Dici per i tavolini, magari, per quell’aria un po’ rétro che non respiri più, a Roma, nemmeno a scovare l’angolino più nascosto del quartiere meno battuto. Dici per la programmazione: gratis (e che, ogni volta lascio un contributo?! seeeee!), di qualità; più cose in una sera come nemmeno al multisala. Dici per la vicinanza di Piazza Navona, che sempre un po’ di struscio di figa c’è, e di quella raffinata, che batte i monumenti… O forse no. Magari ci vai…
“Ciao, sto cercando di affittare il mio monolocale a Parigi per il mese di Agosto. Si trova nel 14 emo [sic],a fianco di rue Daguerre, una via ricca di caffe [sic] e ristorantini simpatici, commerci [sic] e tre linee metropolitane. L’appartamento si trova al 5 piano, con vista bellissima, 28 metri quadri con tutti i confort [sic] possibili (wifi [sic] e telefono inclusi). Se siete interessati contattatemi!!” È il regalo di questo luglio bianco e solitario nelle quattro mura condizionate,…
Puoi scommetterci. Sai, io trascorro buona parte del mio tempo tra gente che sorride di labbra. Tirate, sghembate, e con il fastidioso vezzo di non guardarti negli occhi mentre lo fa. 45 gradi in basso a destra, come i bugiardi. Sempre, in default. Certo che passo a trovarti. Ci vengo ogni volta che posso, garantito. Perché tu hai riso, non so(r)-riso. E lo hai fatto mostrandomi i denti e fissandomi negli occhi. A lungo. Disarmante. Ho pensato che forse è…
A Primavera inoltrata, nel mio ufficio, di colpo il pomeriggio alle 5 cambia la luce. Di taglio, finalmente diretta, rende la pariglia al neon e ne umilia gli effetti, annichilendolo. Più calda, più pastellata, la luce delle 5 riesce sempre a sorprendermi (come fa?!) un poco oltre il margine delle mie aspettative. Non è come quella delle 6 a.m., rinvigorente, di sprone, di possibilità ancora aperte e incombenze che s’affastellano e accompagnano lo scandire delle ritualità del mattino. No: la…
Ho trascorso venti minuti molto belli, smontato da un cocchio che mi ha restituito Cavaliere al senso di me più intimo. In un viale di bianco, di un pomeriggio silente, in attesa di chi, senza saperlo né averne voglia, ha ri-mosso fili avviluppati a un burattino rassegnato alla sua cassa. Una diaspora dovuta, la nostra, doverosa, dopo la costrizione di ore tra lamiere e chilometri, di calori e asfalto ostile (“Faremo in tempo?”), di paesaggi, cadenze e parole tra noti…
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