Quaranta domande universali

“Dimmi come va a finire” di Valeria Luiselli

di / 6 febbraio 2018

Copertina di Dimmi come va a finire di Valeria Luiselli

La Bestia. Il Coyote. La ghiacciaia. La Migra. Suonano come gli elementi di un libro di avventura per ragazzi e, in un certo senso, è quello che sono. Sono i personaggi e i luoghi di troppe storie vere, di sicuro avventurose e spesso senza lieto fine, che hanno come protagonisti bambini e ragazzi, pur non essendo adatti a loro. Sono le storie del confine tra il Messico e gli Stati Uniti, tra quello che c’era prima e, nella migliore delle ipotesi, quello che ci sarà dopo.

A seguito della crisi migratoria del 2014 e 2015 che ha comportato l’arrivo negli Usa di oltre centomila bambini e ragazzi centroamericani, Valeria Luiselli ha lavorato per circa un anno presso il Tribunale Federale dell’Immigrazione di New York come interprete volontaria per la Icare Coalition, un’organizzazione che fornisce assistenza legale ai minori migranti, bambini non accompagnati che compiono da soli un impensabile viaggio che spesso inizia all’interno di una famiglia o di un piccolo villaggio del Guatemala, del Salvador o dell’Honduras e che si conclude con l’arrivo in una terra sconosciuta oltre la frontiera.

Tra la partenza e l’arrivo i minori incontrano i personaggi della loro storia: il Coyote è l’uomo a cui vengono affidati, senza il quale anche l’inizio del viaggio sarebbe impossibile; la Bestia è il treno merci che varca la frontiera, simile al demonio o a un vuoto che risucchia i piccoli passeggeri clandestini nelle proprie viscere di metallo; la ghiacciaia, così chiamata dall’acronimo dell’Immigration and Custom Enforcement (ICE) che la gestisce, altro non è che il centro di detenzione in cui i minori vengono trasferiti una volta entrati negli Stati Uniti, simile a un enorme frigorifero in cui si rincorrono raffiche d’aria fredda, «quasi a voler evitare il rischio che la carne straniera possa andare a male troppo in fretta».

In Dimmi come va a finire (laNuovafrontiera, 2017) – tra i finalisti del National Book Critics Circle Award nella categoria Critica – Valeria Luiselli ha fatto convergere l’attività di traduzione in quella della scrittura, ha compiuto un lavoro di interprete che è andato ben oltre la lingua, arrivando a decifrare intere vite cercando di ricostruirne i pezzi attingendo dal linguaggio semplice e disordinato dei bambini, spesso non in grado di capire appieno il senso delle quaranta domande che vengono sottoposte loro una volta entrati nel nuovo paese. Si tratta di domande come: «Per quale motivo sei venuto negli Stati Uniti?», per la quale le risposte riguardano semplicemente il volersi riunire con un genitore o un altro parente emigrato in precedenza oppure possono aprire uno squarcio sulle circostanze da cui si sta fuggendo, che vanno dalla violenza o dall’abbandono familiare all’essere sottoposti a minacce e persecuzioni, a maltrattamenti fisici e mentali. Uno dei motivi più ricorrenti che inducono i minori a lasciare il paese d’origine è l’essere presi di mira dalla Mara Salvatrucha o dal Barrio 18, bande criminali che arruolano i ragazzi sotto minaccia di stuprare, altrimenti, le loro sorelle o cugine; diversamente, le ragazze non vengono assoldate a forza ma reclutate come fidanzate dei membri della gang o semplicemente molestate e violentate.

«Non è nemmeno il Sogno Americano quello che inseguono, piuttosto l’aspirazione ben più modesta di svegliarsi dall’incubo in cui sono nati».

Alle quaranta domande del questionario fa eco, come in un circolo, la domanda che dà il titolo al libro e che Luiselli si sente ripetere dalla figlia piccola quando le racconta dei giovani migranti: «Come va a finire la storia di questi bambini?» Litania che potrebbe ripetersi all’infinito, perché non è possibile identificare l’inizio e la fine di una qualunque di queste storie, ma che fa da sottofondo alla riflessione che sottende l’intero lavoro e che riguarda tutti, da ogni lato del mondo, e che trova un principio di risposta solo nella Preghiera del Migrante che i ragazzi imparano durante il viaggio:

«Partir es morir un poco / Llegar nunca es llegar» (Partire è un po’ morire / Arrivare non è mai arrivare).

 

(Valeria Luiselli, Dimmi come va a finire, trad. Monica Pareschi, laNuovafrontiera, pp. 96, euro 13)
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LA CRITICA

Un saggio, un diario, un lavoro di traduzione che racconta da cosa di scappa quando si emigra e si interroga su verso dove si va.

VOTO

7/10

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