“La ballata dei precari” di Silvia Lombardo

di / 16 marzo 2012

Trent’anni. Lavoro precario con rinnovo periodico (quando ti va bene) e un contratto con scadenza talmente ravvicinata che neanche fosse un litro di latte della centrale. Stipendio (cosa è?) che se ne conoscesse l’ammontare il clochard che dorme sotto il ponte vicino a casa, gli fareste così pena che vi farebbe lui l’elemosina. Futuro (futuro?!) nebuloso. La pensione? È più certo che Berlusconi si faccia prete che i giovani di oggi possano percepirla.
È il ritratto di quella sfigata di Fed… no, è quel “bamboccione” di Giorgio che vive ancora con i suoi… anzi no, è quella zitella di Vero… no! Non ci posso credere!

La ballata dei precari di Silvia Lombardo (in origine un blog e poi un film indipendente) parla di me. Guida di sopravvivenza per trentenni recita il sottotitolo, più che altro «una mappa dei pericoli da evitare», uno spaccato crudelmente divertente e caustico, amaro e beffardo di una generazione, quella dei cosiddetti “precari” nati fra gli anni Settanta e Ottanta. È un’impietosa fotografia della società italiana attuale che pensa a come perpetuare i privilegi della casta piuttosto che al benessere dei cittadini del domani.

La ballata dei precari non vuole essere «un piangersi addosso o un’apologia». È la pura e dura realtà. Se i nostri nonni canticchiavano con Gilberto Mazzi nel 1939 «se potessi avere mille lire al mese», oggi il traguardo dei mille euro al mese può essere tagliato solo da una ristretta elite di privilegiati. Anni di studi, corsi, specializzazioni e master, fatti in attesa della tanto sospirata prima occupazione dopo la laurea, possono portare, al massimo, a essere presi come stagisti, gratis senza neppure il rimborso spese (tanto ti teletrasporti e la benzina non la paghi…), in qualche azienda a fare fotocopie e portare il caffè. Finito il proprio “apprendistato” si lascia il testimone a un altro poveraccio “masterizzato” e pluridecorato, anche lui con la speranza di, dopo questo periodo di pratica (?!), venire assunto.

Vogliamo parlare degli unici lavori, peraltro inutili, che oggi ci sono? Indovinate quale è il mio lavoro? Da circa un mese ho scavallato i trent’anni, sono laureata e ho fatto due master… e lavoro come addetta operatrice call center inbound.
Se poi si vuole andare via di casa perché non si sopportano più i genitori, meglio trovare un posticino tra un rumeno e un afgano alla stazione Termini con tanto di cartone come coperta di Linus, visti i prezzi proibitivi degli affitti in una città come Roma. 
In queste condizioni come si fa ad avere il coraggio di mettere al mondo una creatura e costruirsi una famiglia? Tutte le certezze cadono. Il sogno di una vita normale? Utopia.

Ciò che rimane in bocca alla fine della lettura del libro della Lombardo è un gusto agro che fa “stremolire” come la goccia di limone che la mamma ti dava per far passare il singhiozzo da bambini. E ti fa domandare: allora, chi ce lo avrebbe mai detto?


(Silvia Lombardo, La ballata dei precari, Miraggi Edizioni, 2011, pp. 128, euro 12)

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