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Musica

“Le vostre speranze non saranno deluse”: a tu per tu con i Masoko

di Alessio Belli / 29 giugno

Spesso musica e speranza vanno di pari passo. Soprattutto quando arriva la stagione estiva e si spera sempre di accompagnare le calde giornate con delle splendide canzoni. E proprio qui entra in scena l’ultimo lavoro dei Masoko.

Le vostre speranze non saranno deluse, uscito il 15 giungo, si candida prepotentemente a essere uno dei dischi più interessanti della stagione. E non solo. Il percorso discografico dell’indie band romana, trova qui conferma e consolidamento, offrendo agli ascoltatori una track-list in cui ogni traccia combatte per bellezza con l’altra.

Attivi dalla fine degli anni ’90, il gruppo – a tre anni dal precedente Masokismo – mostra con lampante lucidità e acume il personale scorcio musicale sull’attuale scenario. Infatti i testi, affilatamente ironici e scaltri, mostrano un’antologia di svariati piccoli crolli, sia umani che sociali. Già dall’intro iniziale “Il futuro non è”, la questione si fa subito chiara: «Ti arrabbierai scoprendo che / Il futuro non é come lo volevi te».

Pregio dei Masoko è cantare lo smarrimento di tanti coetanei e persone al momento impegnate a fari i conti con un realtà piena di battaglie, accompagnando il tutto con un lavoro melodico veramente pregevole e calibrato. Dopo la prima traccia, seguono i battiti elettro pop di “Buco nella testa” ma è con “Prima del crollo” ed “In alto” – tra i brani top dell’album – che, grazie alla voce di Davide De Leonardis, la situazione si fa più lenta e intensa. Alla bressoniana “Il diavolo”, succedono due tra i momenti più freschi – ma non per questo futili – dell’album ovvero “Birra e sigarette” e “Oggetti”, dove i versi «I nostri oggetti che ogni giorno stanno insieme Non sanno fare niente ma lo fanno bene» e «Gli uomini sono inutili Le cose invece…» sono assolutamente da appuntare.

Come da segnalare è la spietata apocalisse atomica di “Mi vuoi ammazzare”, tra crisi e crolli di monumenti. A chiudere in bellezza ci pensa un’altra perla slow come “Tirati un po’ su” e il degno finale di “Tutto eri ieri”.

In conclusione il disco brilla per due aspetti: il primo è la qualità intrinseca di ogni singola canzone, dove i Masoko riescono a rendere ancora più compiuto ed efficace l’ormai tipico sound, miscelando perfettamente pop elettronico sintetizzato e new wave; secondo, perché queste splendide tracce sono uno spaccato prezioso e vero della realtà che stiamo vivendo in questo periodo. E non è da poco unire questi due aspetti. Insomma, almeno le nostre di speranze, non sono state deluse. Buona estate con i Masoko.

 

Le vostre speranze non saranno deluse è il titolo dell’album; quali sono – secondo voi – le speranze attuali di un ascoltatore di musica?

Essere trattato con rispetto e onestà, non essere preso in giro e magari innamorarsi di canzoni che lo accompagneranno nel corso di tutta la vita.
 

Il disco ha una copertina molto “glaciale”, ma è uscito a giugno e le atmosfere musicali sono molto calde e d’impatto; è un contrasto voluto?

Sì, siamo molto legati e suggestionati dagli opposti, dalle contrapposizioni, dal fatto che tutto può essere tutto ma anche nulla. Un’immagine invernale guardata nella stagione estiva ti evoca ricordi e sensazioni che hai vissuto all’interno di un altro clima, uno sdoppiamento temporale un po’ malinconico che ci affascina tantissimo. La nevicata della copertina è quella che si è realmente verificata a Roma durante lo scorso inverno.
 

Descrivete ai nostri lettori Le vostre speranze non saranno deluse con solo tre semplici parole.

Vivere è cambiare.
 

La genesi del disco – anche a causa di vostri impegni paralleli – è stata lunga; pensate che ciò abbia contribuito in maniera positiva alle tracce?

I nostri progetti paralleli e la ricerca personale che ognuno di noi ha perseguito nel proprio piccolo hanno portato sicuramente nuova linfa vitale alla nostra musica.
 

In molte canzoni, penso soprattutto a “Buco nella testa”, “Prima del crollo”, “Mi vuoi ammazzare”, si fa riferimento in maniera molto esplicita a un interlocutore, spesso femminile. È un Tu metaforico, universale, o reale?

È esattamente tutte e tre le definizioni che utilizzi. Attingiamo sempre dal reale ma pretendiamo che ciò di cui parliamo assuma sempre un valore universale. In altre parole scrivendo canzoni per noi scriviamo anche canzoni per tutti gli altri. È il nostro codice etico.
 

Ho letto che canzoni come “Il diavolo” e “Oggetti” sono nate da visioni cinematografiche; quale regista scegliereste per rappresentare al meglio le atmosfere dell’album?

Robert Bresson.
 

Il disco si apre e si chiude circolarmente con due riferimenti temporali espliciti: “Il futuro non è” e “Tutto eri ieri”. Come vivete però da musicisti questo presente?

Osservazione fine, sei il primo ad averla fatta. Rispondiamo alla domanda con una frase di Miles Davis: «Per me la musica e la vita sono una questione di stile».
 

Avete avuto per questo album dei lavori di altri band che avete preso come modello o che vi hanno influenzato particolarmente?

Da sempre i Police rappresentano per noi un grande insegnamento pop. In studio pensavamo spesso all’ultimo disco dei Phoneix con le sue influenze quasi battistiane. In quel periodo abbiamo anche riscoperto la grandezza del primo Vasco. Poi è saltato fuori Shuggie Otis con la sua mistura psichedelica soul. E i dischi techno comprati a Berlino. Le melodie di Robert Wyatt. Insomma le influenze sono disparate ma quello che ci interessava maggiormente era focalizzare la nostra identità stilistica senza somigliare a nessuno in particolare.
 

Dell’attuale scena romana, con chi vi piacerebbe collaborare?

Con i Velvet e lo abbiamo fatto. Sono ottimi musicisti, bravissimi “addetti ai lavori” (parliamo del lavoro all’interno di uno studio di registrazione) e persone con le quali non è difficile trovarsi a proprio agio. Ci hanno aiutato a perseguire i risultati che ci eravamo prefissati durante la lavorazione di questo album, ci siamo riusciti. Hanno concretizzato i nostri sogni e gliene saremo sempre grati.

 

Adesso vi butterete con la vostra celebre vitalità nei live, o avete già dell’altro materiale pronto da incidere?

Abbiamo sempre materiale da incidere: il problema è come e dove, non quando. Ora vogliamo suonare. Nel nuovo live set abbiamo compreso un nuovo elemento: Frankie Bellani ai synth e campionatori. Siamo davvero entusiasti della presa live di questo album. Venite ai nostri concerti: le vostre speranze non saranno deluse.

 

(Masoko, Le vostre speranze non saranno deluse, Modern Life/Audioglobe, 2012)