“Chi muore prima” di Massimo Gardella

di / 28 gennaio 2014

Una cittadina di provincia afflitta dalla crisi, il paesaggio monotono e nebbioso della pianura padana, una scuola superiore piena di studenti apatici e disinteressati. E cinque suicidi.

Questa la premessa dell’ultimo romanzo di Massimo Gardella, Chi muore prima (Guanda, 2013), che combina sapientemente tutti gli ingredienti necessari a comporre un buon giallo.

Cinque studenti dello stesso istituto vengono trovati impiccati nel giro di due giorni: uno dopo l’altro, in modo sistematico e inaspettato, scelgono di togliersi la vita senza alcuna motivazione apparente, diventando in breve tempo un caso mediatico.

A portare avanti le indagini troviamo l’ispettore Remo Jacobi, costantemente afflitto dal senso di colpa per la prematura morte della figlia e il conseguente divorzio dalla moglie. Ben presto le indagini si trasformeranno per lui in un estenuante viaggio fra gli incubi del suo passato: sarà dunque il suo vice Antonio Borghesi a portare a termine il lavoro, con l’entusiasmo e l’energia che solo l’inizio di una promettente carriera possono conferire.

Completano il quadro i genitori dei ragazzi, troppo distratti per accorgersi dei disturbi dei propri figli oppure addirittura infastiditi dai loro problemi, dal loro essere, ognuno a suo modo, “diversi”: emarginati all’interno di una scuola fatta di professori cinici e poco interessati all’educazione degli alunni e di bande di teppisti detentori di un potere pressoché assoluto all’interno della struttura.

Un contesto in cui è facile che un suicidio venga considerato come una lecita soluzione ai problemi dell’adolescenza, una società che preferisce trovare giustificazioni piuttosto che rimedi, in una vita che altro non è che un «conto alla rovescia».

La prosa di Massimo Gardella è lineare e piacevole, stimola la curiosità in maniera non eccessiva né morbosa, conducendo il lettore verso la risoluzione del caso con estrema naturalezza. Più introspettivo di un normale giallo, Chi muore prima non si limita a un’incalzante narrazione che insegue il tanto atteso finale, ma si sofferma su una delicata analisi di ciò che si nasconde dietro i personaggi, in particolare l’ispettore Jacobi.

È anche attraverso la sua costante malinconia che ci troviamo ad accompagnarlo e a essere a nostra volta guidati verso le pagine conclusive di questa storia, di questo mistero per il quale forse non è possibile trovare una vera risposta.

(Massimo Gardella, Chi muore prima, Guanda, 2013, pp. 285, euro 17,50)

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