“Morte ai vecchi”
di Franco «Bifo» Berardi e Massimiliano Geraci

Un’intensa e sfaccettata distopia

di / 30 giugno 2017

I giovani hanno iniziato a uccidere le persone anziane. Puro e semplice. Nella maniera più efferata e – a quanto pare – calcolata possibile. Omicidi come fenomeno virale sui social, un ben congeniato sterminio senile per mano degli adolescenti. Morte ai vecchi (Baldini&Castoldi, 2016) inizia così, nella maniera più violenta. Il professor Vitale assiste all’esecuzione del bidello della sua scuola e della coniuge per mano di uno sciame senza scrupoli di teenager. Mancano le precise coordinate spazio-temporali, però riusciamo a capire immediatamente come questo tempo non sia tanto lontano dal nostro. Le giovani generazioni svuotate, disilluse e in rivolata contro questi vecchi in perfetta salute che non cedono di un passo e non permettono la loro ascesa sono l’estremizzazione di un conflitto che ha i semi nella nostra contemporaneità. A scuotere ulteriormente il già precario equilibrio del nostro professore si aggiungono una vecchia fiamma appena tornata dal passato e il fidanzato della figlia suicida che continua a volersi mettere in contatto con lui. Che le cose siano collegate tra loro?

Poi appare Alex Turri, giornalista. Scaltro nel fiutare gli omicidi dei vecchi come tramite per la tanto ricercata fama. Sì, ci sono dei rischi, ma Turri è disposto a tutto per di emergere. Questi sono solo alcuni dei protagonisti di Morte ai vecchi, le loro non sono le uniche voci presenti nel romanzo: la scrittura è corale e presenta a ogni capitolo (non numerato, ma munito di nome proprio) i tormentati pensieri dei personaggi chiamati in causa, soprattutto quelli dei giovani killer. Cosa c’è nella loro testa? Cosa riempie le loro giornate? Di cosa vivono oltre il sesso promiscuo, i farmaci, i lutti, le fobie e la darknet?

Altra protagonista del romanzo è la musica. Sfogliando le pagine del libro gli autori ci suggeriscono la – pregevole – colonna sonora ideale dell’opera, che va dagli Autechre ai Death in Vegas.

La prosa scelta da Franco «Bifo» Berardi e Massimiliano Geraci è poetica e poi iperviolenta, alterna chattate a poesie. Il primo autore è noto per la pubblicazione dei saggi Mutazione e Cyberpunk, Ciberofilosofia e Heros. Suicidio e omidicio di massa e per la creazione di Radio Alice e della rivista A/traverso. Massimiliano Geraci, per anni dietro al periodico Cyberpunk e autore presso svariate riviste culturali, è un esperto di cultura psichedelica e Pop Surrealism. Un’affinità elettiva sfociata in Morte ai vecchi. Le due anime degli autori appaiono ben distinte ma sapientemente accoppiate nel creare un’intensa opera in cui l’intreccio thriller confluisce nella più attenta critica alla società: la scuola è vuota e passiva, i giovani sono lontani dai vecchi, visti come qualcosa di inutile e lontano da estirpare e basta. Il tragico futuro a cui stiamo andando incontro è alle porte: bisogna fare qualcosa il prima possibile. In questa guerra tra generazioni c’è una variabile discriminante: KapSoul. Non è una applicazione e nemmeno un rapper: è uno psicofarmaco dalla Inside Corporation, un’azienda farmaceutica con alcune attività parallele a dir poco misteriose. Indovinate dove lavorava la figlia (e il suo fidanzato) del professor Vitale?

Morte ai vecchi appassiona e fa riflettere: è già in circolo un farmaco capace di annientare l’empatia dei giovani? Se invece di una pillola fossero l’attuale stato della società, la piega che hanno preso i rapporti tra padri e figli a distruggere le cose? Il romanzo offre poco a poco le sue risposte: sta al lettore sceglierle e muoversi di conseguenza.

 

(Franco «Bifo» Berardi e Massimiliano Geraci, Morte ai vecchi, Baldini & Castaldi, 2016, pp. 368, euro 16)
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LA CRITICA

Il romanzo di Berardi e Geraci è un’intensa e sfaccettata distopia su un tema molto legato alle sorti del Belpaese. Un libro da leggere per piacere ma anche per ragionare: cosa chiedere di meglio alla narrativa?

VOTO

7/10

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