Le pareti della stanza sono incolore. No. In effetti sono bianche, ma non hanno nessun oggetto che le caratterizza. Nessuno. Sono solamente bianche, nessun riferimento al fatto che si possa trattare di una stanza abitata. In un certo senso, in questa stanza, potremmo dire che le pareti sono oggettive, a-personali, sono quel tipo di pareti che chiunque potrebbe immaginare, vuote, bianche, intonacate. Regolari. Non c’è un solo quadro o poster.
Anche la stanza è spoglia. Non c’è nulla. Non c’è nulla meno un letto largo, a tre piazze, poi un piccolo comodino di finto noce, marrone scuro, e uno specchio piuttosto grande. C’è anche un armadio, a due ante, è verde acqua. Rimarrà chiuso tutto il tempo. La stanza è al sesto piano. Il bagno è piccolo, ha una doccia con le porte di vetro smerigliato. Nascondono la nudità. Ci sono anche il cesso, il bidet e il lavandino, a incastro – anche qui domina il bianco – e infine un grande specchio, ma lo spazio non è molto e lo specchio sembra quasi che sbatta contro i corpi, producendo un effetto di claustrofobia che aleggia nell’aria. Se si chiude la porta e si accende la luce, il bagno diventa ancora più piccolo, è come se la luce inghiottisse lo spazio riducendo i due o forse tre metri quadrati a poco più di niente. Accanto al bagno, di fronte al letto a tre piazze e allo specchio della camera, appena di seguito rispetto all’armadio a due-ante-verde-acqua, c’è una porta finestra con una tenda sempre bianca, un piccolo balcone con il parapetto in ferro battuto. Una sedia di paglia e legno. La vista è sull’ospedale.
«Fa tutto parte del gioco. Vedi, il fatto è che la camera spoglia... è importante... ti fa pensare che possa essere anche la tua camera, capisci? È più facile così, dico che è più facile per chi guarda non dare attenzione a queste cose. Io credo che quando uno guarda un film lo vede tutto e coglie anche i particolari e se io glieli do, io lo distraggo, ma se io distraessi chi guarda lui non potrebbe entrarci, nella camera dico... non potrebbe entrarci e non riuscirebbe a impersonarsi. Sì insomma se attacco un poster dei Kiss con le lingue di fuori su quel muro chi vede il film penserebbe: cazzo i Kiss, come nella stanza di Andrea. Capisci? La stanza di Andrea, non la propria, non la mia, e puff... la magia finisce. Capito? Secondo uno studio effettuato da un noto semiologo italiano la prima parte di un film porno è necessaria, crea, infatti, una situazione catartica, vedere una persona, un uomo, sulla trentina, vestito bene, tutto a puntino, che si dirige da un’abitazione A a una casa B, trasmette tranquillità allo spettatore, così si finisce per immedesimarsi. È necessario. Fondamentale. La trama è necessaria secondo il semiologo: è necessario spiegare. Altrimenti si creerebbe una sorta di ansia da prestazione visiva e quindi il film non andrebbe bene, non lo vedrebbe nessuno. L’inizio è necessario. È una cosa seria. È la stessa cosa che è accaduta con il cristianesimo, con le religioni, con il mito e il teatro. Porno, sesso, religione e rappresentazioni vanno a braccetto. C’è la necessità di umanizzare. Che si parli della verginità mariana o del cazzo instancabile di un tipo grassoccio con i baffi c’è sempre la necessità della catarsi e dell’immagine».
«Sì conosco quello studio, è di Eco mi pare. Era attuale ma non funziona più così, cioè sì, c’è sempre la necessità di farlo sentire a casa propria lo spettatore, ma ormai l’idea dell’incipit non c’entra più niente, la trama non serve, è una questione di storia e di fotografia... È la crisi, la gente va di fretta. È colpa della crisi, è tutta colpa della crisi. E così, bravi registi non possono più permettersi di acquistare macchine da presa da 35mm Arriflex 300. Ormai è una questione di budget, idee ed economia. Prima si fotte e meglio è».
