“Vita e opinioni filosofiche di un gatto”
di Hippolyte Taine

L’istinto naturale delle creature con il baffo

di / 10 febbraio 2016

Quando lessi il titolo di questo libricino Vita e opinioni filosofiche di un gatto (Nottetempo, 2015) la curiosità mi assalì, e pensai subito ai gatti che cercano con eleganza chi si prende cura di loro, ma possono tranquillamente farne a meno e, non scendere dal tavolo se quel posto è stato da loro trascelto. Quel poco che si sa è che non si è mai padroni di un gatto.

Quali pensieri potrebbe avere la mente di un gatto? Hippolyte Taine, in una scrittura sobria, descrive la vita di un gatto, elevando questa creatura misteriosa: «Ho incontrato molti gatti e molti filosofi, ma la saggezza dei gatti è infinitamente superiore».

Con una trama lineare Taine racconta la vita di un gatto e l’incontro con gli altri esseri che vivono nella fattoria, come avviene con l’oca gentile che s’illude di vivere in una repubblica e, alla fine il capo repubblicano l’ammazza. Il gatto cresce, s’innamora, diventa padre e, seguendo l’istinto felino e selvaggio, uccide i propri cuccioli e la madre. Un atteggiamento cinico e spietato? No, se è la sua natura. Sembra quasi la rivalsa del cinismo, a discapito del sano umorismo, quella forma di ironia depurata dall’aggressività.

Il libro è stato curato da Giuseppe Scaraffia che, nelle prime pagine, inquadra la vita del filosofo, parlandoci dei suoi studi, e di come, secondo Taine, il comportamento del gatto possa riconoscersi in quello dell’umanità egoista, che finge di sapere sul sapere. Con una vena nichilista, l’autore ci rivela lo scopo per vivere bene, che ricorda un po’ una delle regole per essere felici di Immanuel Kant: avere qualcosa in cui sperare; Taine consiglia di «perseguire con costanza uno scopo qualunque, cui avvicinarsi lentamente, questa è la vita sana. Il resto è malattia».

Nell’opera risaltano dei versi, chiari, snelli, come: «Il mondo è un grande uovo strapazzato» e «Chi mangia è felice. Chi digerisce lo è di più. Chi sonnecchia digerendo è ancora più felice. Tutto il resto è solo vanità e impazienza».

Diciotto pagine di riflessioni, alcune sulla gioia delle piccole cose: «D’inverno, la felicità è stare seduti vicino al fuoco, in cucina»; altre, sulla bellezza che è insita, per Taine, nella grazia e nell’agilità.

Forse un po’ freddo e distaccato il suo modo di concepire il lavoro dell’artista, infatti, per Taine chi produce arte deve studiare e osservare le proprie creazioni – come si fa nei casi clinici – e raccontarli come tali. L’autore spesso si chiedeva se sarebbe mai riuscito a conciliare il suo passato con il presente tumultuoso, questo disordine interiore che si riversava soprattutto nell’atto dello scrivere, idealizzando e svalutando la scrittura in un’altalena di sentimenti giornalieri.

Vita e opinioni filosofiche di un gatto è un piccolo saggio filosofico, una lente grazie alla quale vedere l’esistenza nelle sue varie sfaccettature dolenti e non, attraverso quel nichilismo vitale tipico dei filosofi. Vuoi vedere che gli umani sono davvero così simili alle «opinioni filosofiche di un gatto»?

 

(Hippolyte Taine, Vita e opinioni filosofiche di un gatto, a cura di Giuseppe Scaraffia, Nottetempo, 2009, pp. 45, euro 3)

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