Il pensiero orientale per uscire dalla crisi

“L’economia del Buddha” di Clair Brown

di / 4 maggio 2018

Il 1° gennaio 2017 Anthony Atkinson è morto all’età di 73 anni: un segno del destino, quasi un monito per l’umanità. L’economista che si è occupato per tutta la carriera di disuguaglianza ha lasciato questo mondo all’inizio di un anno segnato fin da subito da cambiamenti difficili: la nuova presidenza di Trump; le elezioni francesi, con il fantasma del Front National a preoccupare l’Europa; la Brexit con le sue derive politiche e sociali; la questione migratoria e le polemiche che ne sono scaturite. La scomparsa di Atkinson è un  avvertimento per tutti: la disuguaglianza non solo esiste ma è destinata a durare e a crescere in maniera quasi incontrollata, come un’onda che si propaga, incurante di ciò che divora.

Eppure le lezioni dell’economista inglese, maestro di Thomas Piketty, sono rimaste indelebili, scolpite nella memoria culturale. Il primo insegnamento è che la disuguaglianza non è una casualità inevitabile, ma una scelta politica, sociale e individuale, un circolo vizioso consapevole, che può essere spezzato. Il secondo è che l’economia non è estranea al rigore etico, né tantomeno alle sue implicazioni comunitarie. Di questo ci aveva timidamente avvertiti anche il padre del capitalismo Adam Smith, che nella sua Teoria dei sentimenti morali, si era soffermato sulle relazioni pericolose e inattese tra felicità, ricchezza e benessere.

L’economia ci ha insegnato che la felicità ha sempre un prezzo, e spesso è l’infelicità altrui. La «scienza triste» permette di giudicare la nostra vita solo attraverso indicatori materiali, che restituiscono un’immagine diffratta della realtà, quella che i buddisti non esiterebbero a chiamare Māyā, l’illusione perpetua nella quale vogliamo vivere. Clair Brown, autrice di L’economia del Buddha. I suoi insegnamenti ci salveranno dalla crisi (Vallardi, 2018), unisce da anni nei suoi corsi all’Università di Berkley, due mondi apparentemente opposti come l’economia e il buddismo, per costruire un modello etico e sostenibile nel quale vivere. Ispirata dalle teorie di E.F. Schumacher e Amartya Sen, la Brown trova rifugio nei capisaldi del pensiero orientale: accettazione del dolore, abbandono del materialismo, consapevolezza e interdipendenza. L’individuo, ci avverte, è il risultato delle sue scelte, razionali o meno. Ogni uomo, con la sua dose di ragionevolezza ed emotività, esamina la realtà circostante e ne crea le categorie interpretative. L’economia è perciò indissolubilmente legata al lato umano, imprevedibile e creativo: ben lontano dall’essere un individuo perfettamente razionale (come ipotizzato dalla teoria classica), l’uomo compie delle scelte spinto non solo dalla massimizzazione dei propri bisogni materiali, ma dalla ricerca della felicità. Una felicità che non si nasconde nella ricchezza, come spiegato anche dal celebre paradosso di Easterlin: una volta soddisfatti i bisogni di base, con l’aumento del reddito, la felicità media nazionale tende a rimanere invariata.

Il denaro non ci rende più felici, dunque: lo dimostra il caso del Bhutan, stato poverissimo, che ha sostituito da anni il PIL con il Gross National Happiness (la Felicità interna lorda), un indicatore omnicomprensivo, che supera il particolarismo economico per abbracciare un’idea universale di benessere. Il risultato è stato lo sviluppo di un’economia realmente sostenibile, in grado di alleviare le sofferenze degli strati più poveri della popolazione, e di mitigare le disuguaglianze sociali. E se lo stesso Adam Smith ci aveva avvertiti che la felicità risiede nel desiderio di amare e sentirsi amati, L’economia del Buddha di Clair Brown non esita a mostrarci l’importanza della comunità e dell’interdipendenza, come valori da riscoprire. La corsa sfrenata dell’economia deve necessariamente arrestarsi di fronte all’esigenza di costruire un futuro sostenibile, in grado di attribuire un valore nuovo alle cose e di vivere una vita buona e consapevole.

 

(Clair Brown, L’economia del Buddha. I suoi insegnamenti ci salveranno dalla crisi, Vallardi, 2018, pp. 235 , € 14.90)
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LA CRITICA

Nell’America di Trump e delle disuguaglianze sempre più marcate, Clair Brown ha il difficile compito di unire il pensiero buddista all’economia, regalando un nuovo respiro alle teorie di Atkinson e Schumacher.

VOTO

7/10

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“effe – Periodico di altra narratività” numero otto

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