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“Parole” di Jacques Prévert

articolo di Angelo Gasparini

Jaques Prévert è uno dei monumenti della poesia, del Novecento e non. Quando lo si nomina, si pensa spesso alle sue poesie d’amore, liriche senza tempo impresse nella memoria di ognuno di noi. In realtà, sarebbe limitativo inquadrarlo solo in questa ottica, perché Prévert, soprattutto in Parole, è anche un poeta della realtà, un poeta civile e incarnante valori universali.
Da un punto di vista meramente tecnico, Prévert fa spesso il ricorso a metafore, rime baciate o interne, assonanze, consonanze, anafore e refrain per tenere desti i lettori. Letterarietà e illetterarietà nella sua poetica vanno di pari passo: la prima nelle scelte lessicali e strutturali del testo, la seconda in quel gioco-compiacimento e in quell’ironia sfumata che, senza mai eccedere, si prendono gioco della letteratura stessa. Un altro ingrediente determinante per il suo successo duraturo è sicuramente la lingua semplice e immediata: un linguaggio che non per questo è superficiale e, al contrario, cela una meditazione profonda che, esplicitamente o in modo subliminale, giunge alla coscienza del lettore.
Parole è un vero e proprio tuffo nella realtà, scritto in un periodo in cui uscire dal limbo letterario e immergersi nella vita reale più che una scelta era un’esigenza.
Sceneggiatore di professione, il poeta francese dà ai propri testi una comunicatività forte e immediata, riuscendo a toccare le corde più intime del lettore. Tra inciso e cantabilità, i suoi componimenti hanno solcato la storia della letteratura europea, la letteratura con la elle maiuscola. Le immagini prendono forma dalle parole e sono così forti da fare risuonare i significanti nella coscienza di ognuno di noi: seguono il ritmo che l’autore ha deciso di dargli alternandosi come sequenze di un film, come enjambement visivi dotati di straordinaria eloquenza.
Prévert sceglie la via della realtà, della poesia del quotidiano, per testimoniare la storia attraverso la microstoria di chi la subisce (“In famiglia”). Alla base della sua poetica c’è un istinto chiarificatore, di coerenza verso di sé e demistificazione della realtà, spesso sfuggente e sovraffollata di luoghi comuni. La satira, intesa come vocazione, è uno strumento tanto per il poeta – per inquadrare il mondo con disincanto – quanto per i lettori, stimolati a riflettere. Nella “Canzone delle lumache”, gioco, ironia e fine pedagogico si fondono come nelle Favole di Fedro.
La denuncia è sempre esplicita: denuncia della venalità, della guerra, dello sfruttamento, dell’indifferenza di un mondo alienato che prosegue imperterrito il suo ciclo di affarismo sfrenato e in cui l’uomo, suo malgrado, altro non è che l’ingranaggio di una macchina programmata per la ricchezza di pochi potenti. I componimenti amorosi colpiscono per il loro intimismo e la loro delicatezza. Tuttavia, se una lirica come “Le foglie morte” risente del tardo petrarchismo d’inizio Novecento, in “Immenso e Rosso”, come in molte altre poesie, il sentire del poeta si contrappone al paesaggio esterno: «Immenso e Rosso / sopra il Grande Palazzo / Il Sole d’inverno / Viene e se ne va / Come il mio cuore con lui sparirà». Se il paesaggio è pennellato con brevi ma precisi tocchi, la sofferenza del poeta, acerrima e sfuggente, è liquidata in un inciso che non lascia spazio a commenti. L’amore è spesso affabulato nella narrazione, ma non utopico nel figurarsi: «Questo amore / bello come il giorno / Cattivo come il tempo / Quando il tempo è cattivo […] Questo amore che faceva paura agli altri / Che li faceva parlare / E li faceva parlare e impallidire». È, indubbiamente, una delle poesie d’amore più belle che siano mai state scritte, dove l’amore e il dolore si mescolano continuamente e che si conclude come una preghiera laica indirizzata all’amore stesso: «Dove tu vuoi / Dacci un segno di vita / Più tardi, più tardi, di notte / Nella foresta del ricordo / Sorgi improvviso / Tendici la mano / Portaci in salvo».
Jaques Prévert è un poeta che può insegnare ai giovani la difficile arte di una poesia sfumata e coerente. Parole è una raccolta ancora godibilissima, un modello di poesia originale, accorata e integerrima.


2 Febbraio 2012



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