Mercoledì 7 dicembre, all’interno della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria “Più libri più liberi”, si è svolto l’incontro Nuovi percorsi: Come cambierà l’editoria. Progettazione e produzione editoriale, a cura dell’Associazione Italiana Editori. Lo scopo principale che l’evento si proponeva di raggiungere era di orientare la platea, composta per la gran parte da studenti universitari, nel vasto oceano dell’editoria italiana, teatro di cambiamenti di difficile comprensione. Sono intervenuti lo scrittore Pierdomenico Baccalario, Emanuele Di Giorgi della casa editrice Tunué e Antonio Tombolini, amministratore delegato della Simplicissimus Book Farm. Moderatore del dibattito è stato Giovanni Peresson, esperto di ricerche di mercato e consulenze editoriali.
Dalla discussione è sembrato emergere subito un denominatore comune: il mondo editoriale mondiale si sta modificando per mezzo delle nuove tecnologie; soprattutto per quanto riguarda i libri digitali, ogni singolo anello della catena editoriale sa che per sopravvivere dovrà attuare delle strategie innovative. Il problema è che non si è ancora in grado di stabilire quale sia la strada corretta da intraprendere. Baccalario ha sottolineato come nell’era digitale sia necessario, in tal senso, trovare un modo nuovo per raccontare le storie: dovrà essere compito degli autori inventare percorsi narrativi non convenzionali, delle storie pensate e create per i nuovi mezzi a disposizione. C’è, dunque, urgenza di avere nuove idee, come sostiene anche Tombolini, il quale considera il cambiamento che investirà il settore editoriale come un grande vantaggio per tutti quei giovani che hanno tra i loro sogni quello di entrare in questo mondo. Basterà saper cogliere in anticipo i segnali di novità di questa fase per inventare strade che permetteranno nuovi sbocchi professionali. Tombolini, attraverso il supporto di vari dati in suo possesso, ha mostrato come già adesso negli Stati Uniti almeno il 20% del mercato editoriale sia composto da ebook e ha spiegato come, dal suo punto di vista, il timore che si respira nel mondo dell’editoria sia eccessivo: i vari attori del processo editoriale (autore, editore, tipografi, librai, ecc.) dovranno semplicemente reinventarsi per restare in vita e, anzi, alcuni di loro avranno solamente da guadagnare dalla situazione che si verrà a creare.
Un esempio portato a sostegno di quest’ipotesi è inerente al fenomeno del Self-Publishing. Attraverso la possibilità di auto-pubblicarsi a bassissimo costo un esercito di nuovi scrittori potrà immettersi sul mercato senza dover sottostare alle barriere di spesa e alla volontà delle case editrici. L’aumento spropositato di titoli dovrà però necessariamente essere gestito per permettere ai lettori di orientarsi e in questo gli editori avranno un ruolo chiave. Gli stessi scrittori poi sentiranno l’esigenza di veder valutati da occhi esperti i propri lavori: si rivolgeranno quindi agli editor, che di conseguenza non cesseranno di esistere. L’unica incognita che Tombolini ha valutato come rilevante è quella del ruolo del pubblico. Se è vero che con l’avvento del digitale i lettori sono aumentati, è anche vero che i testi che vengono fruiti sono immensamente più brevi. Pare infatti che il lettore si sia disabituato alla fruizione di testi lunghi che richiedono un grosso sforzo nel tempo: che cosa allora dovrebbe portarlo a comprare un libro digitalizzato nel prossimo futuro? Per ora nessuno sa dare una risposta a tal quesito. Forse una soluzione potrebbe essere quella di capire le richieste dei fruitori e rispondervi conseguentemente con prodotti di qualità. Anche perché, come ribadito varie volte durante il dibattito, è solo grazie al passaparola che una qualsiasi strategia di marketing può funzionare e il passaparola è dato dalla soddisfazione dell’acquirente e, quindi, dalla qualità.
A prendere la parola è stato, infine, Emanuele Di Giorgi, il quale ha rivolto alla platea di giovani che lo ascoltava un consiglio: ha suggerito di non fermarsi assolutamente alla mera formazione universitaria, ma di guardare oltre, spostando lo sguardo verso un futuro che non è ancora stato scritto. A suo parere, infatti, per avere successo, per potersi affermare nel settore editoriale, è necessario saper sviluppare delle nuove proposte, delle nuove logiche editoriali. Bisogna, insomma, sapersi differenziare uscendo dai dogmi precostituiti del presente orientandosi verso le infinite potenzialità del futuro.
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