“Cherudek” di Valerio Evangelisti

di / 26 luglio 2010

Una città nella nebbia in un tempo simile al nostro presente, tre uomini che accettano passivamente eventi inspiegabili come se tutto fosse già previsto e una profezia che  lega tre donne simili e al contempo diverse; una voce "fuoricampo", un narratore onnisciente imprigionato in qualche non-luogo senza tempo e la Francia della guerra dei Cent'anni, dove l'inquisitore Nicholas Eymerich si trova a fronteggiare un esercito di morti viventi e una terribile eresia.

Sono questi i tre spazi (e i tre tempi) in cui si svolge Cherudek (Mondadori, 2004), quinto romanzo di Valerio Evangelisti dedicato alla figura di Nicholas Eymerich, inquisitore catalano del Trecento, realmente esistito. Tra storia, mistero, sostanze psicotrope e realtà allucinatorie, si snoda una delle trame più complesse e meglio architettate del ciclo di Eymerich. Etichettare Cherudek "romanzo dell'orrore" suona profondamente ingiusto, oltreché inesatto: i minuziosi riferimenti storici, i personaggi realmente esistiti, gli spazi incredibilmente reali e la tridimensionalità (mai termine fu più adatto) dei personaggi fanno sì che quest'opera si spinga ben oltre i canoni della paraletteratura, facendo capolino nel cassetto dedicato al romanzo storico, inciampando in qualche manuale di medicina e psicanalisi, strizzando l'occhio ai grandi della fantascienza, nonché a Dante e sfociando in quel piccolo mare in espansione che chiamano New Italian Epic.

Se non temete di confrontarvi con le vostre paure e le vostre colpe e sopratutto non temete il sangue e gli insetti, immergetevi nella claustrofobica e labirintica lettura e restate ammaliati anche voi dalla figura di Nicholas Eymerich, antieroe dell'ordine, tanto "giusto" da essere Malvagio.

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