“Una piccola impresa meridionale” di Rocco Papaleo

di / 18 ottobre 2013

A quasi quattro anni da Basilicata coast to coast Rocco Papaleo torna dietro la macchina da presa con Una piccola impresa meridionale, nuova commedia scandita dalla musica e dai paesaggi del Sud.

Don Costantino (Papaleo) è un prete, o meglio lo era. Un giorno si è innamorato di una donna che amava più la tonaca che chi la indossava, per cui dopo la rinuncia ai voti lo ha abbandonato. Ora, quindi, Costantino è solo, senza un lavoro, senza una donna, senza una vita. Decide di tornare al paese, a casa della madre (Giuliana Lojodice), confessarle tutto e ripartire da lì, ma quando arriva trova altri drammi ad attenderlo. La sorella Rosa Maria (Claudia Potenza) ha abbandonato il marito Arturo (Riccardo Scamarcio) ed è sparita senza dire nulla. Per evitare ulteriori scandali, Costantino accetta di trasferirsi in un vecchio faro di proprietà della madre dove presto la raggiungono Arturo e Magnolia (Barbora Bobulova), avvenente e spigliata sorella della domestica polacca di famiglia, Valbona (Sarah Felberbaum), che in un passato non troppo lontano esercitava il mestiere di prostituta. Creduto da tutti ancora un sacerdote, Costantino si trova a diventare, o tornare, confessore di ogni segreto, mentre una ditta sgangherata si occupa della manutenzione del faro.

C’è un po’ di Ozpetek e di Mine vaganti nelle premesse di Una piccola impresa meridionale. L’ambientazione nel Mezzogiorno, i segreti che si accavallano e accumulano in una famiglia non necessariamente bigotta, ma condizionata dall’aria rarefatta di un piccolo paese. Costantino torna a casa per rivelare il proprio segreto e viverne le conseguenze, ma, proprio come il protagonista del film di Ozpetek, viene anticipato da altre rivelazioni che lo obbligano ad assumersi le responsabilità degli altri. Come una specie di Michele Apicella di La messa è finita virato in commedia, Don Costantino torna a casa per sé e si trova suo malgrado a dover essere guida di tutti, punto di raccolta di segreti e paure.

Papaleo gioca con la propria meridionalità e il classico bagaglio di pregiudizi e luoghi comuni che accompagnano la rappresentazione del Sud Italia. Ambientando Una piccola impresa meridionale in un generico paese del meridione (la provincia di Oristano in realtà), ha allargato il campo regionale di Basilicata coast to coast a tutta la parte bassa della Penisola. Del suo film d’esordio ha mantenuto l’impostazione musicale, prendendo addirittura lo spunto della sceneggiatura da una canzone da lui scritta, "La tua parte imperfetta", coinvolgendo gli interpreti come cantanti e musicisti. Per il resto ha avuto il meritevole coraggio di cambiare stile, passando dall’on the road a un film con (quasi) la sola ambientazione del faro.

Proprio il faro è il centro in cui le varie vite e storie si incrociano e arrivano a soluzione, trovando nel fascio di luce, che lentamente torna a illuminare il mare, una guida e un punto di riferimento, un simbolo di comprensione e unione per un nuovo futuro capace di superare i problemi del passato e i pregiudizi della gente.

Non mancano momenti di (in)evitabile banalità. Il tema stesso della diffidenza della gente di fronte a tutto ciò che è anomico o deviante non rappresenta certo un grido di novità. La collettività resa aggressiva dal pregiudizio non viene neanche mostrata allo spettatore, rimanendo come idea generale, come nemico invisibile, se non nel trascurabile matrimonio che anticipa il finale, celebrato all’insegna dell’amore puro, finché il sentimento avrà forza, tra «persona e persona», senza distinzione di sesso. Il tentativo di affrontare l’omosessualità scivola in una retorica facilmente influenzata da un eccesso di correttezza che per tutto il film Papaleo e il suo sceneggiatore Valter Lupo erano stati bravi a tenere a distanza. Proprio il confronto con l’altro al di fuori del nucleo familiare (allargato) indebolisce il film, privandolo di ritmo e caricandolo di un sentimentalismo facile basato su colpa e riconciliazione.

Papaleo si conferma ottimo nel dirigere gli attori, tutti perfettamente a proprio agio e convincenti. Bobulova canta Caterina Caselli al karaoke, Scamarcio, al pianoforte, due canzoni scritte dal regista.

 

(Una piccola impresa meridionale, di Rocco Papaleo, 2013, commedia, 103’)

 

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