“È stato errore umano”
I Santi Bevitori

Intervista alla band romana

di / 9 febbraio 2017

Ti ritrovi alle cinque di domenica mattina seduta in macchina, finalmente sola, finalmente in direzione casa, ad ascoltare È stato errore umano (2016), album d’esordio de I Santi Bevitori. Non si può dire che sia stato un primo ascolto pienamente lucido ma divertente sì, senza dubbio. Attivi sulla scena romana dal 2013, I Santi Bevitori sono un gruppo eterogeno dalla forte impronta folk, in cui l’ironia dei testi viene addolcita da piacevoli richiami blues.
Il disagio a cui ci ha abituato Calcutta nell’ultimo periodo è un brutto ricordo – grazie a dio: I Santi Bevitori, infatti, non si lagnano ma tirano fuori una leggerezza disarmante ed intelligente che rende sopportabile qualunque realtà stiate vivendo.

Comincerei con qualcosa di semplice. Chi sono I Santi Bevitori? Come nasce questo progetto?

Questa probabilmente è la domanda più difficile. Tutto quello che possiamo dire è che siamo cinque incoscienti che da tre anni non possono fare a meno di fare ciò che fanno. C’erano delle canzoni e delle persone che dovevano suonarle, i particolari nessuno se li ricorda bene.

È stato errore umano è un album che arriva immediatamente, ti entra in testa e senza rendertene conto ti ritrovi a canticchiarlo per tutto il giorno. Merito sicuramente del senso di spensieratezza che trasmette, eppure, un ascolto più accurato rivela una grande attenzione, non vorrei utilizzare il termine professionalità, so che potreste prenderla come un’offesa personale. Quanto tempo e impegno ha richiesto la registrazione dell’album?

Come abbiamo già avuto modo di osservare in altre occasioni, la gestazione dell’album ha avuto la durata di quella dell’elefante africano. L’idea del disco era stata menzionata poco tempo dopo l’Ep, circa due anni fa, ma nel frattempo ci siamo imbarcati in una serie di imprese (con esiti tra il glorioso e il fantozziano) che hanno assorbito molte delle nostre energie. Abbiamo registrato questo lavoro senza mai smettere di esibirci dal vivo, investendo fino all’ultima goccia del nostro tempo, del nostro (pochissimo) denaro e della nostra salute.
Prima citavi Calcutta. Lui è uno che magari si lagna sul palco, ma quando scende ha sicuramente motivo di ridere. Per noi è esattamente il contrario.

Oltre che goliardici intrattenitori di folle siete anche dei musicisti navigati. A chi sentite di esservi ispirati maggiormente? In altre parole quali sono i vostri punti di riferimento nel panorama musicale?

Come musicisti siamo cinque persone completamente diverse tra loro. Ognuno di noi ha i propri riferimenti fondamentali, perciò quello che produciamo insieme è una mistura – si spera –bilanciata di elementi lontani l’uno dall’altro. Mark Twain diceva che ogni scrittore al lavoro sente sul collo il fiato di tre individui: la propria maestra di scuola, Shakespeare e Dio. Personalmente, come autore, scrivo come se dovessi esser giudicato da Ivan Graziani e De Gregori e, salendo in alto, da Paul Simon, da Lennon e McCartney, da Dylan, da Johnny Cash. Poi finisce che racconto di una partita di calcetto e sento il dolore dei calci in culo che mi invierebbero tutti questi artisti.
Allo stesso modo, gli altri quattro si confrontano con il peso delle loro influenze e della loro formazione. Walter (batteria) ha un approccio viscerale e istintivo molto vicino al mio, è un grande ascoltatore di musica ma credo che il suo cuore batta principalmente al ritmo di Black Sabbath e Muddy Waters. Lucio (chitarra acustica, cori e arrangiamenti) ha una conoscenza pressoché enciclopedica della produzione cantautorale italiana, una padronanza assoluta e naturale dell’armonia e una competenza ingegneristica in materia di suono. Yuri (basso) e Alessandro (chitarra elettrica e cori) hanno alle spalle una formazione musicale disciplinata, caratterizzata da grande consapevolezza tecnica e da un calderone di ascolti eterogenei in cui convivono Alain Caron, Scott Henderson, Dave Matthews Band, i Queen, Gary Moore.
Il terreno di incontro su cui nasce la nostra musica è un amore comune per l’intelligenza (ma lungi da noi affermare di essere intelligenti), per la parola e per le cose ben fatte.

In pochi anni siete cresciuti molto sia in termini di maturità musicale che in quelli di notorietà. Avete mai pensato di collaborare con altri artisti della scena indie romana?

In tutta onestà abbiamo provato a coinvolgere qualcuno in È stato errore umano. Poi non se n’è fatto nulla. Un po’ perché ognuno ha il suo bel da fare ed è difficile conciliare gli impegni, un po’ perché collaborare con noi non è ancora abbastanza prestigioso, un po’ perché la scena romana non esiste. C’è un giro in cui si entra quando cominci a combinare qualcosa di buono e se sei presente a certi eventi, ma questo ha poco a che fare con uno stile musicale comune. Noi siamo pigri, poco mondani e molto impacciati nelle relazioni pubbliche, caratteristiche che possono comprensibilmente suscitare antipatia. In realtà vogliamo solo fare musica e, con grande sincerità, auguriamo a tutti fortuna e successo.
Personalmente, dovessi fare dei nomi, Lo Spinoso e La Malastrada sono due realtà che percepisco più vicine a questo modo di intendere la musica; un altro che stimo onestamente e che mi piacerebbe portare sul palco con I Santi è Emilio Stella e, so per certo, che almeno Yuri la pensa come me.

“Un giorno alle poste” è sicuramente la canzone che vi ha fatto conoscere a un pubblico più ampio. Il 27 gennaio avete presentato il nuovo singolo “Esterina” in anteprima al Traffic Live. Quali sono le date in programma per i prossimi mesi?

Se abbiamo un nucleo di ascoltatori a Roma lo dobbiamo principalmente a Radio Rock. “Un giorno alle poste” è il nostro biglietto da visita, ci ha portato a Musicultura, su Radio Capital e su qualche bel palco e speriamo che “Esterina” faccia altrettanto. In questi giorni è uscito il videoclip, ripartiamo con i concerti il 25 febbraio e, chiudendo con abile mossa di marketing, vi invitiamo sulla nostra pagina facebook https://www.facebook.com/ISantiBevitori/ per tenervi aggiornati sulle prossime date.

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