«Insomma, signor Augusto, un capitone così grosso per due?»
«Non trovi, caro, che sia piuttosto triste passare il Capodanno da soli?»
«Allora sai cosa facciamo? Ci facciamo un bel cenone da soli».
«Ma glielo lascio vivo?»
«Sì, lo metta pure nel sacchetto così, fra poco tempo sarò a casa».
«Ma sono molti anni che non cucino il capitone».
«Dai dai… cucinare è come fare l’amore… quando lo si dimentica è ora di morire…»
La busta del signor Augusto si muove continuamente a destra e sinistra. Il passo dell'anziano è barcollante quanto il movimento ondulato della medesima busta. Il capitone non vuole stare fermo. Lotta con tutte le sue forze. Il signor Augusto ha difficoltà a trattenerlo.
«Secondo lei come dovremmo cucinarlo?»
«Mah… fritto o al forno è la morte sua!»
«Ma reggerà con l’acqua della busta?»
«Se non fa troppi sobbalzi sì…»
«E come condimento?»
«Io ci metterei un bel limone…»
Augusto ha sessantacinque anni. Cammina più velocemente che può. Per strada ci sono ancora le luci natalizie nei negozi, attaccate ai muri, da lampione a lampione. La vigilia di Natale lui e sua moglie, la signora Poncha, sono stati a casa della figlia, hanno giocato tutto il pomeriggio con i nipoti. Poi la señorita Ponchita ha chiamato da parte il padre.
«Vi vedo bene te e la mamma, no?»
«Mmh… beh, dipende… io ho l’ernia del disco che mi fa male, e tua madre, beh che il cielo la aiuti… ne ha sempre una, povera donna… è che… sai, alla nostra età… non è poi tanto facile!»
«Oh papà, quanto sei… ogni volta che ti chiedo come state, tu tiri fuori tutta la cartella clinica… e sempre con questa storia dell’ernia… siete due ragazzini, altro che…»
«Eh due ragazzini… figlia, figlia mia…»
La mano sinistra della signora Poncha si muove in maniera più lenta rispetto a quella destra. Fuma ancora le sue sigarette slim. È stata abituata così fin da ragazza. Non ha mai smesso di fumare veramente. La sua sigaretta slim dopo il caffè è un piccolo piacere che la inebria.
«Ma quando la smetterai di fumare, dico io?»
«Augusto, lasciami stare… su, ti sei deciso allora?»
«Sì… io il capodanno come se fosse una notte qualsiasi non ho voglia di passarlo», si inalbera Augusto. Diventa rosso di rabbia e la signora Poncha gli passa una mano sulla guancia per calmarlo.
«Vedi Papà… io e Pino avevamo pensato di portare i bambini a Parigi quest’anno, sai? Marco compie undici anni il 3 di gennaio».
«Sì, lo so… gli ho preso un regalo sfiziosissimo… una moto da corsa elettrica!»
«Papà! Ma dove la mettiamo? E poi i bambini oggi preferiscono la Wii… Ce l’hai ancora lo scontrino? Bene… possiamo andare a cambiarla prima della partenza».
«Ah già… insomma andiamo a Parigi? Beh è un bel pensiero per tutta la famiglia…»
«No papà… cioè sì, è un bel pensiero per la famiglia… però vedi… ecco… con i vostri problemi… forse non è il caso che partiate anche voi…»
Il capitone si muove per tutto il tragitto fino a casa. La pescheria non è poi molto lontana. Ma Augusto fatica un poco. Quando saremo a casa, bellezza mia, là sì che vedremo di che pasta sei fatto, pensa. E vedremo chi si muoverà ancora. Ah, sì.
«E tu sei sicuro che sia morto?»
«Guarda non si muove più…»
«Ma cosa vuoi farci?»
La signora Poncha è bella. O meglio, è stata bella quando era giovane, ora non è più bella, è sfiorita, come sfioriscono tutte le donne, ma una rosa che appassisce rimane pur sempre una rosa. La signora Poncha era la più bella rosa di tutta Aranjuez.
