“Manuale del rivoluzionario” di George Bernard Shaw

di / 2 luglio 2014

«Democrazia significa organizzazione della società per il bene di tutti e a spese di tutti, […] e non soltanto a beneficio di una classe privilegiata. La difficoltà quasi insuperabile che si oppone alla sua attuazione sta nell’illusione che, per attuarla, sia necessario dare il voto a tutti; ciò costituisce invece l’unico modo per distruggerla. Il suffragio universale la uccide. Le persone di grande intelligenza e cultura la desiderano; ma nelle sezioni elettorali esse non sono che una minoranza trascurabile».

Negli scritti inediti di George Bernard Shaw, raccolti da Piano B Edizioni nel libro Manuale del rivoluzionario, l’autore e drammaturgo irlandese riporta le sue teorie sulle voluminose limitazioni della società e le ipocrisie dell’uomo a più di un secolo di distanza dalla loro stesura.

Shaw contesta la democrazia come forma di governo, o meglio non la considera adeguata per una possibile evoluzione, in quanto frutto e conseguenza di precedenti regimi fallimentari e retta da una popolazione di elettori che non ha le capacità critiche e le competenze politiche per riconoscere la buona volontà dei propri eventuali rappresentanti.

La concezione che ha Shaw della civiltà è associabile a un gregge di ignavi dell’intelletto dediti al servilismo, al denaro e alla cupidigia, dove la scuola è la prima causa di bulimia formativa poiché si limita, con scarsa efficacia, a non provocare noie nell’allievo invece di svolgere il compito fondamentale di creare cittadini attivi e responsabili di uno Stato libero.

Ciò dipende, secondo Shaw, dall’esclusione dell’arte e dell’artista dalle scuole e dall’insipida preparazione dei cosiddetti istitutori che impongono con la forza un’istruzione scialba e settaria che potrà solo nuocere all’allievo.

«Con gli scaffali di tutto il mondo, carichi di libri affascinanti e ispirati, vera manna mandata dal cielo per nutrire le vostre anime, voi siete forzati a leggere l’odiosa impostura chiamata “testo scolastico”, scritto da un uomo che non sa scrivere; un libro da cui nessun essere umano impara alcunché, un libro che, sebbene lo possiate decifrare, non sapete leggere con altro profitto se non questo, che lo sforzo che vi viene imposto vi farà detestare la semplice vista di un libro per tutto il resto dei vostri giorni».

Ma le teorie di Shaw non si limitano a una blanda provocazione o a delineare un quadro disfattista della società, egli invoca il metodo e la volontà del singolo, in quanto se c’è volontà c’è un mezzo per procedere nell’evoluzione umana e non nella semplice illusione del progresso, per arrivare a una democrazia formata da Superuomini, il solo cambiamento da augurarsi per avere la forza e l’audacia che richiede una rivoluzione.

«Ciò può voler dire che dovremo stabilire un dipartimento di Stato per l’evoluzione, con un seggio nel gabinetto per il suo capo e una rendita che copra le spese dei diretti esperimenti statali, e procuri ai privati gli incentivi necessari per raggiungere risultati soddisfacenti. Ciò può significare una società privata o una compagnia privilegiata per l’elevazione del gregge umano».

Per quanto possa sembrare immorale o indecente la visione evolutiva di Shaw, egli punta a far scattare la “molla segreta” del processo cognitivo della volontà che spinga l’uomo, e di conseguenza le istituzioni e le pubbliche autorità, nella direzione temuta: verso il Superuomo.
(George Bernard Shaw, Manuale del rivoluzionario, trad. di Alessandro Miliotti, Piano B Edizioni, 2014, pp. 120, euro 11)

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