vedono come oggetti. Il rapporto tra uomini e donne deve ripartire da basi più dignitose.

Alla fine, però, proprio non ce l’ha fatta. Dopo tanti maschi, ha ripreso a parlare delle donne..donne che le piacciono come la Dandini o intransigenti come la Binetti…

Devo dire che, nella scena politica attuale, ci sono anche donne che non mi piacciono. Non vedo, al momento, una donna che possa diventare leader. Sono però contraria alle “quote rosa”. Le donne devono avere il 50% delle quote della politica.

Il suo prossimo libro?

Scriverò un libro sull’amore maturo.

Si, ma per favore, riprenda a scrivere di donne… 

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