«Ti ricordi Poncha quando eravamo giovani?»
«Sì, amore…»
«Non avevamo tanti problemi a quel tempo… era una festa tutte le sere!»
«Sì, tesoro mio… ma era diverso… voglio dire… anche tu… anche tu… tu insomma… riuscivi a fare qualcosa in più…»
Augusto abbraccia Poncha e le fa scivolare le mani sui fianchi rotondi. Prova a sbottonarle il vestito a fiori che porta sempre a casa. La pelle della signora continua a profumare di ciclamino da almeno trent’anni. Lui adora quell’odore.
«Io questo odore, l’adoro…», e stringe Poncha a sé. È stupefacente pensare che nessuno dei due non abbia ancora un solo capello bianco, o grigio. È incredibile, un mezzo miracolo.
«Augusto!! Su smettila che devo preparare il capitone… Hai comprato il limone?»
«Sì…»
«Bene».
Sul viso di Poncha si crea un sottilissimo sorriso, spesso quanto un lieve strato di polvere nascosto sul davanzale della finestra. Il lieve sorriso di Poncha Augusto non può vederlo, lei è di spalle e lui continua a stringerla. Non può vederlo quel sorriso, eppure lo sente.
«Dai, smettila, che poi non possiamo fare niente…»
«Amore… magari potremmo provare altro…»
«Altro? Ma che dici?»
«Beh, l’amore è amore… non importa come… hai sentito quanto è duro il capitone…»
La mano di Poncha gioca con i nipoti. Suo marito è di là che parla con la figlia, con Ponchita, l’amore di suo papà. E lei non si occupa più di loro ormai.
«Beh, non siamo poi tanto malmessi…»
«Oh papà, su, su, non fare così… state qui tu e mamma… magari chiamate quella coppia, i Frincelli, eh? Non sono poi tanto male, no?»
«No, ma sono morti da un anno e mezzo…»
«Ah… vabbè dai… domani mattina andiamo a cambiare il regalo, così Marco a Parigi lo scarta ed è contento… magari vi telefoniamo anche, eh? Sono sicura che starete benissimo a Capodanno da soli».
All’ospedale di Littoria sono le sette e mezza del 31 dicembre. Due infermieri ridono. Sul loro volto, dietro espressioni divertite e allo stesso tempo irritate per essere in servizio la sera di capodanno, si scorge un profondo sarcasmo, che prende voce dalle membra.
«Certo, almeno è divertente…»
«Dici? A me fa un po’ schifo».
«Beh, però… voglio dire… a quell’età… ormai avrai provato tutto… come stanno adesso?»
«Lei ha venti punti interni… Lui solo bruciore al culo…»
«L’avevano infilato dalla testa, giusto?»
«Sì… e le ha detto pure bene… pensavano fosse morto, invece…»
«Hanno avvisato la figlia?»
«No, non vogliono rovinarle la vacanza, è a Parigi, lo saprà quando tornerà… a meno che non compri il giornale lì…»
«Ah è uscito pure sul giornale?»
«Cronaca locale! Come perderselo? Voglio dire, un cenone con due vecchi, un capitone in fica e un bel limone in culo».
Il presente racconto è ispirato a una storia vera, solo alcuni particolari sono stati modificati: se non mi ricordo male non credo che fosse capodanno.
Mi piace lo stile di questo autore..la storia è forte!
Una specie di Natale in casa Cupiello XXX !!!
Complimenti, il racconto è scritto bene, è avvincente e si è curiosi fino al finale...dialoghi simpatici e sinceri. In più, la dichiarazione "ispirato a una storia vera" rende tutto ancora più paradossale e comico :D
Peccato invece per il finale... appare eccessivo rischiando di banalizzare il tutto. Se l'autore si fosse limitato alla descrizione degli anziani abbandonati, secondo me, avrebbe trovato un maggiore seguito. Curiosità comunque per i prossimi racconti.
Grazie a tutti per i commenti, sono ottimi per migliorare...vi aspetto per la prossima uscita mercoledì!
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