“Big Hero 6” di Don Hall e Chris Williams

di / 12 dicembre 2014

Potrebbe non essere facile tornare al cinema dopo un successo come quello di Frozen (oltre un miliardo di dollari di incasso, quinto maggior risultato della storia del cinema, due premi Oscar, tra cui quello per la canzone Let It Go che ha infestato le radio di tutto il mondo nella sua versione originale e in tutte le traduzioni). Alla Disney, però, non hanno paura di niente, e, dopo essersi riavvicinati alle fiabe per il Natale 2013, per il 2014 hanno deciso di puntare su una novità: il cinefumetto a cartoni animati, andando a recuperare una serie del 1998 ideata dalla controllata Marvel.

Hiro Hamada ha quattordici anni e un’intelligenza fuori dal comune. Ha progettato un robot dall’apparenza innocua con cui vince tutti gli incontri clandestini di bot fight, i combattimenti tra macchine che animano le notti di San Fransokyo, immaginaria città che fonde le due sponde – e le due anime – del Pacifico. Suo fratello Tadashi, che è più grande e studia all’università, vorrebbe che Hiro impegnasse il suo talento in qualcosa di più importante, quindi un giorno lo porta con sé al laboratorio di ingegneria per mostrargli il «covo di nerd» in cui lavora. Ovviamente Hiro perde la testa per tutte le possibilità che gli si potrebbero aprire, e incitato dal direttore del laboratorio decide di partecipare alle selezioni per le borse di studio. La sera della presentazione dei progetti per entrare nel prestigioso San Fransokyo Institute of Technology, il giovane genio si presenta con un rivoluzionario sistema di microrobotica. Solo che scoppia un incendio, e nel padiglione rimane prigioniero il direttore. Tadashi corre dentro a salvarlo, e in quel momento esplode tutto. Hiro si trova completamente solo, dopo aver già perso i genitori da bambino, con solo la zia Cass che prova a tirargli su il morale. È in quel momento che scopre l’eredità segreta del fratello: Baymax, un robot progettato per fornire assistenza medica che farà di tutto per fare stare bene il suo paziente, anche a costo di imparare le arti marziali e trasformarsi in un supereroe.

Don Hall e Chris Williams, registi di Big Hero 6, hanno deciso di sfidare un tabù classico del mondo Disney e di porsi in confronto diretto con classici dell’animazione come Bambi e Il re leone che già avevano osato tanto: la morte dei genitori in un film per bambini. Senza mostrare il momento della perdita, Hall e Williams hanno comunque spostato il confine un po’ più in là aggiungendo la scomparsa del fratello, ultimo elemento rimasto del nucleo famigliare. Come già per i precedenti, la scelta di osare vince ogni rischio. La condizione di isolamento affettivo di Hiro lo porta alla rivalutazione delle possibilità ulteriori: l’affetto della zia, la vicinanza degli amici di Tadashi. È attraverso il robot medico Baymax che Hiro capisce tante cose, che cresce.

Baymax è un pupazzone con uno scheletro di titanio e un corpo di vinile espanso che lo fa apparire accogliente, rassicurante e goffo. È puntiglioso e attento nello svolgere al meglio il suo incarico di medico, monitorando i livelli di Hiro e facendo di tutto per contrastare la sua tristezza. Il rapporto che instaura con Hiro ricorda quello tra Terminator e John Connor in Il giorno del giudizio, con il ragazzo che riesce in una graduale umanizzazione di una macchina non progettata per l’empatia. È Baymax il vero centro del film, il mezzo attraverso cui Hiro riesce a superare il lutto e a ricercare la verità sulla perdita del fratello.

Perché Big Hero 6, fedele alle sue origini tra le pagine di un fumetto Marvel, è un comic movie di vendetta, di quelli che pongono nella ricerca sulla verità di una perdita la nascita di un supereroe. Dopo la parte iniziale che si concentra sul rapporto Hiro-Tadashi prima e Hiro-Baymax poi, Big Hero 6 cambia registro per avvicinarsi di più alla tradizione Marvel, con la costruzione della squadra di supereroi chiamata a combattere il super cattivo. Sembrano gli Avengers, i Big Hero 6, e Baymax, quando viene munito di armatura, sembra Iron Man in tutto, anche nelle prime difficoltà di volo. Infatti il film Disney non si tira indietro dai confronti con il mondo cinematografico Marvel, ma anzi ci gioca e lo espande, pretende il suo cameo di Stan Lee, come da tradizione, e lascia presagire la possibilità di un seguito. Questo senza perdere comunque l’anima Disney di film per bambini.

Si è parlato del peso che poteva avere un precedente di successo come Frozen. La verità è che la Disney sa fare il suo da sempre. Con Big Hero 6, che comunque era in fase di realizzazione da ben prima del successo della storia di Elsa e sorella, rinuncia a canzoni, magia e principesse e mira a colpire un altro tipo di immaginario infantile (e non solo) infilandosi in un filone che sta conoscendo il suo momento di maggior successo. Costruendo San Fransokyo trascura l’abituale architettura di castelli per avvicinarsi al moderno e a esperimenti di fusione di concreto fascino che rendono i monumenti delle due città di ispirazione riconoscibili e allo stesso tempo completamente nuovi.

Guardando sempre al suo pubblico di elezione, Big Hero 6 è in grado comunque di parlare a ogni età, accostando alle tematiche classiche dell’amicizia e della crescita argomenti ulteriori come il sacrificio, la vendetta e la pazzia. E trova in Baymax, in questa specie di incrocio tra il Totoro dello Studio Ghibli e il Terminator più umanizzato, il personaggio da consegnare al futuro.

(Big Hero 6, di Don Hall e Chris Williams, 2014, animazione, 102’)

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