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La profumeria

racconto di Ornella Spagnulo

Sono andata in una Profumeria perché mi servivano dei dischetti struccanti. Quei batuffoli di cotone tondi, sottili e con il diametro di pochi centimetri, che servono per eliminare ogni traccia di trucco dalla pelle, la sera.
Non li avevo in casa perché fino a poco tempo fa non mi truccavo più. Avevo smesso, ingenua e idealista quale ero. Poi mi sono arresa, così i dischetti leva-trucco sono diventati una prima necessità, quasi come il latte e l’acqua.
Nel negozio c’erano due commesse donne e un uomo. Quando mi hanno vista girovagare spaesata cercando, tra la merce esposta sugli scaffali, dei dischetti struccanti, una di loro mi ha chiesto: «Posso aiutarti?»

Sì, vorrei non avere bisogno di truccarmi, perché se tutte voi donne non vi metteste in mostra come bamboline, mascara e fondotinta e ombretto e matita per gli occhi, per non parlare dei rossetti, ecco se voi non vi piegaste così meramente a vivere in funzione degli uomini e soprattutto dell’apparenza, senza badare alla sostanza, se voi non perdeste così tanto tempo a guardarvi allo specchio, e trucca, e leva, e metti, e acconcia, ecco se io non avessi questo genere di donne intorno, forse non sarei quasi costretta a adoperare anch’io questi mezzucci, perché gli uomini tutti non sarebbero abituati a un certo standard di femminilità. Ma comunque ho deciso, da qualche giorno, che non ha più senso contestare, rimanere unica e sincera, se poi mi devo sentire diversa da tutti, inferiore alle altre donne e sgradevole agli uomini. Servono questi dannatissimi dischetti per levare il trucco, sennò non mi posso truccare.

«Sì, cercavo i dischetti per levare il trucco».
«Eccoli su quello scaffale. Se ne prendi tre, paghi solo quattro euro».
«E uno quanto viene?»
«Uno viene due euro».
«Allora ne prendo tre, grazie».

Tanto se inizio a truccarmi poi ne diventerò schiava, del trucco, tanto vale fare la scorta.

Esco dal negozio. Solo ora potrò essere femmina del mio tempo. Il femminismo è terminato più di trent’anni fa. L’era della donna casalinga più di cinquanta. Ora è il momento della donna-ingannatrice: reggiseni push-up, sopracciglia finte, trucco semi-permanente, permanente, extension ai capelli e via dicendo. In tutto ciò, quello mi fa più arrabbiare è trovare, quando accendo la televisione, donne smutandate equiparabili a gallinelle che si dimenano ostentando un corpo perfetto e una mente incerta, mentre gli uomini sono vestiti in giacca e cravatta e parlano, dignitosamente, come professori. Perché non ci sono, alla televisione e sui manifesti, donne intelligenti e uomini solo belli? Perché io, donna, devo vedere altre donne ostentare le proprie forme ovunque, invece gli uomini possono rimanere vestiti di tutto punto, senza far vedere niente? La società dell’apparenza lo è da una parte sola.


31 Gennaio 2012




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Commenti



alle 9:34 del 1 Febbraio 2012

Antani dice:

Forza Ornella!

alle 13:10 del 2 Febbraio 2012

Elisa dice:

Complimenti!

alle 17:15 del 4 Febbraio 2012

Ale De Santis dice:

Trovo che il tema del racconto sia trattato con una banalità agghiacciante. Basta con questa storia delle donne che se si truccano non sono sincere... io mi trucco, uso i dischetti struccanti e non mi sento un'ingannatrice proprio per niente...non mi metto i tacchi, non mi metto il push up... ma le mie amiche che lo usano sono le persone più vere del mondo... e ci ridono su. Ogni donna è donna a suo modo. E non mi sento una femmisnista, non lo sono. E chi scrive questi racconti forse lo è ancora meno...

alle 18:24 del 4 Febbraio 2012

Valerio N. dice:

In effetti è vero, dispiace leggere un racconto come questo su Flanerì: il livello del materiale proposto è quasi sempre discreto e i racconti sono solitamente di buona fattura. Questo invece lascia l'amaro in bocca per i luoghi comuni utilizzati, è sterile e scontato. Peccato perché il nome della rubrica sembrava promettere bene.

alle 20:54 del 5 Febbraio 2012

OS dice:

Non si chiede a uno scrittore o a una scrittrice di rivelare solo importanti verità/ideologie nascoste sul mondo, ma anche di descrivere banali stati d'animo e pensieri. L'intenzione di questo racconto non era di arrivare a chissà quale lontano concetto filosofico ma di esprimere riflessioni che appartengono alla quotidianità.
Questo brano è stato scritto 2 anni fa. Non abbiamo il diritto di dire per quale squadra votiamo o quale colore preferiamo? Per quanto io stessa non approvi più alcuni schemi o sillogismi volevo che fosse data voce a un determinato pensiero, perché in un racconto non cerco la verità scientifica di un saggio ma un'emozione, una sensazione. Sapevo già che alcune persone si sarebbero sentite offese e comunque mi reputo soddisfatta per aver provocato reazioni così forti.

alle 12:00 del 12 Febbraio 2012

Valerio N. dice:

Certamente, ma anche per trattare determinati argomenti "bassi" ci vuole una giusta acutezza e bravura... in questo racconto, secondo me, si finisce per banalizzare il concetto che in nuce poteva anche essere positivo.
Allora bisogna capire se si sta creando un personaggio (che di fatto ha legami e sembrerebbe coerente con quello del primo racconto) oppure tutte queste sono solo elucubrazioni infantili dell'autrice. In questo secondo caso, penso che se ne abbia già abbastanza dell'autoreferenzialità di presunti scrittori e basta andare in libreria per venirne soffocati: su Flanerì no, grazie! Parere da lettore, sia chiaro! Comunque sono curioso di leggere il prossimo per capire qualcosa di più sul format della rubrica.

alle 16:59 del 12 Febbraio 2012

OS dice:

Ti ringrazio! Magari fossi in libreria! Lo prendo come un augurio.
E comunque la libreria è proprio il tema del prossimo racconto, se non sbaglio wink

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