“L’adultera”
di Laudomia Bonanni

Una donna atipica nell’Italia degli anni Sessanta

di / 26 aprile 2016

«Sotto un influsso erotico lei vedeva la natura, i luoghi e le cose. La gente mai. Una partecipazione così lacerante all’infelicità altrui non riusciva nemmeno a concepirla».

L’adultera di Laudomia Bonanni (Elliot, 2016) è la storia di Linda, rappresentante quarantenne costretta a muoversi spesso per lavoro nell’Italia degli anni Sessanta. Moglie di Antonio, impiegato conosciuto tra i banchi di scuola, e madre di Nina, bambina taciturna dedita all’affetto paterno, Linda vive in un appartamento fuori Milano cinto dal grigiore del cielo e dell’asfalto.

Un sabato di marzo prende un treno notturno diretta a Napoli per incontrare un cliente. Durante il viaggio non riesce a dormire – a causa della pioggia, del fragore del treno, dei passeggeri seduti accanto – e inizia a «rimestare nel passato». Emergono così gli anni della guerra trascorsi in solitudine, le paure durante i bombardamenti, il ritorno di Antonio dalla prigionia in India, la nascita della figlia e, soprattutto, l’insoddisfazione di un matrimonio affrettato, trascorso perlopiù «insieme e ciascuno da sé».

Ad attenderla a Roma, per condurla a destinazione in auto, c’è Norman, cinquantenne militare in carriera. La loro relazione prosegue da due anni nel segno della prudenza, anche se Linda è seccata dal comportamento dell’amante, ormai sempre più simile a suo marito. Quando le dichiara il suo amore, Linda sa bene di non poter ricambiare, preferisce smarcarsi dagli altri e seguire la sua indole, convinta che «tutti forzano la propria natura, finché ce ne formiamo un’altra». Una decisione che coincide con un epilogo inaspettato e crudele, quasi una punizione per la sua condotta immorale.

Pubblicato nel 1964 da Bompiani, L’adultera è un libro che oggi sorprende per due ragioni. La prima riguarda la modernità della protagonista, così indipendente e apatica, tanto da ammettere: «Sono indifferente ma ho un corpo che non lo è». La seconda risiede nella lingua. Con la sua prosa brusca e tattile, piena di gesti, odori, rossori, Laudomia Bonanni (1907-2002) ha scritto un romanzo senza cedimenti, dove pedina i personaggi e ne restituisce limiti e sussulti, riuscendo a cogliere il mutamento dei rapporti umani, in parte dovuto anche all’ascesa delle tecnologie: «Parole e suoni per riempire il vuoto. I fenomeni. Adesso vedi i ragazzi che vanno a far l’amore col transistor in mano».

Tornano in mente le donne inquiete dei film di Michelangelo Antonioni, prese a vagare nell’oblio di sé per strade sfollate, incapaci di esprimere i propri sentimenti. «I luoghi della terra sono incomunicabili, diceva. Anche la gente. Le espressioni non collimano, non corrispondono alle nostre. Facce chiuse. Basta cambiare latitudine e un uomo non si riconosce con un altro uomo. Una specie di sentenza. Non disse che non si riconoscevano tra loro due».

 

(Laudomia Bonanni, L’adultera, Elliot, 2016, pp. 123, euro 14,50)
  • condividi:

LA CRITICA

Un romanzo senza cedimenti, che pedina i personaggi e ne restituisce limiti e sussulti, riuscendo a cogliere il mutamento dei rapporti umani.

VOTO

8/10

Comments

News

effe

“effe – Periodico di altre narratività” numero dieci

“effe – Periodico di altre narratività” numero dieci

Archivio