Bratislava, secolo XXI

Jana Beňová, "Cafè Hyena"

di / 18 maggio 2018

Nell’ambito del ciclo di incontri “Europa in circolo”, progetto europeo che intende diffondere e ampliare la conoscenza reciproca delle culture e delle lingue nazionali, è stato presentato il libro della poetessa e scrittrice slovacca Jana Beňová, Cafè Hyena. Andrea Rényi lo ha letto per noi.

 

 

Due coppie di amici slovacchi di Bratislava, di età indefinibile ma presumibilmente sotto i quaranta, osservano passivamente lo scorrere della vita, e il grigiore dell’ambiente che li circonda li opprime al punto di non provare nemmeno a cercare una via d’uscita. Hanno desideri e ambizioni che però perdono efficacia e valenza se vengono esauditi: Elza e Ian, Rebeka e Elfman preferiscono anelare senza speranza a qualcosa anziché realizzarla.

Questo breve romanzo o lungo racconto, della quarantatreenne poetessa e scrittrice slovacca Jana Beňová, è ambientato a Petržalka, un grande quartiere periferico di Bratislava, un modello di edilizia urbana socialista fatto di grandi casermoni anonimi, dove spesso è difficile distinguere un palazzo dall’altro. «Petržalka. Un calendario dell’Avvento pieno di cioccolatini. Una finestrella accanto all’altra, una stiva comune. Spazi collettivi, un vociare collettivo che non si spegne mai. Elfman sostiene che il genius loci di Petržalka consiste nel fatto che chiunque qui, con il tempo, inizia a sentirsi una specie di coglione, uno che nella vita non ha saputo farsi strada». Il quartiere si erge a simbolo dell’isolamento est-europeo, delle condizioni dei Paesi postsocialisti e allo stesso tempo dell’alienazione delle società “progredite”. Un luogo in cui il sindaco incentiva la vita in strada per evitare che i turisti possano spaventarsi nelle vie deserte. «Ian ricordava che una volta, dopo tanti anni, era venuto a trovarlo un amico d’infanzia che era emigrato in Canada nel Sessantotto. Si affacciò per un attimo alla finestra dell’appartamento di Ian a Petržalka – e non tornò mai più a visitare la sua città natale». In Cafè Hyena di Jana Beňová, insignito nel 2012 del Premio letterario dell’Unione Europea, Petržalka è il posto dove gli abitanti diventano ciechi per i traumi subiti durante l’infanzia e per la mancanza di prospettiva; vengono colpiti da paralisi per l’inerzia e, se non se ne vanno, prima o poi finiscono in una clinica psichiatrica.

Il romanzo racconta con lirismo e da più prospettive la vita della capitale slovacca nel ventunesimo secolo. La trama non è lineare ma è fortemente frammentata, l’effetto è una narrazione volutamente caotica. I quattro protagonisti con inclinazioni artistiche trascorrono le loro giornate al Cafè Hyena, di solito bevendo, scrivendo romanzi e sognando di un futuro migliore. A turno uno di loro si procura con qualche lavoro temporaneo i mezzi di sostentamento per tutto il gruppo. Storie sminuzzate compongono un caleidoscopio preciso di questo segmento dell’Europa dell’Est, un rapporto sul modo di essere e intendere la vita, sulla natura delle relazioni fra uomo e donna, sulla mentalità chiusa degli abitanti. Un quadro pessimista ma talmente partecipe da non essere disperato. L’io narrante cambia spesso, e i racconti in prima persona vengono interrotti da paragrafi scritti in terza persona singolare, così come cambiano frequentemente anche le prospettive narrative. Per non permettere al lettore di rilassarsi nemmeno un attimo, il narrante fa spesso capolino come per segnalare che nella scrittura non c’è un vero confine fra i personaggi, il narratore e l’autore.

Beňová mescola simboli, metafore, ritornelli, citazioni e sogni a elementi storici, fatti concreti, brandelli di biografia e autobiografia, tutto per costruire una grande sala narrativa a specchi, in cui muoversi in cerchio. Uno spazio claustrofobico metaforicamente e non solo, in cui i giovani non hanno alcuna voglia di diventare adulti né assumersi responsabilità per sé e per la collettività. Nel frattempo la società intorno a loro, qui rappresentata sempre da Petržalka, diventa via via più fascista e aggressiva, nazionalista, fino a far sentire anche i locali degli immigrati. Café Hyena è un interessante referto della nostra epoca e società, e delle nostre relazioni umane. Sono fotogrammi del disagio, della mancanza di prospettive dell’uomo est-europeo che non riesce ad agire per superare le proprie condizioni. Un romanzo sperimentale, innovativo, che all’apparenza, alla prima lettura può risultare scomposto, invece Beňová ha scritto un’opera ben consapevole e ben congegnata.

 

(Jana Beňová, Cafè Hyena, traduzione di Alessandra Mura, Atmosphere Libri, 2017, pp. 120, € 14,00)
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LA CRITICA

Quattro giovani talenti slovacchi, individualisti e sognatori, nella Bratislava del ventunesimo secolo, un quartiere simbolo anche della periferia dell’Europa dell’Est, un racconto labirintico poetico, un caleidoscopio sociografico.

VOTO

7/10

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