“È tutta una follia”, a cura di Marco Vichi

di / 24 settembre 2012

Che cos’è la follia, in che modo prende un uomo e lo porta lontano da tutto ciò che vuole e sa? Esistono infinite sfumature di pazzia, centinaia di modi in cui la mente umana devia e si contorce allontanandosi da quella che comunemente è ritenuta la ragione, il pensiero normale. Manie studiate, catalogate, etichettate come patologie, ma nella maggior parte dei casi vissute come semplici forme di normalità, come personali interpretazioni dello stare al mondo.

È su questa declinazione della devianza mentale che si concentra È tutta una follia, antologia di racconti a cura di Marco Vichi edita da Guanda. Nove storie di ordinaria follia, di disagio di vivere e disturbo che animano persone qualunque in modi diversi.

Apre la raccolta Edoardo Albinati, con un uomo solo in mezzo al bosco, una motosega in mano e una folla di pensieri nella testa, prosegue Lorenzo Chiodi, all’esordio con “Il mio gioco preferito”, crudo ritratto di solitudini familiari, ipocrisie borghesi e pene d’amore adolescenziale, con tutti i loro dolorosi strascichi, e poi via con Diego De Silva e Laura Del Lama, l’inquietante racconto storico “La casa vuota” di Marta Morazzoni, il bizzarro viaggio nel tempo de “Il chiodo” di Gianluca Morozzi, la reificazione dell’amore con Divier Nelli, lo Zioboja di Paolo Nori e “Il macellaio”, racconto finale di Marco Vichi, favola nera e grottesca di ignoranza e superstizione.

Nove storie che incuriosiscono e accompagnano, che aprono finestre su piccoli orrori quotidiani, isolamenti e incomprensioni, ricordi fraintesi e sogni infranti comuni a tutti noi.

A conclusione della raccolta, una lettera di Mario Tobino, grande studioso della psiche umana, direttore per trentacinque anni dell’ospedale psichiatrico di Lucca e autore di romanzi ispirati alla sua vita e al suo mestiere, su tutti Le libere donne di Magliano, sulla sua esperienza nel reparto femminile dell’ospedale psichiatrico di Maggiano. Nella lettera riportata, pubblicata su La Nazione il 7 novembre 1985, lo psichiatra si esprime contro la Legge 180, la cosiddetta Legge Basaglia del 1978 che portò alla chiusura dei manicomi e degli ospedali psichiatrici in Italia. In contrasto con il collega estensore della riforma, Tobino sostiene la necessità di mantenere in funzione le strutture sanitarie dedicate ai malati di mente, «la loro vera casa», come l’aveva definita in un’altra lettera al quotidiano fiorentino nel 1978.

Perché per Tobino la pazzia era ed è una condizione dell’essere umano, una malattia reale che come tale va trattata ma che non deve portare a vedere i matti per qualcosa di diverso da quello che sono realmente, «delle persone bisognose d’amore». Come i protagonisti di questa antologia.


(Autori Vari, È tutta una follia, Guanda, 2012, pp. 252, euro 16,50)

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