Claudio Spirito rimane un poco deluso, mi ha accompagnato a questa intervista. Il cinema in generale e non il porno – anche se un po’ lo apprezza –è la sua passione. Voleva vedere da vicino una macchina da presa, non è così facile vedere una macchina da presa. Qui si usano solo fotocamere digitali Sony e anche di scarsa qualità. La sua è migliore. Claudio rimane un po’ a gironzolare sul set. Si incuriosisce. Però è un po’ deluso. Il regista, per fare un po’ di economia, è, oltre allo sceneggiatore, anche il primo cameraman, ma si becca sempre uno stipendio solo, per tutti e tre i ruoli. Ma non può farci nulla. Ci sono altri due cameraman, si scolano delle birre sul piccolo terrazzo, di fronte l’ospedale, e fumano una sigaretta a metà.
«È così ormai che funziona, è stato Adam Glasser... colpa sua: il primo stronzo che si è inventato il gonzo, quel balordo ci ha fottuto tutti, ha fottuto l’eros».
Nicola Love è il regista di questo film. Ha quarantatré anni, ed è alla sua cinquantacinquesima ripresa. Non male. Fare il regista di film porno è profondamente diverso da girare film di altro genere. Una volta non era così. «Pensa che prima facevamo addirittura i casting, i provini. Era un’altra vita. Ci voleva anche una sorta di capacità recitativa, soprattutto per le donne, dovevano giocare. Poi è arrivato Glasser... quel figlio di puttana fa i film addirittura sul casting... sai quanto costa un film a lui? Mille, millecinquecento dollari al massimo... più una ventina per le riprese con la fotocamera, e basta. Sai quanto ci tira su distribuendoli su internet? Più di settecentocinquanta dollari al giorno a film. Gira tra i dieci e i venti film al giorno... capito? Fatti due conti e hai il re del porno. Il Bill Gates... se ne vada a fare in mona». Nicola mentre parla si dimena strattonando lo sportello di un congelatore, cerca di aprirlo per prendere un paio di birre fresche: per me, per lui e per Claudio; ci mette dieci minuti, poi tira fuori tre lattine di birra di una sottomarca polacca, e lui, ora, è sudato. Già. Prima regola: prodotto scadente e basso costo.
«La birra gli attori non possono berla, questo è rimasto, cioè almeno in parte, sai in America che fanno? Sarò sincero con te. Fanno dei fottutissimi video party. Sai cosa sono? In pratica funziona così: organizzano l’addio al nubilato di una bella mogliettina mezza vergine con le manie erotiche, chiamano due professionisti, lei e lui, e lui va in giro nudo per il party, capito? Lei invece fa finta di essere un’amica della sposa, le porta anche un regalo, fa un po’ di chiacchiere e poi quando arriva lui scopano... e tutti lì a non sapere che fare... capisci? Al tuo addio al nubilato la tua compagna di scuola, Jenny o come cazzo si chiama, che non vedevi da quindici anni sta facendo un pompino a un emerito sconosciuto! Capisci? E ci cascano, cazzo se ci cascano! Non pensano alla possibilità che sia una recita, tornano a casa, sbuffano e dicono: “Jenny sei sempre stata così matta!” Ebbene Glasser che si è inventato? Di riprendere i video party con una telecamera amatoriale e poi li butta sulla rete. Sai perché il sistema funziona? Perché quelle mogliettine così suorine, così carine, non appena vedono Jenny succhiare il cazzo allo spogliarellista di turno ridono e la incitano, non fanno niente. Alcune volte le accompagnano la testa con la mano... vorrebbero farlo anche loro ma non lo fanno... cioè vorrebbero farlo nel loro desiderio più intimo. È il porno che è diventato realtà. Per questo funziona. Maledetti bastardi».
