Crisis Generation

Paura e delirio al call center

racconto di Fabrizio Miliucci

6 Febbraio 2012

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Tuu – tuu – tuu. «Pronto». «Buonasera, parlo col signor Silvano Caccone?» «Sì». «Buonasera signor Caccone, sono Marco Rossi e la chiamo dagli uffici commerciali della Furious.net, la contattavo semplicemente per informarla sulle nostre ultime novità per quanto riguarda telefonia e internet, lei usa internet a casa signor Caccone?» «Mmm... no». «Benissimo, le potrà comunque interessare il nostro nuovo piano tariffario per le chiamate urbane e...» «A me non me interessa proprio niente!» «Signor Caccone, posso chiederle quanto spende bimestralmente…

Crisis Generation

Centro Studi “Bobo Vieri”

racconto di Fabrizio Miliucci

23 Gennaio 2012

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«Prego professore, entri pure, si accomodi...» Il Preside del centro studi sembrava un burattino di plastica al quale era stata squagliata la faccia nell’acido. Il naso era scomparso quasi del tutto, rimaneva solo una protuberanza appena accennata, la palpebra destra calava per metà sull’occhio spalancato, mentre gli zigomi piatti andavano a toccare gli angoli della bocca rossa e tumida. Nel complesso si potevano distinguere nitidamente i tratti di un teschio secco e irregolare, come se la pelle fosse stesa direttamente…

Crisis Generation

Leonardo Rinaldi non esiste

racconto di Fabrizio Miliucci

9 Gennaio 2012

16 commenti

Angelica si alzò dalla scrivania, andò in bagno e vomitò. Era la terza volta dalla mattina. Ormai dentro non aveva più niente, si sentiva svuotata e debole, stanca, disabitata. Quando ebbe finito di rovesciare gli ultimi succhi giallognoli nella tazza del water tornò al suo posto fra l’indifferenza dei colleghi distratti dal dialogo neuronale con le rispettive interfacce multitasking. Si collegò fulmineamente a facebook per verificare quanti mi piace avesse collezionato il suo ultimo post, controllò la posta in arrivo…

Crisis Generation

Il girone degli ingenui

racconto di Fabrizio Miliucci

12 Dicembre 2011

6 commenti

Filippo Enrico Corrado si sedette sul cesso e cominciò a pensare. Come al solito s’era alzato tardi quella mattina. Troppo tardi. Aveva la testa piena di inquietudine e strane maledizioni, angoscia e umor nero. Odiava la mattina, odiava la sua vita, odiava se stesso, ecco il fatto qual era. Soprattutto appena alzato. Si era preparato controvoglia un caffelatte sbandando per la cucina e poi s’era accomodato sul cesso. Pensava, è tardi porco *io! Non ce la farò! Non sono in…

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