“The Young Pope”
di Paolo Sorrentino

di / 11 ottobre 2016

Immagine di The Young Pope su Flanerí

Senza dubbio è l’evento televisivo dell’anno. Probabilmente, visti i nomi in ballo, può essere considerato anche un evento e basta. The Young Pope, la prima serie tv scritta, diretta e prodotta dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino, è pronta a sbarcare su Sky Atlantic dal prossimo 21 ottobre.

Realizzata da Sky, HBO e Canal +, The Young Pope mette insieme un cast internazionale che va dagli Stati Uniti all’Italia, con nomi di spicco come Jude Law e Diane Keaton, e una distribuzione in oltre ottanta paesi.

Dopo aver visto in anteprima i primi due episodi possiamo buttare giù un po’ di spunti su come il progetto di Sorrentino sia qualcosa di diverso da una classica serie tv e qualcosa di molto più vicino a un film. Un film di Sorrentino, con tutti i pregi e i difetti del caso.

Per fare il punto su quanto visto finora, The Young Pope racconta le conseguenze dell’elezione di un papa giovane e diverso, l’italo americano Lenny Belardo, 47 anni, fumatore e consumatore di Coca Cola alla ciliegia. Il nuovo Pio XIII è stato messo sul Soglio di Pietro dai cardinali guidati dal Segretario di Stato, il cardinal Voiello (uno straordinario Silvio Orlando), convinto di poterlo manipolare per fare i propri interessi. Ovviamente Belardo non la pensa allo stesso modo e lo fa capire nominando suor Mary, la suora che lo ha allevato come una madre, sua assistente personale. Cresciuto senza conoscere i genitori, Lenny ha un rapporto di costante ricerca e messa in discussione con Dio e la fede. Per lui tutto può essere cambiato all’interno dell’istituto vaticano. Chi si aspetta, però, una rivoluzione moderna della Chiesa capisce subito che Pio XIII sembra puntare molto di più su un ritorno all’intransigenza.

Ormai i grandi registi italiani hanno capito che a un certo punto della loro carriera devono passare per un confronto con la figura papale. La linea l’ha tracciata, come in tanti altri casi, Nanni Moretti nel 2011 con Habemus Papam, poi lo ha seguito l’anno scorso Daniele Luchetti con l’agiografia targata Mediaset di Bergoglio in Chiamatemi Francesco.

Paolo Sorrentino, per fortuna, ha pensato bene di guardare al modello Moretti e non a quello Luchetti per il suo The Young Pope. Un papa giovane, come dice il titolo, e non da giovane come era il Bergoglio di Chiamatemi Francesco, già pronto alla beatificazione in vita. Un papa estremamente umano, con le sue debolezze e le sue paure.

Suor Mary gli dice subito che lui non è più Lenny Belardo ma Pio XIII, che tutto ciò che ha vissuto prima deve smettere di esistere. Deve esistere solo il papa.

Eppure sembra che Lenny non sarà mai completamente Pio XIII, e non per le infradito bianche, per le sigarette fumate nel Collegio Apostolico, i riferimenti a Banksy e ai Daft Punk. A rimanere forte e viva in lui sarà sempre la traccia del dubbio, l’impronta dell’abbandono dei genitori che non ha mai superato. Come il papa di Moretti rinunciava al pontificato perché incapace di smettere di essere uomo, così Belardo sembra accettare il mandato per il motivo opposto: spingere la sua ricerca di un posto nel mondo ancora più in là.

Il confronto con Dio è costante. La presenza assente di Dio, come quella dei genitori, è la guida della vita del nuovo papa. E in questa vita è vietata ogni rappresentazione, perché Dio non ha volto, non lo hanno i suoi genitori, non lo deve avere neanche il papa.

Le semplificazioni della stampa hanno già portato ai primi paragoni con House of Cards per il discorso costante sul potere e a parallelismi improbabili tra Papa Francesco e Pio XIII. Questo Belardo, in realtà, sembra avere molto più in comune con Ratzinger (incluse le scarpe rosse) di quanto possa condividere con Bergoglio.

Queste, ovviamente, sono impressioni pronte a lasciare il tempo che trovano con l’evoluzione della serie. Dopo solo due episodi (su dieci) si può giusto intuire quale sarà la direzione che prenderà The Young Pope.

Quanto visto finora, però, è già sufficiente per fare alcune considerazioni di carattere più generale sul progetto. Perché la serie di Sorrentino sembra già essere qualcosa di molto diverso da quanto si vede di solito in televisione, o in streaming.

Partendo da un dato puramente tecnico, The Young Pope è scritto, diretto e prodotto da Paolo Sorrentino. Il che vuol dire che oltre al ruolo canonico, nelle serie tv, di showrunner, Sorrentino si è riservato anche la scrittura e la regia di ogni episodio. Una cosa insolita per le produzioni televisive, giusto Woody Allen con il nuovo progetto per Amazon Crisis in Six Scenes ha fatto lo stesso.

Non è un caso se presentando la serie alla stampa Sorrentino continui a parlare di un film lungo 500 minuti, più che di una serie in dieci episodi. La sua visione è quella di un blocco narrativo unico, non frammentato.

Come dicevamo in apertura, The Young Pope conserva tutte le caratteristiche del cinema di Sorrentino, nel bene e nel male. Visivamente è magnifico. La fotografia di Luca Bigazzi, i costumi, le scene, la regia precisa come sempre. Poi ci sono i dialoghi, che per alcuni sono la vera forza di Sorrentino, per altri la sua più grande debolezza. Sicuramente sono la sua vanità.

A Sorrentino piace scrivere. Lo hanno dimostratoi libri pubblicati con Feltrinelli, lo dimostra la strada che sta prendendo sempre più il suo cinema negli ultimi tempi. I dialoghi, a volte, finiscono per prendere il sopravvento sulla narrazione. I fatti, anziché essere mostrati, vengono raccontati dai personaggi. Youth era praticamente tutto così.

The Young Pope, per quello che si è visto finora, sembra pronto a cadere in questo vizio (o virtù, a seconda dei punti di vista) del sorrentinismo militante. Non che scriva male. Magari, ogni tanto, scrive troppo. Forse, ogni tanto, farebbe bene a mostrare qualcosa anziché farlo raccontare ai suoi personaggi.

(The Young Pope, di Paolo Sorrentino, 2016, serie tv in 10 episodi in onda dal 21 ottobre su Sky Atlantic)

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