I costi sono molto più contenuti. Con diecimila euro, ventimila al massimo si possono girare anche due pellicole insieme, è una questione di montaggio. «Sì, ma non credere, i nostri fan si accorgono quando montiamo scene vecchie su un altro film, però la maggior parte non è così interessata, non è davvero appassionata».
«Avete mai usato qualche pellicola speciale o cose del genere?», Claudio prova a fare domande tecniche, ma le risposte di Nicola non sono granché: «Neanche ai tempi in cui valeva la pena fare i film, ragazzo questa non è holliwud...» Claudio si guarda intorno, arrivano gli attori, sono un ragazzo di colore, è la star del film, si chiama mister Slap; poi ci sono due ragazze, una portoricana e una rumena. La portoricana è bassa con il culo grosso, la rumena alta con le tette grosse.
«Così accontentiamo tutti i gusti... qui facciamo arte... paese che vai arte che trovi... e guarda che culo d’arte, qui».
L’attrice preferita di Nicola è Sofia Gucci, ventiquattro anni. È nata in Romania. Il suo nome d’arte è ispirato alla famosa casa di moda italiana, è sempre stata innamorata del Belpaese, della sua arte, della sua storia, del suo stile. È alta più o meno un metro e ottanta. Ha un bellissimo fondoschiena con un tatuaggio tribale poco sopra i glutei. L’Italia e gli italiani sono stati la sua fortuna. È stata “scoperta” grazie ai provini dei vari film di Rocco Siffredi sull’est Europa. Tipo: Rocco incula Praga, Rocco sfonda Bucarest, Rocco a Budapestdestroy, Rocco incula la Romania, Rocco incula la Romania 2, Un grande cazzo italiano per la Romania, Rocco incula Praga 2 – una pellicola di genere –Rocco e il Danubio ed infine il sempre classico Rocco incula la Romania 3. Nicola Love la definisce: «L’attrice più promettente degli ultimi cinque anni». È un bel complimento, le viene riconosciuta una certa capacità artistica. Ma ultimamente è passata a un genere particolare e molto richiesto dal pubblico internazionale: lo squirting. In questo modo guadagna molto di più. Per Nicola Love è stato un vero dispiacere: «Dava estetica a questa arte».
Lo squirting è un genere nato in America, neanche a farlo a posta uno dei promotori dello squirting è stato Adam Glasser, la pratica consiste nell’eiaculazione femminile, cioè nell’esplosione di fluido durante l’orgasmo. Tale fenomeno venne individuato e analizzato scientificamente nel 1638 da Regnier de Graaf, il quale identificò la “prostata femminile” e le sue funzioni, sebbene già Aristotele conoscesse la sua esistenza, de Graaf si attribuì i meriti. È costituita da un insieme di piccole ghiandole con i loro canalini situate attorno all’uretra, denominate in seguito nel 1860 da Alexander Skene come ghiandole di Skene, con funzione di espellere del liquido, aumentare la lubrificazione e la libido. Sebbene attualmente la comunità scientifica non sia pienamente concorde con la definizione di “prostata femminile” e con l’identificazione della ghiandola con il ricercatissimo Punto G, non è ancora chiaro se la secrezione del fluido avvenga tramite fuoriuscita dall’uretra e non tramite vulva – del resto è difficile avere la possibilità di effettuare degli esperimenti scientifici –ciò che è certo è che la sua composizione è principalmente costituita da zuccheri quali il glucosio e il fruttosio, che rendono il liquido piuttosto dolce, come asserisce anche Claudio. Il fenomeno è stato oggetto di discussione per tutta la comunità pornografica mondiale. La sezione pornografica della British board of film classification ne nega l’esistenza considerandolo come «della semplice urinazione durante l’atto sessuale». Alcuni tra i critici più severi del movimento AVN awards – gli oscar del porno –si sono spinti a definire la posizione della Gran Bretagna come «oltraggiosa, capziosa e colma di spirito di censura, derivabile dalla cultura fascista e repressiva della corona britannica». Padossalmente si presume che lo squirting fosse una delle pratiche preferite da Farinacci e Fanny Dini, una delle fondatrici del movimento “Fasci Femminili”.
