“Gli amici di Bernhard”
di Annemarie Schwarzenbach

Un gruppo di ragazzi in cerca della loro identità

di / 30 maggio 2016

Gli amici di Bernhard di Annemarie Schwarzenbach copertina Flanerí

«Per Bernhard era stato tutto molto bello. Non solo Ines lo aveva svegliato con un bacio ma, quando si era stiracchiato mormorando qualcosa in francese con voce assonnata, lei gli si era chinata sopra, lo aveva preso per le orecchie e lo aveva baciato tre volte ridendo: si era sentito una specie di coniglio. Gert lo aveva avvolto nel suo cappotto e trascinato giù per le scale, e così si era ritrovato seduto, come in un sogno, tra i suoi amati amici, e aveva sperato che il viaggio durasse molto, molto tempo».

Pubblicato nel 1931 e fino al 2014 inedito in Italia, Gli amici di Bernhard di Annemarie Schwarzenbach (L’Orma) racconta le vicende di un mite diciassettenne tedesco, Bernhard, che di giorno studia pianoforte al conservatorio e la sera frequenta due insoliti amici: Ines, elegante ragazza con cagnolino al seguito, e Gert, aspirante pittore. Quando il suo maestro gli propone di raggiungerlo a Parigi per continuare la sua formazione musicale, Bernhard accetta di trasferirsi a casa di madame Dubois e inizia a dare lezioni di canto a Betsy, cantante americana che vive con una scimmia.

Ben presto, onorando il titolo, la narrazione lascia da parte il protagonista per focalizzarsi sugli amici di Bernhard. Si affacciano così Christina e suo fratello Leon, scultrice e pittore dai volti distaccati, Gérald, chirurgo con due anime «che coesistono senza contraddirsi», Charles, diciannovenne ripetente prossimo alla maturità con un forte spirito autodistruttivo, e di nuovo Gert, giovane smarrito e facilmente influenzabile che rischia di essere «inghiottito dalle sue stesse illusioni».

Annemarie Schwarzenbach (1908-1942) sceglie una prosa agile, vivace – resa molto bene dalla traduzione di Vittoria Schweizer – che le permette di cambiare costantemente il soggetto della sua indagine senza smarrire freschezza e armonia, a dispetto di qualche leggera imperfezione, comprensibile per un romanzo d’esordio. La narrazione è attraversata da una costante fisicità, che si tratti di dettagli ricorrenti – volti malinconici, mani accorte, baci casti – o di fotografie di corpi non ascrivibili a un genere definito. I rapporti umani nascono e mutano con grande naturalezza, senza sentire l’urgenza di stabilire dei confini precisi. Le reazioni spesso eccessive e i bruschi sbalzi d’umore dei personaggi esprimono con efficacia una gioventù palpitante, avida di affetti, che sfugge la solitudine, dove a prevalere è quella «profonda inquietudine, una sorta di impazienza» di chi sta cercando di costruire la propria identità. Il bisogno di essere ascoltati e presi sul serio genera sentimenti sbilanciati, come quello di Gert per Leon, o meglio, per la sua immagine, in cui cerca una guida, una conferma esterna al suo talento, anche se alla fine «non dipendiamo che dal nostro fragile e limitato giudizio personale».

Sono personaggi che amano, pensano e conoscono solo attraverso i loro occhi, dietro ai quali si riconosce l’autrice stessa che, come scrive Melania G. Mazzucco nel suo Lei così amata, ha «travestito il suo Io di mille maschere, ha cercato in ogni modo di occultare le tracce, spezzare le piste, di essere autobiograficamente impersonale». Schwarzenbach li segue divertita tra Parigi, Berlino, Lugano, Firenze, in attesa che tutti possano «abbandonarsi con fiducia al mondo» perché «dietro le montagne, sulle rive al di là del mare, ci sono Paesi ignoti e città sconosciute».

 

(Annemarie Schwarzenbach, Gli amici di Bernhard, trad. di Vittoria Schweizer, L’Orma, 2014, pp. 186, euro 13)
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LA CRITICA

Il ritratto di una gioventù palpitante, avida di affetti, che sfugge la solitudine, impaziente di trovare un posto nel mondo.

VOTO

7,5/10

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