Intervista a Francesco Barbi, autore de “L’acchiapparatti”
Ciao Francesco. Innanzitutto grazie per l’intervista. Da un po’ di tempo si parla di questo tuo libro “L’acchiapparatti”. Quando lo lessi, rimasi molto colpito. Esiste quindi un fantasy italiano? Come collocheresti questo tuo libro?
Credo che qualunque autore che scriva in modo onesto, spontaneo, e in contatto con il proprio mondo interno, non possa evitare di lasciar trapelare, in maniera più o meno evidente, il contesto socio-culturale nel quale è immerso. Io sono italiano e le mie origini e l'ambiente in cui sono vissuto hanno lasciato nel libro tracce forse più profonde di quanto credessi o intendessi. Mia madre era un'insegnante di lettere, che mi ha trasmesso la passione per la storia; mi portava in giro a vedere paesi medioevali, musei, quadri e statue, chiese e castelli, mi raccontava e leggeva storie, aneddoti e leggende "italiche". Sono cresciuto con film emblematici come "L'armata Brancaleone", libri come "La chimera", "Il visconte dimezzato", "Sei personaggi in cerca d'autore", "I malavoglia", "Storie dell'anno mille"... Tutte opere trasudanti e intrise della realtà del substrato culturale e storico dell'Italia.
“L'acchiapparatti” potrebbe essere catalogato come un libro low-fantasy, ma presenta spunti e aspetti caratteristici di altri generi che lo rendono un romanzo un po' atipico: tratti che lo riconducono a una favola noir, senza epica né eroi, capitoli che sfociano nell'horror, un'attenzione particolare alla psicologia dei personaggi, siparietti quasi comici in un'ambientazione comunque tetra e sanguinaria, gotica e grottesca.
Sicuramente avrai uno o più autori di riferimento. Mi sbaglio? Quali sono?
Sono un lettore onnivoro e non mi pare di poter dire di avere veri e propri autori di riferimento. A una domanda più o meno analoga che mi è stata fatta nel corso di un incontro a cui ho partecipato al Salone del Libro di Torino ricordo di aver risposto di non essere stato influenzato da alcun autore in particolare, ma da tutti quelli che ho letto...
Limitandomi però a considerare gli influssi che possono intravedersi nella storia che fa da sfondo a "L'acchiapparatti", potrei citare "Lo strano caso del Dr. Jeckill e di Mr. Hide", "Frankenstein" e "Il ritratto di Dorian Gray".
Invece, dal punto di vista stilistico, ultimamente ho apprezzato e letto con particolare concentrazione alcune opere di Lansdale, Simenon, Don Winslow e Willeford, per citare alcuni autori che mi vengono in mente al momento.
Parlaci un po’ del tuo libro.
Come accennato,"L'acchiapparatti" è un romanzo low-fantasy piuttosto atipico. Non solo perché presenta contaminazioni da altri generi e più toni o registri narrativi, ma anche per la costruzione della trama, in cui il caso e l'inaspettato hanno il loro peso, e per i personaggi, assai lontani dai soliti eroi. In effetti, credo che siano questi ultimi, nella loro diversità e umanità, il punto di forza del libro.
Per chi fosse interessato, questo è il link al sito-blog dedicato a "L'acchiapparatti":
http://lacchiapparatti.bcdeditore.it/
Il libro è stato inizialmente pubblicato da una piccola casa editrice e, se ho capito bene, ha poi avuto un percorso editoriale particolare. Come è andata? Come sta andando invece la promozione?
La prima edizione del libro, dal titolo "L'acchiapparatti di Tilos", è stata pubblicata da Campanila nel settembre 2007. Ha riscosso un ottimo consenso da parte dei lettori e, nonostante non avesse avuto la possibilità di una grande diffusione, in rete se ne è parlato molto. A marzo dell'anno scorso ho ricevuto la telefonata di Cristina Lupoli Dalai che, dopo aver letto il romanzo su suggerimento di un collaboratore di fiducia, mi ha comunicato l'interesse della casa editrice di Milano, la Baldini Castoldi Dalai. La seconda edizione del testo, interamente riscritto e dal titolo "L'acchiapparatti", è uscita in libreria nel marzo di quest'anno.
In rete la promozione, sempre che si possa parlare di promozione nel caso in cui non venga fatta da chi è direttamente interessato o coinvolto, sta andando bene. Per quel che riguarda gli altri mezzi di comunicazione, sinceramente parlando speravo in qualcosa di più. D'altra parte siamo in un paese in cui il genere fantastico ha più difficoltà degli altri nel porsi all'attenzione.
Quanto è servita la rete per “far parlare” del tuo libro?
Come detto, in internet si è parlato molto del libro, fin dalla prima edizione. Io non "frequentavo" la rete prima del 2007 e non l'ho utilizzata per "far parlare" del mio libro. Solo successivamente, visto che si parlava dell'acchiapparatti, ho iniziato a essere "presente" e, in alcune occasioni, a sfruttarla. La rete è senza dubbio un possibile strumento di promozione, ma a differenza di altri è molto poco controllabile (e d'altra parte questo è un suo pregio, per diversi aspetti).
Progetti nel cassetto?
Molti. Qualche mese fa ho terminato l'ultima revisione di un libro di racconti di fantascienza distopica dal titolo “Marchi indelebili”. Si tratta di una serie di storie che si intrecciano e che hanno tutte come protagonista la società tetra e totalitaria che viene rappresentata.
Al momento sono invece completamente assorbito dal seguito de “L'acchiapparatti”. Ho scritto una quindicina di capitoli e spero di concludere la prima stesura entro novembre o dicembre.
Per quel che riguarda il futuro meno prossimo, non so di preciso, ho diverse idee in ballo e sto valutando anche la possibilità di cimentarmi in altri generi.
Ti ringrazio, a presto e in bocca al lupo.
Grazie a te. Crepi il lupo.
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