Sofia Gucci è considerata la regina dello squirting in Europa ma le sue capacità di eiaculazione non la rendono nemmeno paragonabile alle regine della categoria, le – cosiddette –tre teste coronate americane: Cytherea, Sindee Jennings e Flower Tucci. In comune le tre pornostar hanno la dimensione piuttosto enorme delle natiche. In un famoso film, Le regine del Mississippi, si sono esibite in trentacinque eiaculazioni a testa con telecamera fissa per un totale di circa un litro e mezzo di liquido vaginale. Nel 2010 Cytherea ha raccontato: «Sono sempre più innamorata delle mie capacità, sono felice di arrivare a certi livelli, ti fa sentire una persona speciale, migliore».
«Vedi ragazzo? Ti dico una cosa sulle tue domande tecniche: sì, abbiamo scelto qualcosa in modo tecnico, come farebbero in un film per il cinema: la stanza. E non è per le pareti o cose così, è per la vicinanza, per la posizione, è vicino all’ospedale. La vedi quella borsa nera? Quella la chiamiamo la specialità, non ci sono frutti di mare dentro». La borsa nera è una comunissima borsa di pelle da lavoro, dentro ci sono gli attrezzi: cazzi di gomma, vasellina, divaricatori per la vagina e per la bocca, bottiglie di plastica del tutto simili alle magnum di champagne. E via dicendo. C’è di tutto. Il vero paradiso del pervertito. «Questo albergo è vicino all’ospedale. Littoria è una delle poche città con gli alberghi ancora vicino agli ospedali. È necessario. Se una ragazza mi rimane incastrata su un cazzo di gomma di quaranta centimetri, che faccio? Noi andiamo all’ospedale praticamente cinque o sei volte a film. E gli effetti collaterali del viagra, eh mister Slap?». L’attore protagonista è omosessuale, per fargli rizzare il suo «bambino», ripete sempre la parola «bambino», è l’unica “definizione” che conosce in italiano e rende anche bene l’idea, ha bisogno di prendere tre pasticche blu per volta. «Ma alla fine questo è un bel lavoro», e Nicola sorride alla portoricana.
Si accendono le luci e inizia il film. Io e Claudio siamo invitati a restare ma vedere due o tre persone che scopano a luci accese non mi è mai interessato molto. Non è davvero arte. Non sono d’accordo con Nicola Love. Non so cosa sia il cinema porno, né perché si guardano i film porno, né esattamente come ha fatto internet a diventare meta assidua della percentuale più alta di maniaci sessuali. Però mi dispiace una cosa, una cosa che credo che nessuno abbia notato mentre leggeva questa storia. La cosa che più di tutto mi dispiace è che, appena arrivati, Nicola mi ha pregato di non riportare nessuna domanda sul rischio di malattie veneree nel cinema porno, nessuna domanda sull’uso del preservativo, nessuna domanda sul livello di pulizia e controllo sanitario. Nessuna. Nessuna, nonostante la vicinanza con l’ospedale. Anche quando ho provato, naturalmente di nascosto, a rivolgere le mie domande sulla malattia alle due attrici protagoniste, la rumena e la portoricana, quelle non hanno voluto rispondere. Solo mister Slap mi ha detto una cosa: «It’s too late, man».
Originale nel soggetto e nella forma. Lo stile e' crudamente sarcastico e di facile lettura. A me e' piaciuto.
"prima si fotte e meglio è"
Ma questo è un racconto porno, cioè è pesante, però ha un bello stile
è il primo racconto che leggo su questo sito e mi è piaciuto molto. Continua così!
Grazie mille per i commenti.
@ per Lisetta:
beh diciamo che è un racconto che parla di pornografia quindi è normale che sia un po' crudo.
Questo racconto ha uno stile molto interessante, lo trovo molto ironico, ma avete pubblicato altro di questo autore? non riesco a trovare nulla :(
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