La guerra come motore delle storie individuali

A proposito di “Amici per paura” di Ferruccio Parazzoli

di / 22 novembre 2017

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Romanzo storico e insieme Bildungsroman, Amici per paura di Ferruccio Parazzoli (Sem, 2017) è la narrazione della crescita di un bambino e di un paese, un viaggio in quattro tempi verso la consapevolezza della morte, e dunque la maturità. Una scrittura leggera ci fa ripercorrere le tappe della guerra, vista dagli occhi di chi la guerra la considerava un gioco come tanti, costretto, a dispetto della situazione, a crearsi un proprio paradigma di normalità per sopravvivere.

Attorno a Francesco una galassia di personaggi, uomini e donne dalle convinzioni diverse se non dicotomiche, che attraversano la sua vita come comparse, condividono per poco tempo lo spazio della narrazione, assorbiti dalla propria vicenda, spersonalizzati dalla guerra, come spersonalizzati sono anche i personaggi che dovrebbero essere protagonisti, e che invece sono incalzati dall’azione, incalzati da una minaccia costante e indefinibile, che si unisce alla routine e alla metafisica di quella religiosità arcaica che è parte della vita di tutti.

L’azione della guerra che distruggerà ogni simulacro, ogni certezza, restituendole l’originaria fragilità del rituale. La guerra è il motore delle storie individuali che diventano Storia, Storia nella quale nessun personaggio ha un ruolo di rilievo, nessuno ha il privilegio di essere protagonista: gli individui cosmico-storici, i protagonisti, non sono che ombre, voci alla radio, voci di pettegolezzi negli aneddoti che si raccontano tra vicini.

La scrittura, come la Guerra, insegue Francesco e ci restituisce la sua visione della Storia, che è frammentaria, incostante, incompleta, come può esserlo solo quella di un bambino, e non per questo meno reale, corposa.

Amici per paura riesce infatti a costruire il vividissimo affresco di un’umanità che riscopre, attraverso l’orrore della Storia, la consapevolezza della propria mortalità; e lo fa attraverso il punto di vista di chi, come Falstaff, la Storia non la comprende, non la prende sul serio, e grazie a questo sopravvive, fino ad arrivare, verso il meraviglioso finale, a esprimere la volontà di essere artefice delle proprie storie.

«Qualcuno doveva scriverlo. Ma il signor Anselmo diceva che non sarebbero stati di certo gli scrittorelli, come li chiamava, che riempiono i salotti delle signore e imbrattano i giornali con le loro chiacchiere».

 

(Ferruccio Parazzoli, Amici per paura, Sem, 2017, pp. 219, euro 15)
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LA CRITICA

Una scrittura leggera e poetica che ci fa riflettere sulla Storia e sulle storie.

VOTO

8/10

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