InScena

Ciechi

articolo di Matteo Chiavarone

2010

 

Adattamento e regia Tenerezza Fattore

Con Valeria De Angelis, Dario Biancone, Riccardo Monitillo,Alberto Mosca, Giorgia Guerra, Andrea Murchio, Diana d’Angelo, Vanina Marini, Roberto Fazioli, Fabiano Danilo Vanella, Daniele Antonini, Giorgia Pordenoni, Giacomo Ferraù, Nicola De Santis, Luca Calone, Tiziano Mariani, Immacolata Mercadante, Claudio Nicolini e con la partecipazione degli allievi dell’ Accademia Cassiopea Filippo Andreetto, Elena Bernardo, Barbara Bianchi, Cristiano Caccamo, Chiara Casali, Giuseppina Loschiavo, Chiara Postacchini, Arianna Saturni. Con l’amichevole contributo di Giulia Innocenzi

Movimento scenico Luca Ventura
Movimento coreografico Valeria Baresi

A pochi giorni dalla morte del premio Nobel Josè Saramago è andato in scena a Roma un bello spettacolo, “Ciechi”, tratto dal capolavoro Cecità, libro che fece discutere al tempo della pubblicazione (in Italia prima con Einaudi, ora con Feltrinelli) per il linguaggio usato e per la forza delle immagini. Lo spettacolo, della regista e drammaturga Tenerezza Fattore, che ha fatto veramente un buon lavoro (in attesa di vedere nel nostro paese la trasposizione cinematografica di Meirelles) è stato portato in scena al Teatro Piccolo Eliseo dal 29 giugno al 4 luglio in anteprima nazionale, un progetto simbolico-allegorico che, sullo sfondo di una critica sociale, abbraccia la tematica della responsabilità personale.

L’epidemia di cecità bianca, candore luminoso che non si sa da cosa derivi, costringe una città senza nome a rinchiudere in una specie di carceri-manicomio i contagiati, novelli untori di una peste moderna. Per mettere in pratica l’atroce macchina che Saramago seppe costruire a meraviglia, la regista prova a ricostruirla con trenta attori. Si sente in platea il “bieco abbrutimento” a cui sono sottoposti.

Ma da questa peste mortifera che tira fuori il peggio dagli esseri umani, a salvarci c’è un gesto d’amore – la scelta di una donna di farsi internare nonostante ci veda benissimo per rimanere accanto al marito – che diventa una luce flebile su cui lanciare il nostro sguardo.

Lo spettacolo diventa di per sé un’esperienza collettiva – fisica e mentale –  liberandoci di emozioni disparate, anche quelle rimosse. 


14 Luglio 2010




Chiudi





© 2010 - 2012 flaneri.com – Tutti i diritti riservati. Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma – Autorizzazione N. 54/2012 del 15/03/2012