“Solo gli amanti sopravvivono” di Jim Jarmush

di / 13 maggio 2014

Presentato in concorso al Festival de Cannes 2013 arriva nelle sale, quando ormai è iniziata l’edizione del 2014, Solo gli amanti sopravvivono, ultimo film di Jim Jarmush, elegia morbida di decadenza ed estetismo.

Adam è un musicista che vive rinchiuso nella sua casa di Detroit. Compone musica di grande successo che non vuole venga ascoltata. Non si esibisce, non compare in pubblico, preferisce passare il tempo tra i suoi strumenti e gli apparecchi elettronici che costruisce da solo. Eve, tra libri in tutte le lingue del mondo, ha scelto Tangeri come rifugio per la sua scrittura. Passa il suo tempo con un vecchio poeta che si chiama come un amico di Shakespeare, Chistopher Marlowe. Un giorno chiama Adam che le chiede di raggiungerla a Detroit perché la vita è orribile e non ha senso continuare a vivere. Adam e Eve sono amanti, da anni, secoli, in verità. Perché Adam e Eve, e anche Marlowe che non si chiama solo come ma è l’amico di Shakespeare, sono vampiri immortali, con tanto di canini e sete di sangue e tutto il resto. Hanno deciso di votare la loro eternità alla ricerca del bello, alla cultura, all’erudizione. Hanno conosciuto poeti e scrittori e musicisti, hanno condiviso con loro idee e arte, prima di arrivare nel vuoto del ventunesimo secolo. Se Eve è più disponibile a tollerare la deriva morale e culturale che ha preso l’umanità, Adam soffre il vuoto di senso dell’esistenza che vede tutto intorno a lui e soprattutto nella frenetica Ava, sorella di Eve che ha scelto di vivere tra gli uomini.

Archetipici come i loro nomi, Adam e Eve sono l’incarnazione dell’idea di artista isolato e solitario declinata in due differenti gradazioni. Adam ha perso il gusto nelle cose, non capisce l’uomo e le sue scelte, non trova più il bello in nulla, neanche in quello che fa o ricorda. Rintanato nella casa di Detroit ha costruito un mondo alternativo in tutto, anche nella tecnologia che rinnega Edison e abbraccia Tesla, che rifiuta il digitale per un analogico fatto in caso, e affida a una pallottola di legno la sua ultima speranza. Eve, invece, guarda al passato come conforto per il presente, non rifiuta il mondo moderno e ne prende ciò che le serve. Sono vampiri distanti dall’idea generale. La loro condizione li pone come osservatori privilegiati della storia dell’umanità, non come avversari degli uomini che non capiscono ma in qualche modo amano. Sono zombie, per loro, gli esseri umani, e non per la mortalità inevitabile che li rende già morti, ma per il loro attraversare la vita senza gusto, senza saper apprezzare il bello e senza essere più in grado di mantenersi in contatto con la natura, preferendo il denaro che i due vampiri invece disprezzano.

L’uomo ha preferito contaminare la sua acqua e il suo sangue piuttosto che trovare un modo armonico di vivere nel mondo, così loro si procurano il sangue nelle farmacie e negli ospedali, perché «mordere fa così XV secolo». Prendono solo sangue purissimo, come tossicodipendenti abbienti che cercano l’eroina più pura. Adam e Eve non sono voraci ma cauti consumatori, prendono solo il necessario per evitare che la fame li sovrasti e li porti a danneggiare loro stessi con sangue impuro prima ancora che a far male a qualcuno. Perché solo chi ama resta vivo, e l’amore non è (solo) quello reciproco dei due vampiri, ma è l’amore per la bellezza e la possibilità umana, per gli oggetti creati in cui l’uomo ha trasferito tutta la sapienza delle mani e dell’intelletto, per le canzoni e le parole scritte, per i grandi musicisti e i grandi scrittori che riempiono le loro notti. La condizione ultraumana di Adam e Eve li pone nella posizione di poter contemplare il potenziale dimenticato degli esseri umani e ricordarlo con nostalgia.

Jarmush, con ironia compiaciuta, invita gli spettatori a non dimenticare la grandezza e la bellezza di cui a tratti l’umanità è stata capace. C’è molta forma, in Solo gli amanti sopravvivono, nell’estetica contrapposta curata al dettaglio per costruire Tom Hiddlestone e Tilda Swinton come Adam e Eve (lui sempre vestito di nero, lei sempre di bianco, lui moro, lei bionda) e nella proposta convenzionale del vampiro bellissimo, pallido e schermato dagli occhiali da sole, che affascina e seduce gli uomini senza volerlo. Sotto la pura forma, però, c’è la sincerità di una sostanza romantica di chi è ancora capace di amare.

(Solo gli amanti sopravvivono, di Jim Jarmush, 2013, drammatico/romantico, 123’)

 

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