“Minions”
di Pierre Coffin e Kyle Balda

I Minion in un film tutto per loro

di / 21 luglio 2015

È un’operazione molto simile ai Pinguini di Madagascar quella con cui la Illumination Entertainment ha portato sul grande schermo i Minions, comprimari nei due film della serie Cattivissimo me (il terzo è in arrivo nel 2017) come assistenti del cattivissimo, appunto, Gru. Come era successo per i pinguini nei film Dreamworks di Madagascar, i pupazzetti gialli con uno o due occhi si prendevano la maggior parte delle risate nel ruolo di spalla e quindi è arrivata l’idea di fare un film che li vedesse protagonisti assoluti. Il risultato, probabilmente, è andato oltre ogni più ottimistica aspettativa degli studi Universal, perché Minions, in sole due settimane nelle sale di mezzo mondo (nell’altra metà deve ancora uscire, in Italia arriverà il 27 agosto), ha già incassato più di seicento milioni di dollari, infilando un sorprendente week-end d’esordio  sopra i cento milioni al botteghino Usa che supera di netto i due film di Cattivissimo me.

Non era un risultato semplice, come del resto non era semplice riuscire a immaginare un intero film dedicato ai pupazzetti gialli. Non era detto che fossero in grado di reggere una trama tutta per loro. C’è un primo problema, di natura tecnica diciamo così: i Minion non parlano una lingua comprensibile. Si esprimono in un grammelot che fonde lingue di tutto il mondo e di cui solo a tratti si distinguono i contorni. Farci un film intero poteva essere un azzardo.

Minions inizia ricostruendo l’evoluzione genetica dei pupazzetti, votati per indole a servire il più cattivo tra i cattivi, il predatore più grosso, l’animale più feroce. Questo finché sulla Terra non è comparso l’uomo, con cui è nato un rapporto immediato di fedeltà, votata al male, ovviamente. I Minion hanno servito i faraoni, Dracula, Napoleone. Solo che la loro goffaggine è sempre costata cara ai loro capi, fino al giorno in cui i Minion decidono di isolarsi in una grotta sperduta tra i ghiacci e sviluppare la loro società senza più essere servitori di nessuno. Reggono qualche secolo, il tempo di capire che senza un cattivissimo si annoiano. Un giorno l’eroico Kevin decide di uscire dalla grotta e partire alla ricerca di un nuovo boss per la sua gente. Lo seguono nel suo viaggio il suonatore di ukulele Stuart e il piccolo Bob. Arriveranno nella New York del 1968 e in Inghilterra per trovare un nuovo capo per tutti i loro amici.

La prima mossa per riuscire a fare un film di Minions è stata quella di prendere tre di loro e isolarli dal contesto della massa gialla. Kevin, Stuart e Bob hanno caratteri e caratteristiche differenti. Sono gli unici di cui si conosce il nome e quel minimo di storia personale per farli diventare personaggi (a parte Norbert, ma, citiamo, «Norbert è uno sciocco»). Dopo di che ci è voluta la dimensione avventurosa per staccarli definitivamente dal gruppo e proiettarli in un mondo più accessibile fatto di umani e dialoghi comprensibili. La maggior parte della comicità di Minions arriva proprio dal contrasto tra la lingua impossibile dei pupazzetti e la lingua degli uomini (una scena su tutte, quella dell’incoronazione). Il resto lo fa la tenera goffaggine di Kevin, Stuart e, soprattutto, Bob, fermo a una dimensione infantile che lo tiene legato sempre al suo orsacchiotto e che lo porta a fare amicizia con ogni animale possibile.

La ricerca del cattivissimo, alla fine, serve poco più che come pretesto per confezionare una serie di situazioni e di gag in cui far scatenare i tre amici. È un tipo di animazione molto diversa dalla complessità della Disney e della Pixar, di Big Hero 6 Inside Out per dire gli ultimi lavori. Non mira a comunicare valori, a fare riflettere. Non è cinema per adulti mascherato da film per bambini. È pura e semplice animazione di intrattenimento, pensata per far ridere i più piccoli ma capace di strappare qualche risata anche ai genitori. Certo, manca un po’ di raffinatezza, ci sono parecchi stereotipi un po’ triti, soprattutto nella descrizione degli inglesi, ancora con il tè sempre in mano e affettati all’inverosimile, ma basta per quello che i Minions devono fare: divertire.

Nella versione originale sono stati chiamati come doppiatori attori del calibro di Sandra Bullock, Geoffrey Rush e Jon Hamme. In Italia, per qualche motivo insensato, si continua a puntare su personaggi televisivi senza alcun esperienza e quindi ci dobbiamo accontentare di Fabio Fazio, Luciana Litizzetto, Alberto Angela e persino Selvaggia Lucarelli.

(Minions, di Pierre Coffin e Kyle Balda, 2015, animazione, 90’)

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LA CRITICA

Dedicare un intero film ai Minion poteva essere un azzardo. Il risultato sembra più una galleria di gag che un film vero e proprio, ma può bastare per il pubblico che deve coinvolgere. Niente di eccezionale, se non i risultati che Minions sta ottenendo al botteghino.

VOTO

6/10

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