Vittorio Sereni è uno degli autori che ogni aspirante poeta o scrittore, in genere, dovrebbe avere sul comodino. In lui ritroviamo la trasparenza linguistica, i temi e la dialettica sofferta tipici della grande poesia. La coscienza, spesso sotto forma di poesia intimistica, costituisce, per l’autore, un macigno ineludibile, quell’ostacolo invalicabile dal quale non si può prescindere. I conti risultano sempre aperti e sono lo spunto di una profonda autoanalisi, di un’accurata disamina storica e sociale. Sereni aveva preso parte alla seconda guerra mondiale ed era stato prigioniero in Algeria, fatto personale e storico alla base della raccolta Diario d’Algeria. Inoltre,…
L’ombra sua torna che era dipartita (Dante Alighieri, Inf IV) Dante e Petrarca, i due grandi occhi della letteratura italiana delle origini spalancati verso il futuro (prendo la metafora da Benvenuto da Imola, che la utilizza a proposito di Dante e del suo «primo amico», Cavalcanti) rappresentano, nel corso della cultura italiana, una diarchia litigiosa, la storia della quale è scandita da lunghi e reciproci spodestamenti. Per molti secoli – quelli del classicismo di antico regime – è Petrarca il princeps indiscusso della civiltà letteraria italiana, autore, con i Rerum vulgarium fragmenta, del libro che, nel Cinquecento, Pietro Bembo…
La produzione lirica alfieriana, tra le più prolifiche di quelle tardo settecentesche, non ha mai incontrato fino ad ora un adeguato interesse storiografico. Nell’ambito dell’opera dello scrittore astigiano, una ricezione molto più profonda e appassionata è stata quella riservata alla Vita, autobiografia romanzata dove si celebra, tra bagliori pre-romantici, la vigilia del romanzo italiano; e, soprattutto, alle tragedie, genere che nella nostra letteratura, dopo la fervida restaurazione cinquecentesca, non aveva ancora conosciuto, malgrado diversi tentativi, soprattutto quelli del Della Valle e del Maffei, sicuri traguardi artistici (degni cioè di essere paragonati a quelli raggiunti dalla tragediografia europea tra ‘600 e…
Amélie Nothomb è tra quelle scrittrici che dividono nettamente critici e lettori. I suoi libri sono caratterizzati da una scrittura lucida e – allo stesso tempo – allucinante, da storie singolari da personaggi atipici che – per lo più – riflettono una realtà frenetica, a mezza via tra alienazione globalizzata e spinta all’introspezione. Questo è alla base di alcune personalità disturbate, o quantomeno atipiche, di individui problematici e sempre sull’orlo della crisi. Se Moravia con l’Automa denunciava l’estraniamento e l’alienazione dell’uomo occidentale e se Pirandello con Uno, nessuno, centomila, metteva in luce la crisi d’identità e l’affanno ad affermare la…
«C’era bisogno della vita, della morte/ C’era bisogno della lirica, bisogno dell’amore,/ C’era bisogno di te e della Regina polacca / […] della vodka e della saliva». Poche, indicative e sintetiche strofe illustrano la poetica di Rafał Wojaczek. In questi quattro versi si cela difatti il suo intento lirico, l’esigenza di una poesia interamente concentrata sui grandi temi della vita, della morte, dell’amore e dell’affanno umano. Tuttavia, sebbene l’oggetto poetico è anche troppo comune, la poesia di Wojaczek si distingue per il modo rude, brutale, certamente stravagante della sua composizione. Il suo è un linguaggio viscerale, scosceso e corporeo. La…
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