“I sogni segreti di Walter Mitty” di Ben Stiller

di / 17 dicembre 2013

Sorprendente ritorno alla regia di Ben Stiller, a cinque anni di distanza dal successo di Tropic Thunder, che produce e interpreta I sogni segreti di Walter Mitty, tratto dal racconto breve dell’umorista James Thurber.

Walter Mitty è il responsabile dell’archivio negativi della storica rivista Life. Non ha una grande vita sociale, si perde appresso alla propria immaginazione in cui si figura inarrestabile eroe per la collega Cheryl, suo segreto amore con cui non riesce neanche a parlare e cerca di conquistare attraverso un sito di appuntamenti. Quando la rivista viene acquisita da un nuovo gruppo si prospetta il passaggio della testata in digitale e il posto di Walter, e di molti altri, inizia a diventare traballante. Rimane da mandare in edicola un ultimo numero della rivista. Per la prima pagina il leggendario fotografo Sean O’Connell ha inviato a Mitty quello che ritiene essere il suo scatto migliore, «la quintessenza», rigorosamente in analogico, ma Walter non sa dove sia finito il negativo, il numero venticinque del rullino, da sviluppare. Per riuscire a trovarlo dovrà partire per un viaggio sulle tracce del fotoreporter, affrontando finalmente la vita al di fuori della redazione e dalla sua fantasia.

Nella cultura statunitense, Walter Mitty è diventato sinonimo di sognatore sin dai tempi del testo di Thurber (1943) e della prima trasposizione cinematografica, Sogni proibiti (1947), con Danny Kaye. La “sindrome di Walter Mitty” colpisce chiunque sogni a occhi aperti, si perda appresso a fantasie più o meno improbabili alienandosi dal mondo. Ne hanno sofferto molti personaggi della cultura popolare, da Snoopy a J.D. della serie televisiva Scrubs, fornendo anche ispirazione al film italiano Sogni mostruosamente proibiti (1982), diretto da Neri Parenti e interpretato da Paolo Villaggio. Per Ennio Flaiano, Walter Mitty è «il personaggio più notevole del nostro tempo», (scriveva nel 1949), colui che ha «disceso l’ultimo scalino della degradazione romantica e non ha altro conforto, che di vedersi vivere: però sotto altre spoglie e in ben altre circostanze che non siano quelle della sua mediocre esistenza».

Si diceva, sorprendente il film di Stiller, perché dopo i successi ottenuti come autore e attore comico, senza timore di scivolare nel demenziale, con I sogni segreti di Walter Mitty conferisce al proprio cinema una vena appunto romantica nel descrivere la vita di un sognatore in controtendenza rispetto alla mentalità dominante. Circostanze distributive autorizzano a un confronto con un film apparentemente lontano come Still Life di Uberto Pasolini. Entrambi i film vedono un protagonista solitario e mite che perde il proprio lavoro in quanto espressione di un’idea diversa di concepire il tempo, prima ancora che la professione, visto non come elemento da porre in rapporto col denaro ma come sinonimo di cura e attenzione. Mitty e il John May di Pasolini amano la loro professione e a essa si dedicano incuranti di ogni idea di profitto, prendendosi il tempo necessario per fare il lavoro al meglio, lontani e alieni dalla logica cannibalistica del consumo immediato e destinato all’oblio che vogliono invece imporre i loro capi.

Intendiamoci, il film di Stiller rimane quello che è, cioè una commedia hollywoodiana destinata al grande consumo con il suo bagaglio di buoni sentimenti e moralismi di facile presa, ma riesce a dire qualcosa con un linguaggio sincero in ricordo dei tempi della tecnologia (qui è la fotografia, ma si può vedere per estensione anche come riferimento al cinema) analogica ormai quasi completamente soppiantata dal digitale e dalla sua frenetica velocità.

La direzione della fotografia di Stuart Dryburgh esalta gli splendidi paesaggi (Groenlandia, Islanda, Afghanistan, Himalaya) in cui si muove Walter Mitty alla ricerca del negativo perduto.

Shirley MacLaine interpreta la madre di Ben Stiller, Sean Penn gioca con se stesso nei panni di Sean O’Connell.

Di grande impatto l’immagine che si rivela dal famigerato negativo venticinque una volta sviluppato.

(I sogni segreti di Walter Mitty, di Ben Stiller, 2013, commedia, 114’)

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