Crisis Generation

Paura e delirio al call center

racconto di Fabrizio Miliucci

Tuu – tuu – tuu.
«Pronto».
«Buonasera, parlo col signor Silvano Caccone?»
«Sì».
«Buonasera signor Caccone, sono Marco Rossi e la chiamo dagli uffici commerciali della Furious.net, la contattavo semplicemente per informarla sulle nostre ultime novità per quanto riguarda telefonia e internet, lei usa internet a casa signor Caccone?»
«Mmm... no».
«Benissimo, le potrà comunque interessare il nostro nuovo piano tariffario per le chiamate urbane e...»
«A me non me interessa proprio niente!»
«Signor Caccone, posso chiederle quanto spende bimestralmente per le sue chiamate?»
«So’ fatti mia! »
Clak

Filippo sentì il clak della cornetta attraversargli il cervello da una parte all’altra della cuffia. Non riuscì a trattenere una smorfia di fastidio. Oramai erano due mesi che lavorava al call center, faceva il turno 14-19, la sua resa era più o meno di un contratto al giorno (i senior ne facevano anche cinque) e con quella media riusciva a portarsi a casa quasi quattrocento euro al mese. Filippo sistemò i fogli davanti a sé, scrisse nell’apposito form che Caccone Silvano rifiutava la conversazione e si mise a digitare un altro numero. Una zanzara si posò sulla scrivania di compensato giallo. Filippo allungò una mano e la spedì all’altro mondo.

Tuu – tuu – tuu.
«Pronto?»
«Buonasera signora Pecoraro mi chiamo Silvano Caccone e la chiamo dal servizio commerciale della Furious.net, la stavo contattando in quanto ci sono state delle nuove attivazioni nella zona di Roma sud, la sua zona, e lei risulta la vincitrice di un abbonamento speciale che le permette di avere chiamate gratis verso tutti i fissi d’Italia e un’opzione preferenziale per la navigazione internet... lei è molto fortunata signora Pecoraro! Solo per lei siamo in grado di offrire anche mille minuti di chiamate verso tutti i numeri mobili...»
«Ma...»
«…Verso tutti i numeri mobili, oltre a un collegamento illimitato alla fantastica tv di Furious.net! Se mi conferma gli estremi dei suoi dati anagrafici procediamo subito con la sottoscrizione per attivare l’offerta...»
«Ma io so’ vecchia».
«E che c’entra signora, la nostra azienda è lieta di fornire i propri servizi alle persone non più giovani, e poi con una voce così gradevole cosa potrà avere? Quaranta, quarantacinque anni a dir tanto...»
«Se... lei è tanto gentile, ma io...»
«Signora, oggi le capita una fortuna più unica che rara che le permetterà di abbattere i costi della telefonia e risparmiare qualche soldino sui conti di fine mese, lei vuole risparmiare a fine mese, vero?»
«Sì...»
«E allora deve solo effettuare le semplici operazioni che le indicherò tra poco, non abbia timore, la Furious.net è un’azienda famosa in tutto il mondo, sicuramente ha visto la nostra pubblicità in televisione, ha milioni di clienti soddisfatti e ci tiene a offrire un servizio superiore, inoltre nel 2011 ha vinto il premio “Società di qualità” votato dai consumatori come lei...»
«Va bene, va bene... ma solo perché lei ha una voce così dolce... che devo fare?»
«La ringrazio molto del complimento signora Pecoraro, ora procederemo con una semplice registrazione a sua tutela per ricapitolare quanto ci siamo detti, lei deve semplicemente confermare quanto le chiederò... allora: questa registrazione viene effettuata ai sensi della norma vigente sulla privacy, mi conferma che lei è la signora Pecoraro Maria Grazia?»
«Sssì?»
«Mi conferma di voler aderire al piano Chiacchiera Internet
«…»
«Deve dire sì, signora…»
«…Sì…»
«Mi conferma di aver preso visione degli estremi dell’offerta Chiacchiera Internet e di volerne sottoscrivere il piano?»
«…S…»
«Complimenti signora! Lei è ufficialmente una neoabbonata! Nei prossimi giorni sarà raggiunta dai nostri tecnici per l’installazione del modem e della parabola, io la ringrazio moltissimo e le auguro una buona serata, arrivederci!»

Filippo chiuse la comunicazione. Durante la telefonata non se ne era accorto ma gli sguardi della sala erano puntati tutti su di lui. Tirò un sospiro di sollievo e si lasciò scappare un bel sorriso per la stampa. Un timido applauso si alzò dalle altre postazioni. Filippo andò verso la lavagna calamitata, prese uno degli smile liberi e lo collocò con soddisfazione accanto al proprio nome. E per questa settimana siamo già a cinque, pensò, evvai... mi merito un bel caffè!

