“Martin il romanziere”
di Marcel Aymé

Sei novelle di un autore da riscoprire

di / 5 aprile 2017

«C’era un romanziere, il cui nome era Martin, che non riusciva a evitare di far morire i personaggi principali dei suoi libri, e anche quelli di minore importanza. Tutti quei poveretti, pieni di vigore e di speranza nel primo capitolo, morivano come per effetto di un’epidemia nelle ultime venti o trenta pagine, e molto spesso nel fiore degli anni. Una simile ecatombe aveva finito per nuocere all’autore». Martin il romanziere (L’Orma, 2016) contiene sei novelle di Marcel Aymé (1902-1967) tratte da quattro raccolte edite in Francia tra il 1938 e il 1950. Uomo di teatro, cinema, letteratura, amico di Céline e ritenuto da Simenon il «più grande scrittore francese del mio tempo», Aymé è stato un autore molto prolifico e stimato soprattutto per la sua produzione breve di cui quest’antologia offre esempi luminosi.

Nel primo racconto, “La carta del tempo”, il governo ha stabilito l’eliminazione fisica dei «consumatori improduttivi», ovvero ricchi, anziani, disoccupati, prostitute e intellettuali. Si tratta di un razionamento utile a ridurre il loro tempo vitale per rientrare nelle spese di bilancio e favorire lo sviluppo. Tra le vittime c’è anche lo scrittore Jules Flegmon che avrà diritto a soli quindici giorni al mese di esistenza. Attraverso le pagine del suo diario, il lettore scoprirà che la carta del titolo prevede dei tagliandi mensili da ventiquattro ore al termine dei quali si cessa temporaneamente di vivere. Ben presto, per sfuggire o ritardare più possibile questa «morte relativa», i tagliandi cominceranno a diventare merce di scambio in un mercato del tempo privato che porterà Jules a riconsiderare il valore di una vita priva di amore.

“Le Sabine” racconta la storia di una donna che, annoiata dalla vita coniugale con il marito, sceglie di sfruttare a proprio beneficio il dono dell’ubiquità per tradirlo con Théorème. Convinta che l’adulterio sia un «omaggio ad altri di ciò che dovrebbe appartenere a uno solo», Sabine sceglie di moltiplicarsi in giro per il mondo lasciando che migliaia di copie di se stessa possano sposarsi e tradire a loro volta. Ma l’incontro di una sua copia con un uomo-gorilla porterà «l’infelice ubiquista» a un esito tragico.

Anche in “Ricaduta” il perno della storia ruota attorno a una decisione del governo: prolungare l’anno da dodici a ventiquattro mesi, dimezzando gli anni di vita trascorsi dai cittadini francesi. Se gli adulti e gli anziani ringraziano, i giovani si ritrovano a essere nuovamente bambini senza diritto di parola, voto e azione. E così Josette, fresca diciottenne innamorata di Bertrand, torna ad avere le sembianze di quando aveva nove anni. La nuova situazione mette in luce un conflitto generazionale che sfocerà in scontri pubblici dove gruppi di bambini manifesteranno contro gli agenti di polizia per rivendicare la loro vera età.

Nella novella che dà il titolo alla raccolta, Martin il romanziere non riesce a far vivere i suoi personaggi fino al termine delle sue storie. I critici gli rimproverano di «schivare la vita» e l’editore lo minaccia negandogli l’anticipo per il prossimo libro dove il protagonista Alfred si innamora di Armandine, suocera ringiovanita da un intervento di chirurgia estetica. La moglie di Alfred fa visita a Martin per chiedergli di intervenire, ma lui si rifiuta perché la morte «è una possibilità che ognuno si porta dentro in ogni istante». Eppure sarà proprio la salvezza concessa ai suoi personaggi ad aprirgli le porte di un successo inaspettato.

E sempre di morte tratta “L’anima di Martin” dove il protagonista, dopo aver ammazzato sia la moglie, colpevole di adulterio, che i suoceri, prende a vagare per Parigi convinto di aver perso la sua anima, salvo poi ricredersi davanti alla ghigliottina.

Infine, il pio contabile Duperrier, protagonista del racconto “La grazia”, riceve in dono da Dio un’aureola che dovrà indossare giorno e notte. La moglie, preoccupata di suscitare scandalo, gli chiede di rinunciare concedendosi dei peccati. Sotto il peso dei sette vizi capitali e di quel dono insolito, la vita di Duperrier cambierà radicalmente.

Sei storie inconsuete scritte con lievità e intelligenza da un autore «dotato di un’immaginazione debordante, una propensione sfrenata alla continua invenzione di soggetti, situazioni, personaggi e sviluppi imprevedibili», come avverte nella prefazione Carlo Mazza Galanti, curatore dell’antologia. Vicende dove grazie a uno stile asciutto che predilige dialoghi efficaci, intrisi di un umorismo partecipe e mai cinico, tutto appare curiosamente verosimile, soprattutto al lettore di oggi che sembra ormai vivere nella società deviata descritta da Aymé. Martin il romanziere è una raccolta divertente e molto acuta in cui emerge prima di tutto un sincero e profondo senso di solidarietà umana. «Un romanziere onesto è come il buon Dio, non ha molto potere. I suoi personaggi sono liberi, può soltanto soffrire delle loro miserie e dispiacersi che le loro preghiere siano inutili».

 

(Marcel Aymé, Martin il romanziere, trad. e cura di Carlo Mazza Galanti, L’Orma, 2016, pp. 205, euro 16)
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LA CRITICA

Una raccolta divertente e molto acuta, scritta con lievità e intelligenza, dove emerge un sincero e profondo senso di solidarietà umana.

VOTO

8/10

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