“Lisario o il piacere infinito delle donne” di Antonella Cilento

di / 23 giugno 2014

Qual è la chiave del piacere femminile? Come decriptare il complesso meccanismo a monte dell’orgasmo di una donna, svelando il segreto di un’estasi ripetibile infinite volte? Avicente Iguelmano, il medico codardo che ha sposato la sua ex paziente Lisario Morales, è ossessionato dall’enigma. Quando gli diedero in cura la sua futura moglie, preda di un sonno costante e inspiegabile, presto rinunciò ai rimedi professionali: tentato dal suo corpo morbido, passò mesi a esplorarne ogni più remoto anfratto con le dita, provocandole un godimento ostinatamente vivo, nonostante il torpore, e un risveglio che fece gridare al miracolo. Quando però, avvenuto il prodigio, i genitori della giovane gliela diedero in sposa, l’atteggiamento di Lisario mutò, e, nonostante l’ostinazione ad affannarsi sulla consorte, il misero dottorino non riuscì più a suscitarle un briciolo di appagamento. Tra tomi di anatomia e indagini approfondite nei bordelli partenopei, perciò, Avicente decise di perseverare nella sua analisi tecnica sulle origini del piacere sessuale nelle donne, per capire quale meccanismo si fosse inceppato in sua moglie, un tempo così vogliosa. Ma presto Lisario, iniziata alle gioie carnali, cercò altrove il coinvolgimento psico-fisico che il marito, nelle sue fisime da discernimento scientifico, non poteva innescare.

In questo romanzo denso e caleidoscopico, Antonella Cilento dà voce al personaggio di Lisario, adolescente che si confida con la Madonna perché condannata a un doppio mutismo: quello corporeo, causato da un’operazione chirurgica malriuscita, e quello sociale, per l’inconveniente di essere donna nella Napoli del Seicento. Sullo sfondo di una città in pieno fervore culturale, dove gli artisti di tutta Europa giungono ad affinare i propri talenti e talvolta finiscono per perdersi, dove l’omosessualità è un peccato, dove i dominatori spagnoli e i signorotti locali devono vedersela con un popolo che cova la rivolta, Lisario Morales riesce a ribellarsi al suo destino di moglie e madre obbediente e trova il coraggio di decidere per sé e per la figlia che porta in grembo.

L’intreccio stratificato di Lisario o il piacere infinito delle donne non risponde ai requisiti minimalisti di tanta letteratura odierna: la trama pomposa e minuziosissima rievoca le atmosfere barocche di una vicenda troppo ramificata per essere raccontata con uno stile spoglio. Sarà per questo che ai protagonisti capitano avventure e disavventure sensazionali, incontri fortuiti nati da coincidenze inattendibili e naufragi su isole lontane, come nei romanzi picareschi del XVII secolo. Nel calderone napoletano del libro ribollono insieme prostitute, crocifissi, miseria, splendore, epidemie e rivoluzioni, gli ingredienti imprescindibili per narrare un contesto storico in cui il Mediterraneo era ancora una piattaforma cosmopolita di fermento culturale, e – tra le insidie – concedeva concrete prospettive di realizzazione sociale. Quando l’immigrazione non era un percorso obbligato verso il Nord, Napoli accoglieva le rotte umane confluite nel suo tumulto dai quattro punti cardinali: rovinava, glorificava, ma nel suo ventre gravido c’era posto per tutti.

(Antonella Cilento, Lisario o il piacere infinito delle donne, Mondadori, 2014, pp. 300, euro 17,50)

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