“Var”
di Saša Stojanović

Liberarsi dall’inferno della guerra

di / 31 marzo 2016

Var

Var di Saša Stojanović (Ensemble, 2015), è il terzo libro pubblicato dallo scrittore e il primo a essere tradotto – da Anita Vuco – in Italia. È un romanzo che vuole spaccare il ghiaccio che fa da scudo a chi legge, è una denuncia del massacro della guerra e una liberazione interiore per lo scrittore: siamo negli anni in cui scoppia la guerra in Kosovo, battaglie feroci, violenze fisiche, torture psicologiche fanno da trama alla storia, un po’ catartica di Stojanović.

Leggendo Var l’impressione che si ha è simile a quella di sentire un’ascia che taglia lieve e impercettibile, una lettura che arresta il respiro per qualche secondo in più – senza farci troppo caso –; accade soprattutto nelle pagine in cui il racconto è intriso di violenza fisica e psicologica, «cazzo, seni, coito, puttana, botte, orgasmo»: risultano pochissime le pagine in cui non è presente una di queste parole o simili; sembrerebbe quasi una regola rigida, prefissata dall’autore. La traduttrice per la quarta di copertina recita: «Bisogna prendere in considerazione almeno trenta voci narranti. Trenta, come i denari per i quali è stato tradito Gesù Cristo. Il compito dei quattro evangelisti, più Maria Maddalena e Giuda, ben presto svela la sua vera natura: l’impossibilità di essere portato a termine. Mandati a scoprire la Verità sulla guerra in Kosovo, indagano su Čarli, l’alter ego dello scrittore stesso…», e infatti il romanzo è diviso in sei parti: quattro prendono il nome degli apostoli Matteo, Marco, Luca e Giovanni, più altre due con i nomi di Maria Maddalena e Giuda.

Le voci narranti sono tante: soldati, prostitute, medici che paradossalmente sembrano combaciare in una sola come se – riprendendo un estratto dal romanzo – «La verità è troppo pesante per una schiena sola. Se la carichi tutta quanta su te stesso non troverai più nessuno disposto ad alleggerirti». Lo scrittore è stato affetto da un disturbo post-traumatico da stress, e il rimedio probabilmente è stato la scrittura, sublimare per mezzo della lingua, così da contenere il dramma di una guerra vissuta da molto vicino; negli ultimi capitoli il peso della sua voce si alleggerisce, avvicinandosi alla saggezza della parola di Dio – il nome dell’ultima sezione è proprio quella di Giovanni, l’apostolo che nel dipinto l’Ultima Cena è raffigurato al suo fianco e il primo che riconobbe il tradimento di Giuda. Con una scrittura forte e decisa e semi-autobiografica, Var è una lotta interiore contro la disillusione, la rabbia e la violenza: «Rinuncia ai tuoi sogni oppure saranno loro che incominceranno a evitarti, proprio come fossi uno che non abbia mai sognato né voluto niente». E per fortuna, qualche volta, uno stralcio di amore o una scena più moderata di vita familiare si intravede.

Secondo Stojanović la soluzione migliore è quella di dimenticare, rimuovere – forse per giunta dissociare – ma non si può fare così; un estratto di Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Celine – da cui prende il nome un capitolo del romanzo – recitava: «La grande sconfitta, in tutto, è dimenticare, e soprattutto quel che ti ha fatto crepare, e crepare senza capire mai fino a qual punto gli uomini sono carogne. Quando saremo sull’orlo del precipizio dovremo mica fare i furbi noialtri, ma non bisognerà nemmeno dimenticare, bisognerà raccontare tutto senza cambiare una parola, di quel che si è visto di più schifoso negli uomini e poi tirar le cuoia e poi sprofondare. Come lavoro, ce n’è per una vita intera». Stojanović regala una tra le più importanti testimonianze della guerra in Kosovo e, senza sprofondare, dopo le bombe sganciate, trova il modo di ritornare a essere umano, grazie alla letteratura.

(Saša Stojanović, Var, trad. di Anita Vuco, Ensemble, 2015, pp. 514, euro 15)
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LA CRITICA

Saša Stojanović mette al mondo con una scrittura inossidabile, densa e cruda una testimonianza coraggiosa. Var è un capolavoro dei nostri tempi, un romanzo in cui le vicende politiche, etniche e culturali della guerra in Kosovo diventano letteratura.

VOTO

8,5/10

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