“Kindly Now”
Di Keaton Henson

Il mancato affondo dell'artista inglese

di / 29 settembre 2016

Cover di Kindly Now di Keaton Henson su Flanerí

Avevamo lasciato Keaton Henson nel 2014 con Romantic Works, un tentativo riuscito fino a un certo punto che non aveva convinto del tutto. Lì l’artista inglese aveva escluso la sua voce, punto di forza e caratteristica fondamentale di tutti i suoi precedenti album, in un lavoro di orchestrazione che che è sembrato in fin dei conti un azzardo anche un po’ presuntuoso – musica da camera e canzoni pop non hanno molto a che spartirsi.

Oggi il ritorno con Kindly Now. E il ritorno a Keaton Henson per quello a cui ci aveva abituati. Siamo nella sua zona di conforto: voce tremula che soffre, chitarre dilatate, pianoforti che sembra vengano accarezzati, romanticismo estremo, amori spezzati, difficoltà nel fare capire alla persona amata cosa si è nel profondo, e la convinzione drammatica di non poter essere compresi. Keaton Henson, in tutto e per tutto. Con un paio di eccezioni che stravolgono la comprensione dell’album: “March”, la traccia iniziale  e “Holy Lover”, la penultima.

L’ascolto di “March” è spiazzante. C’è una grossa curiosità nel cercare di immaginare come possa suonare Kindly Now dopo un’apertura del genere. La voce messa in loop che si mischia all’elettronica come fosse uno strumento e nient’altro, i fiati sullo sfondo, in quello che sembra assomigliare a un gioco tra Bon Iver e Sigur Ros, lascerebbe presagire, se non la fantomatica svolta elettronica che sembra dover accompagnare la carriera di ogni artista, almeno un approccio diverso alla musica, in cui lui dimostra anche di trovarsi molto bene. Chiariamoci: i pezzi di Keaton Henson sono sempre molto belli e, soprattutto, sono sempre molto ispirati. Non ci sono esempi lampanti di cadute rovinose. Ma i pezzi di Keaton Henson risultano sempre pezzi di Keaton Henson. Chiaramente non facciamo esclusivamente riferimenti a scelte di marketing, visto che comunque i suoi lavori, incluso Kindly Now, non sono propriamente l’emblema della fruibilità. E se proprio ci fosse dietro l’intento di voler strizzare l’occhio a qualcuno, sarebbe sempre rivolto verso la sua fetta di pubblico. Solo che a lungo andare la sensazione è che possa esserci un adeguamento a un certo tipo di standard che magari potrebbe allontanare anche i fedelissimi. Infatti, pezzi come “Alright” – che segue “March”, e il contrasto è così netto da alienare l’ascoltatore – e “The Pugilist” potrebbero trovare posto in Dear… e Birthdays senza alcun problema.

Da “Alright” a “Good Lust” c’è una coerenza stilistica davvero notevole. Si passa per “NW Overture”, poco più di quaranta secondi di fiati che rimandano all’immaginario costruito dal 2000 in poi dai Sigur Ros; “No Witnesses” e “Good Lust”, due pezzi che dipendono uno dall’altro, un unicum che si sviluppa in modo tale da far emergere la voce come fosse quella di un Jeff Buckley che ha passato gli ultimi anni ad ascoltare Eluvium. Fino a “Comfortable Love”, brano rock insolito per Keaton Henson – un rock comunque che pare sussurrato –, ma che ha il suo antenato in Kronos (Birthdays). La quasi jazzata “Polyhimia” e “Gabe”, altro brano interamente strumentale – Romantic Works quindi non rimarrà un lavoro isolato – ci portano a “Holy Lover”. Una sorta di new soul che prende spunto un po’ dal già citato Bon Iver, un po’ da James Blake, un po’ da Dirty Projectors e che sfocia in una coda che sa di indietronica pura (The xx, ad esempio). Qui non c’è il Keaton Henson solito, c’è un nuovo tipo di Keaton Henson. Come per “March”, sarebbe stato interessante vederlo alle prese con composizioni di questo genere. L’album, infatti, si chiude con “I Could Have I Know”, l’ennesima ballata che messa così in ultima posizione sembra più zavorra nascosta che chiusura struggente.

La presenza di “March” e “Holy Lover” rende in questo modo, paradossalmente, tutto il resto di Kindly Now un bellissimo contorno. Forse questi due brani ci hanno dato la possibilità di spiare nella serratura e vedere cosa sarà in futuro Keaton Henson, a cui probabilmente è mancato un po’ di coraggio per affondare il colpo, il quid che gli permetterà di superare questa splendida adolescenza in cui ci sta guidando da diversi anni.

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LA CRITICA

A due anni da Romantic Works, Keaton Henson torna con Kindly Now, un lavoro che lascia presagire che probabilmente il capolavoro dell’artista inglese sta arrivando. Non sappiamo quanto, ma manca ancora qualcosa.

VOTO

7/10

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