Mentre la macchinetta buttava il suo piscio nero nel bicchiere di plastica bianca Filippo si girò a considerare la sala. Trenta capocce cuffiettate corrispondevano ad altrettanti operatori intenti a scovare negli elenchi qualcuno interessato a comprare quel cazzo di abbonamento telefonico; da poco distante alcuni kapò li aiutavano/controllavano con indicazioni precise. Gli parve un organismo efficiente e funzionale, giusto, logico.
Quando parlava con qualcuno non era mai in grado di spiegare il suo lavoro, quel posto conservava per lui una refrattarietà descrittiva che per disperazione gli faceva riassumere il tutto con frasi del tipo: «Alla fine non è poi tanto male», oppure «comincia a piacermi sempre di più». I suoi amici (quelli che non avevano mai messo piede in un posto del genere almeno) quando gli chiedevano «coma va a lavoro?», assumevano un’espressione imbarazzata come se stessero toccando un tasto molto dolente e nella conversazione che ne seguiva citavano film come Fuga dal call center o Generazione mille euro facendo su e giù con la testa. Merda. Quei film e film del genere erano merda senza senso che non descrivevano per niente la normalità di posti come quello, proprio come non ci riusciva lui, e semplicemente perché di quei posti non gliene frega niente a nessuno, nemmeno a chi ci lavora dentro, nemmeno a chi è sfruttato. Chi sta in un call center è lì perché vuole fare altro e non ci sta riuscendo, chi dirige un call center non ha trovato altri modi per fare soldi, e chi prova a descriverli, quei posti, è solo perché ha annusato un mercato che promette bene.
Filippo pensò tutto questo buttando giù in una sorsata il veleno chimico della macchinetta e si avviò verso la postazione determinato a infinocchiare qualche onesto lavoratore. L’adrenalina da contratto chiuso era ancora in circolo e lo rendeva sfacciato e qualunquista. Era il quinto caffè che buttava giù in tre ore. Quel giorno non aveva nemmeno pranzato, ma stranamente non sentiva fame.

La team leader si avvicinò da dietro mentre Filippo litigava con un allevatore sardo circa la convenienza di avere internet a 100 mega nella stalla e gli sfiorò un braccio, lui sobbalzò come se lo avesse beccato un tiro di cerbottana. «Che c’è?», disse con gli occhi sgranati dal terrore.
«Niente, stai calmo, appena hai finito vieni di là in sala riunioni... dobbiamo fare un briefing... ci sono anche gli altri... tranquillo». Filippo troncò la questione col sardo (tanto non era cosa) si sfilò le cuffiette e si diresse dall’altra parte della sala con passo incerto. Se in quei due mesi aveva imparato qualcosa era che briefing significa cazziata. Quando fu dentro si sistemò a sedere. Alla sua sinistra la team leader scartabellava alcuni appunti e a destra il capo swicciava sul suo Blackbarry.
«Allora... vi abbiamo fatto venire qui perché dagli ultimi report è risultato che siete un po’ in calo, non vi sto dicendo che andate male, sia chiaro, è solo che siamo preoccupati per voi, tra pochi giorni ci saranno altre selezioni e arriverà gente nuova, non vorremmo che qualcuno di voi fosse costretto a... insomma, per quattro cinque contratti, non è il caso... Io adesso lascio la parola a Shaula perché è lei nel dettaglio che segue queste cose... però ragazzi, si tratta di avere solo un po’ di grinta in più... siete bravi, ma vi manca quel passetto per diventare senior... io lo dico anche per voi... so che avete un affitto da pagare e, guardate, noi ci teniamo più di tutti a farvi fare una vita dignitosa, a darvi uno stipendio dignitoso... io il mese scorso mi sono vergognato di fare delle buste paga da duecento, duecentocinquanta euro, e ve lo dico sinceramente... purtroppo però, voi lo sapete meglio di me, siamo tutti venditori e i contratti sono la ninfa vitale di quest’azienda... per questo vi stiamo facendo questo briefing, per motivarvi, forza ragazzi... adesso sentiamo un po’ le cifre da Shaula...»
Per tutto il tempo del discorso i presenti compreso Filippo avevano annuito costantemente, senza nemmeno pensare di interromperlo.
La team leader estrasse un foglio e cominciò la pubblica conta: «Bene, questi sono i dati delle prime due settimane di febbraio, Erika...»

Al nome di Erika si sentì un botto terribile. Uscirono tutti fuori dalla sala in pochi secondi. Una ragazza dell’amministrazione era caduta per le scale del soppalco e si era rotta la testa contro uno spigolo. Il sangue usciva copiosamente. Ma la cosa più impressionante erano i suoi occhi, rovesciati all’indietro. Il capo cominciò a strillare ordini ma tutti i presenti erano nel panico, compreso lui. Nessuno fece niente.


6 Febbraio 2012




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Commenti



alle 10:21 del 7 Febbraio 2012

Antani dice:

Credo che la peculiarità di questo racconto sia di rendere normale una situazione fuori dal comune.

alle 2:39 del 10 Febbraio 2012

Globus dice:

Secondo me una delle peculiarità di un bravo scrittore è saper cogliere gli aspetti più grotteschi della vita e riportarli su carta in modo che anche il lettore possa scovarli all'interno della prosa e compiacersene. È come se i due, lettore e autore, si strizzassero l'occhiolino. wink

alle 13:17 del 11 Febbraio 2012

Fabrizio dice:

Date le circostanze a forza di occhiolini mi cadranno le palpebre!!

alle 13:50 del 1 Marzo 2012

Serena dice:

e bravo!!!

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