“Il sorpasso”, regia di Guglielmo Ferro

Al Teatro Quirino, la trasposizione teatrale del film di Risi

di / 17 febbraio 2017

A più di cinquant’anni dalla sua uscita, Il sorpasso si trasforma in una pièce teatrale, in scena al Teatro Quirino dal 14 al 26 febbraio, per la regia di Guglielmo Ferro.

La bellissima pellicola di Dino Risi, scritta con la collaborazione di Ettore Scola e Ruggero Maccari, è stato uno dei capolavori degli anni Sessanta, capace di lasciare un segno indelebile nel cuore degli italiani. Racconta il Bel paese nel momento del boom economico, con il brio delle canzoni della spensieratezza, tra sapori estivi e salmastri, note leggere che solleticano la fantasia mentre il vento scompiglia i capelli. Torniamo a tutto fuoco nella decappottabile Lancia Aurelia B24 con i due indimenticabili protagonisti Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant e una colonna sonora, che ora suona nostalgica, da Quando, quando, quando cantata da Tony Renis, Per un attimo di Peppino Di Capri sino a Guarda come dondolo e Pinne fucile ed occhiali di Edoardo Vianello.

Poteva sembrare difficile replicare l’impresa con una trasposizione teatrale che fosse degna almeno della verve dell’originale. L’esperimento sembra riuscito, persino la spigliata comicità di Gassman riesce a trovare un’abile controparte nell’attore Giuseppe Zeno, semplice non troppo caricato, di una simpatia fresca e coinvolgente. Un carattere genuino, una dialettica trilussiana che non scade nel volgare. Nel ruolo del timido e introverso Roberto Mariani (interpretato nel film da Trintignant) abbiamo Luca Di Giovanni che ritroveremo ad aprile sul grande schermo in The Startup come braccio destro del protagonista. La colonna sonora si fa più introspettiva con l’inserimento di Blue in Green di Miles Davis.

Una scenografia dinamica e divertente riesce a farci saggiare la sensazione dell’esperienza on the road, grazie a un motore ruggente che esce fuori all’occorrenza e un gioco di proiezioni video, che fa scorrere il paesaggio intorno. Dai simboli di Roma, alla campagna circostante, per arrivare sino alle coste toscane di Castiglioncello in un susseguirsi di tappe fisiche e psichiche.

Il film già di per sé spogliato dell’onnipresenza della connotazione storico-sociale si presenta come una scatola aperta per una rilettura intrapersonale. Un teatro fatto di sentimenti e presentimenti, un affondo nella psicologia e nelle pulsioni interiori. I personaggi si rivelano, Roberto dà letteralmente sfogo ai propri pensieri, ai propri freni emotivi e alle proprie inibizioni; parla con cognizione, pensa ad alta voce.

Gioco-forza è lo scontro tra i due protagonisti. A parte l’energica Cristiana Vaccaro che incarna l’immaginario femminile nel suo doppio ruolo di Gianna (moglie di Bruno) e di Zia Lidia, gli altri personaggi sono più caricature, “macchiette” funzionali al percorso binario di Bruno e Roberto: da Occhiofino al ricco emiliano, dal  vecchio contadino con il sigaro incollato in bocca a Bibi, dolce e prematura a cui Bruno – ribelle nell’assumere ruoli forti e costrizioni – non ha dedicato le sue attenzioni di padre.

Il disincanto e l’esuberanza di Bruno che permea e investe come un boomerang ogni sono contagiosi. Brillante, accattivante, senza scrupoli, anima di vagabondo, testardamente incentrato sul proprio infallibile fiuto egotico. Entrando in collisione con un temperamento opposto, riscopre l’altro senza lasciarsi scalfire. L’altro da sé, l’altro sé. Roberto, studente di legge dedito all’etica del sacrificio, focalizzato sui propri obiettivi più per forza di inerzia che per solida convinzione. Insicuro e fragile, diffidente per natura quanto Bruno è invadente. Non può fare a meno di entrare nella sua orbita, tenta di non perdere il senso di responsabilità ma fatica; il brivido di assaporare la vita nella sua corsa ebbra, di afferarne le redini, la sensazione di non essersi fatto macchiare dalla bellezza dell’irrazionale è molto simile a perdere il controllo.

 

 

 

Il Sorpasso

dal film di Dino Risi
regia Guglielmo Ferro
con Giuseppe Zeno, Luca Di Giovanni e la partecipazione di Cristiana Vaccaro.

adattamento Micaela Miano
musiche originali Massimiliano Pace
scenografie Alessandro Chiti
costumi Françoise Raybaud

Roma, Teatro Quirino, dal 14 al 26 febbraio 2017.

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LA CRITICA

Divertente e incalzante, grazie agli attori che reggono il palco con spirito e semplicità.

VOTO

8/10

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