“Chi m’ha visto”
di Alessandro Pondi

Favino mattatore assoluto

di / 29 settembre 2017

Poster di Chi m’ha visto su Flanerí

C’è un solo motivo per cui abbiamo deciso di scrivere di Chi m’ha visto, la commedia che segna il debutto alla regia dello sceneggiatore Alessandro Pondi: Pierfrancesco Favino e la sua straordinaria interpretazione.

In un cinema, come il nostro, in cui si tende troppo spesso a prendersi sul serio, Favino ha deciso negli ultimi mesi di abbracciare un registro – per lui inedito – molto vicino al comico. Dopo l’ottima interpretazione in  un altro esordio, Moglie e marito di Simone Godano, nel film di Pondi l’attore romano si cala nel ruolo della spalla riuscendo da subito a porsi, comunque, come vero centro del film.

Chi m’ha visto parte da una buona idea e finisce molto presto a camminare sul pericoloso ciglio della banalità. Martino Piccione è un chitarrista che suona per i più importanti artisti della musica italiana, da Jovanotti a Gianni Morandi, alternandosi tra palco e sessioni di registrazione. Vorrebbe una sua celebrità personale, collegata alla sua musica e al suo volto, ma il suo impresario gli continua a ripetere che il suo volto e le sue canzoni non funzionano con il pubblico. È dopo l’ennesimo ritorno deludente al paese natale che Martino decide, insieme all’amico di sempre Peppino Quaglia, di simulare la sua sparizione per attirare su di sé l’attenzione della stampa.

Dopo tanta fortuna come attore televisivo, Giuseppe Fiorello ha sentito forte il bisogno di tornare al cinema da protagonista. Aveva già fatto bene in ruoli minori per autori come Edoardo Winspeare (Gentiluomini, 2008) ed Emanuele Crialese (Terraferma, 2011), oltre a tanta televisione. C’è lui dietro la nascita di Chi m’ha visto. Ha scritto il film – insieme al regista, a Martino De Cesare e a Paolo Logli – e lo ha prodotto con la sua Iblafilm.

Il suo Martino Piccione fa parte di una tradizione di musicisti falliti che nel cinema va tanto. Lo hanno rappresentato i Coen con A proposito di Davis, per fare l’esempio recente più alto. Lo ha fatto il cinema italiano con Non pensarci. La differenza fondamentale con Chi m’ha visto è che il protagonista, sulla carta, ha molto poco del musicista sfigato. Suona con tutti i più grandi che al momento della sua sparizione si preoccupano di lanciare appelli (brevi cameo di Jovanotti, Morandi, Max Pezzali, Rosario Fiorello, tra i tantissimi). Certo, non ha quella notorietà diretta che vorrebbe per sé, ma non è uno sconosciuto, o un musicista che fatica a trovare lavoro. Tutti lo vogliono. Non ha la luce dei riflettori su di sé, ma è lì, sui palchi più importanti d’Italia.

Il buono spunto di partenza finisce per inciampare in fretta su un appoggio incerto. È solo il primo sgambetto di un film che trova nella sceneggiatura il suo punto meno forte. È paradossale, considerando che Pondi viene dalla scrittura di fiction di successo e grandi successi commerciali come Natale in Sud Africa Natale a Beverly Hills. Dopo una prima parte che procede spedita, piena di spunti divertenti e semplici trovate di impatto, Chi m’ha visto  si accartoccia nelle banalità più consumate. Se si può passare sopra – ma anche no – agli improbabili momenti chitarristici di Fiorello, figli di un’estetica musicale che fa pensare ai Guns ’n Roses se non al videogioco Guitar Hero, è la prostituta dal cuore d’oro, laureata, colta, intelligente e che fa l’amore per passione che fa cadere le braccia.

Quello che era l’aspetto interessante del film, ossia la critica della visibilità televisiva, si diluisce in una retorica alla Pieraccioni che azzoppa gli entusiasmi.

Per fortuna che c’è Pierfrancesco Favino, come si diceva in apertura. Il suo Peppino Quaglia è uno straordinario concentrato di volgarità e naturalezza, di maschilismo e ignoranza. È il motore veloce del film, il fuoriclasse che fa cambiare il passo alla squadra. Fiorello, accanto a lui, tiene il passo con tutto il suo consumato mestiere. Tutti i comprimari, poi, accelerano insieme a Favino. Il duetto nella parte finale con la conduttrice televisiva interpretata da Sabrina Impacciatore è strepitoso.

(Chi m’ha visto, di Alessandro Pondi, 2017, commedia, 105’)

 

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LA CRITICA

Un buono spunto, anche se incerto, uno sviluppo fragile partente di troppo cinema italiano fatto male, ma una grande interpretazione comica di Pierfrancesco Favino che trascina Giuseppe Fiorello, tutto il cast e l’intero film fuori dal baratro.

VOTO

6/10

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