“Resistere non serve a niente” di Walter Siti

di / 17 settembre 2013

Walter Siti ha scelto un orsacchiotto. Scucito e rammendato a colpi di bisturi. Un lenzuolo imbottito di pelle e cerniere. È lui la genesi del romanzo Resistere non serve a niente (Rizzoli, 2012), vincitore del Premio Strega di quest’anno. Una genesi piombata all’improvviso, quando ancora non c’era odore di trama.

O meglio, quando gli odori cospiravano tra loro.

Quando le ipotesi narrabili covavano strette, in un’insalata di strade e finali.

E invece, dopo un corsivo e un tahoma che farfugliano inizi possibili, sventolando il sipario per fare corrente, arriva una festa di compleanno, dentro un salotto buono. Lo sfarzo annoiato di una serata tra tante. E proprio lì, tra strascichi di chiacchiere e sorrisi imbalsamati, prende fiato la storia. Perché «non si scrive ciò che si vuole, ma soltanto ciò che si può».

E Siti poteva raccontare di Tommaso. Il padrone di casa e delle pagine a seguire. Ex povero, ex obeso, cresciuto nel guano della periferia di Roma. Tommaso mangia per rotolare via, il corpo infuria come un nembo, dilaga, non collabora.  Ma per fortuna la mente è leggiadra.

Sguazza nei numeri come in un brodo primordiale, sa che quel mare biancheggia, s’ingrossa, ma non tradisce chi sa percorrerlo. La salvezza non è dove vive. È lontana da suo padre Sante, che conosce bene il carcere, da sua madre Irene, che boccheggia per resistere. Ma spesso, appunto, resistere non serve.

Bisogna andare. E Tommaso va. Studia, si qualifica, decolla. Si opera, strizza lo stomaco, asportando quel grasso che osteggerebbe il volo. Ma non tutta la fame si accascia.

A trent’anni Tommaso non è più un orsetto sbrindellato. A trent’anni nell’Oceano Indiano chiamato “finanza”, Tommaso fiuta già prede come uno squalo. Si addentra nei circuiti giusti, gioca con entità liquide e poderose.

Stock option, swap, trade, mangrovie di concetti ectoplasmatici che passeggiano sui comuni mortali senza farsi notare. Quasi. Nomi che sfaldano e ricompattano destini nel tempo di un clic, in un’azzardata succursale del Monopoli. Tommaso cavalca l’onda. Sa quando è il momento di comprare, sa quando è il momento di vendere.

I segreti sono altri. Sono altrove. L’impervio, la giungla, contano sistole e diastole.

È il cuore a incagliare la scalata. E tutto quello che gli gracchia intorno. Il mondo delle relazioni gli rattrappisce gli arti, gli rappezza i gesti come un vestito vecchio. Forse per qualcuno sarà sempre un peluche. L’incontro con Gabry, modella aspirante starlet, lo lascia sempre a rincorrere, a pagare l’amore che non si autogenera a suon di brillanti. Perché la prostituzione è una promessa di successo, non di eternità. Lei rimane imprendibile e lui rimane incompreso, non ci sono contratti né equazioni bastevoli a prevedere certi flussi. Poi si affaccia Edith, fisico sghembo che offende lo specchio, scrittrice che ricorda a Tommaso quanto la carne sia dolore e imperfezione e quanto quelle stesse ferite possano essere amate. Quanto ogni rapporto sia trapuntato di comunque.

Ma in quel caso è Tommaso a fuggire. L’unica donna giusta probabilmente è solo Irene.

Il resto è caccia al vuoto. Vuoto che avvampa tutto il suo universo. Le mastodontiche feste mondane in cui esserci è non sparire, in cui politica e spettacolo sono gemelli siamesi.

La tarantella intrallazzante dell’Italietta media, che è minuscola anche quando pensa in grande.  Il mestiere fatto di scommesse, il sesso che non riempie mai. L’appetito implacato di cose che non bastano, i complementi d’arredo del nulla.

Siti ce lo racconta come un dossier, con una scrittura scabra, sprezzante e sontuosa.  La lama sapiente capace di cogliere lo sporco e il viscoso degli Anni Zero. Di scivolarci dentro e di guardarli dall’esterno.

Lo scopo di un gioco conosciuto come “scrivere”.

(Walter Siti, Resistere non serve a niente, Rizzoli, 2012, pp. 316, euro 17)

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