Uno scandalo senza voce

Su "Bombshell" di Jay Roach

di / 1 maggio 2020

poster di Bombshell su Flanerí

Dopo il successo di La grande scommessa nel 2016, a Hollywood si è diffusa una tendenza marginale, ma comunque rilevante, per il racconto dei grandi scandali degli ultimi anni in toni pop e con un mix di leggerezza e serietà. Nei mesi scorsi su Netflix è arrivato Panama Papers di Steven Soderbergh, a metà aprile su Amazon Prime Italia ha fatto il suo debutto Bombshell – La voce dello scandalo, film di Jay Roach sull’accusa di molestie sessuali che nel 2016 ha travolto Roger Ailes, creatore e direttore di Fox News.

I tre film hanno molti tratti in comune: grandi cast, rottura della quarta parete, esposizione molto veloce degli argomenti al centro dell’indagine e un uso – o abuso – di trucco e acconciature per sottolineare che siamo, comunque, di fronte a opere di finzione.

Per Bombshell, il regista Jay Roach (la saga di Ti presento i miei, ma anche L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo) ha lavorato su un copione di Charles Randolph, già premio Oscar per la sceneggiatura di La grande scommessa, con un cast formato da tre dive di primissimo livello: Nicole Kidman, Charlize Theron e Margot Robbie.

La storia è quella vera delle accuse che le giornaliste di Fox News Megyn Kelly e Gretchen Carlson hanno mosso nel 2016 al patron del network Roger Ailes. Accuse che hanno rivelato una rete di abusi e molestie sessuali portata avanti sistematicamente nell’arco di circa trent’anni.

L’intenzione di Roach e Randolph era chiaramente quella di cavalcare uno scandalo di cui negli ultimi due anni si è tornato a parlare con una certa frequenza. Ailes, scomparso nel 2017, è stato un personaggio potentissimo nell’opinione pubblica statunitense. Consigliere ufficiale di Reagan nel 1984, sempre vicino al partito repubblicano, ha aiutato Trump durante la campagna elettorale del 2016. Un personaggio intoccabile, o quasi, che non è mai stato rinviato a giudizio, nonostante le accuse, ma che anzi si è congedato da Fox News con una buona uscita di circa 40 milioni di dollari, come racconta anche la miniserie The Loudest Voice – Sesso e potere uscita questo inverno, con Russell Crowe nei panni di Roger Ailes.

Bombshell si concentra sulle giornaliste che hanno fatto partire le accuse, con alcune libertà creative affidate alla trama di Margot Robbie, giovane giornalista di profonde radici cristiane e una certa curiosità omosessuale.

Animato da un’enorme voglia di fare del cinema civile, il film finisce però per risultare piuttosto didascalico e convenzionale. Non aiuta, certo, la scelta di seguire una linea stilistica che lo lega a doppio filo ai precedenti già menzionati, con un’eterna sensazione di déja-vu.

L’impegno delle tre protagoniste – soprattutto Charlize Theron – e dei vari interpreti di contorno non è sufficiente per una concreta tenuta drammatica. Bombshell cerca una sua completa identità mettendo alla berlina gli squallidi comportamenti sessisti della redazione di uno dei più importanti network degli Stati Uniti da una parte e dall’altra la politica via Twitter dell’allora solo candidato – bei tempi – alla presidenza Donald Trump, ma sbanda senza mai riuscire a toccare davvero le corde dell’indignazione.

(Bombshell – La voce dello scandalo, di Jay Roach, drammatico, 2019, 108’)

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LA CRITICA

Bombshell racconta una storia vera di molestie, sessismo e potere senza però trovare una voce autentica per l’indignazione o una narrazione credibile e coinvolgente fino in fondo.

VOTO

5,5/10

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effe

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