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Libri

L’alta tensione di Elia Kazan

A proposito di “Gli assassini”

di Giovanni Bitetto / 8 luglio

Quando registi, attori o musicisti si cimentano con la scrittura il disastro è sempre dietro l’angolo. Tradurre il proprio talento attraverso un altro canale, sebbene si frequenti il genere letterario da appassionato, è un’operazione rischiosa che richiede una buona dose di coraggio. La voglia di mettersi in gioco non è mancata a Elia Kazan, fra i grandi del cinema del Novecento, con la macchina da presa in mano, né attraverso le sue scelte di vita, che spesso hanno dato adito a polemiche. Kazan è una figura ambivalente, spigolosa, difficile da categorizzare. Allo stesso modo Gli assassini (Centauria, 2019) è un libro ambizioso, una prova narrativa che supera le aspettative e si confronta ad armi pari con la produzione cinematografica dell’autore.

Anni Sessanta: Cesario Flores, è un sergente dell’aeronautica statunitense, vive in una base del New Mexico assieme alla famiglia, è chicano, è stato un eroe di guerra durante la Seconda guerra mondiale. Di lui sua moglie Elsa dice: «Tre cose avevano sconcertato Elsa. Quando lo aveva sposato in Baviera, Cesario era un americano. In America era invece un messicano. In Baviera Cesario era ricco e i servi si contendevano i suoi dollari. In America la famiglia se la cavava a stento e non poteva certo per mettersi dei domestici. In Baviera Cesario era un eroe. In America un membro di una minoranza».

Flores vive sulla propria pelle le contraddizioni dell’America, ma non sembra accorgersene, perché è imbevuto di spirito patriottico, e lui stesso alimenta le idiosincrasie del suo Paese. Elsa e Cesario hanno una figlia – Juana – che decide di sfidare la disciplina militare nel cui segno è stata educata e fuggire con un gruppo di hippie. Le idiosincrasie della sua scelta verranno a galla, perché nella comune ai confini del deserto si riproducono le stesse storture della società che ha generato questi figli in cerca di libertà.

Cesario deve salvare sua figlia dalla violenza di uno spacciatore-guru, lo farà nel peggiore dei modi: uccidendolo. Ma Cesario è un assassino o ha agito per legittima difesa? Juana approva la sua scelta? E soprattutto un militare all’epoca delle contestazioni può uccidere impunemente un “capellone”? Sono tutte domande da cui parte la vicenda di Kazan, un viaggio nella faglia ideologica americana, all’incontro fra due culture – i padri e i figli – che si riconoscono sotto l’egida della violenza, nascondendo le contraddizioni comuni dietro rivendicazioni opposte. L’autore non si schiera dalla parte di nessuno, mostrando la crudeltà della disciplina militare e la follia “mansoniana” – altrettanto pericolosa – dei contestatori.

Kazan prende di petto il genere thriller e, con la sapienza di chi ha modellato l’immaginario americano, orchestra una trama avvincente, ricca di colpi di scena, un film in potenza su carta, in cui le immagini si susseguono e i dialoghi al fulmicotone irretiscono l’occhio del lettore.

Abbiamo detto in apertura che è difficile per un artista trasporre la propria visione in un altro mezzo: Kazan sembra riuscirci magnificamente, non solo perché conosce alla perfezione il contesto in cui sta tracciando la sua storia, ma anche perché sfoggia una scrittura muscolare, accattivante, degna dei maestri del genere.

Kazan controlla il ritmo narrativo centellinando le scene d’azione, imprimendo la giusta durezza ai caratteri dei personaggi e facendo sfoggio di una misurata brillantezza nei dialoghi; allo stesso modo non si dimostra parco nella descrizione dei particolari, un fan service che gli appassionati possono apprezzare: la penna dell’autore indugia nella descrizione di macchine, aerei, armi, equipaggiamenti militari.

Un romanzo di questo tipo può incontrare i gusti di diversi palati: l’appassionato del genere che trova tutti gli elementi del caso declinati magnificamente, il cultore di Kazan che aggiunge una nuova perla alla sua collezione, il lettore che vuole riflettere sulle contraddizioni della cultura occidentale, trovando una voce esperta a illustrarle. A questo punto quasi dispiace che Kazan abbia fatto il regista.

 

(Elia Kazan, Gli assassini, Centauria, 2019, pp. 384, euro 19, articolo di Giovanni Bitetto)

LA CRITICA - VOTO 7/10

Un thriller muscolare dall’andamento brillante e dal tema accattivante. Perfetto per chi ama il genere ma anche per chi vuole lasciarsi affascinare dalla bella scrittura.