Un senso di malessere che prende allo stomaco e che sale a ogni pagina, e la voglia. La voglia di andare a stanare i fatti nel punto in cui tutto si inceppa, la luce si spegne e viene svelato lo scandalo di una verità indicibile e inascoltabile. È lì che si annida la violenza, intrisa della smemoratezza di qualsiasi dignità umana. Storie di un’infanzia tradita e senza diritti che si intrecciano confondendo volti, volti innocenti, volti violati, che non hanno più lacrime da versare, volti violenti, spudorati, affamati, volti perduti per i quali il domani non è diverso da ieri.…
Siamo abituati sempre più a scrittori dalla presenza ingombrante per cui le loro opere passano in secondo piano rispetto al “Personaggio” (da notare la maiuscola). Ogni tanto però, per fortuna, capita di imbattersi in romanzi che bastano a se stessi. E allora è il libro ciò che veramente conta. Con la sua copertina, il titolo e i personaggi che vi si agitano dentro. Questo è il caso d Il senso dell’elefante dello scrittore riminese Marco Missiroli edito da Guanda. Bella è la copertina: il giallo acceso della finestra di un palazzo immerso nel blu cobalto della notte è sorvegliata da un uomo…
Un’altra pagina che sa di parete. Ti risucchia il suo intonaco fresco, con le braccia distese e il naso all’insù e per sopravvivere vuoi vederla arredata. Il bianco, si sa, può sconfiggerti. Cerchi tende, cassetti, scaffali pieni di parole, perché quella diventerà la tua stanza. E vuoi abitarla sorridendo. Qualcosa mancherà sempre, avresti potuto scegliere un tavolo più grande, per annotare le notti in cui non hai dormito, fiori così forti da abbattere anche i muri, quadri enormi per strapparti dal gorgo della tua poltrona. Ma insomma, quello spazio ti racconta. E in questo deserto chiarissimo da riempire con cura,…
Scommetto che si è divertito Carlo Sperduti a scrivere questo libro, debutto romanzesco, testo spassosissimo a partire dal titolo – Caterina fu gettata – che potremmo definire surreale. Romanzo lo è davvero nonostante la piccola precisazione dell’avvertenza che afferma: «quanto segue non è un romanzo» contraddicendo la quarta di copertina. La scrittura è scorrevole, leggera, a tratti ironica mai pedante e il sorriso affiora sulle labbra di tanto in tanto, senza esagerare. Gli ingredienti sono semplici: una giovane coppia di fidanzati, un locale dove incontrarsi, una gatta, una buccia di banana. Tutto ha inizio con un equivoco paradossale che dà il via…
Il cappello nero a cilindro è inconfondibile. Questa volta nella sua ventesima fatica, Amélie Nothomb, travestita da se stessa, compare in scena all’inizio del suo ultimo romanzo, Uccidere il padre (Voland), a un raduno di maghi a Parigi il 6 ottobre 2010. Qui incontra due uomini americani, uno sui trent’anni che ammalia la platea di un bar con i suoi giochi illusionistici, e uno sui cinquanta che se ne sta voltato di spalle seduto al bancone totalmente indifferente allo spettacolo. Palese è il riferimento del titolo al complesso di Edipo, uno degli archetipi della civiltà occidentale: uccidere l’autorità rappresentata dal…
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