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Libri

La stasi dietro il lavello

di Ornella Teresa Zara / 31 maggio

Claudia non è una bambina come tutte le altre e le ragioni sono diverse: prima di tutto lei è nata nella DDR, la zona di occupazione della Germania assegnata all'Unione Sovietica, quindi il suo mondo per tutta la sua infanzia e adolescenza viene circoscritto ai soli paesi appartenenti al patto di Varsavia; in secondo luogo la sua famiglia è vicina ai gruppi di dissidenti politici e di conseguenza continuamente spiata dalla Stasi, il Ministero per la Sicurezza dello Stato, che nella Germania dell'Est si occupava di spionaggio e sicurezza.
Questa premessa da una parte ingannevolmente potrebbe farci pensare che La Stasi dietro il lavello sia un libro dai toni cupi, incentrato sulla DDR e la sua azione di controllo spionistico, dall'altra ci aiuta però ad entrare nel mondo dell'autrice che ironicamente, spesso anche con gli occhi ingenui di una bambina, racconta la sua giovinezza straordinaria, così aliena ai suoi coetanei provenienti dall'Occidente.
La Germania dell'Est con tutte le sue contraddizioni, il tema dello spionaggio e della fine della libertà di espressione sono già noti alla letteratura e al cinema. Si potrebbe paragonare questo libro ad un film come Good Bye, Lenin! in cui viene mostrato, dopo la caduta del Muro di Berlino, il passaggio difficile da una realtà politica ad un'altra e il conseguente confronto tra le due. La crudeltà della Stasi o in generale la limitazione della libertà e il conseguente controllo ossessivo che lo Stato attua sulla vita privata dei cittadini, temi presenti nel romanzo, potrebbero in parte associarlo alle Vite degli altri o, anche se ambientato a Praga, ad un romanzo come L'insostenibile leggerezza dell'essere.
L'autobiografismo e il fatto che questo sia anche un romanzo di formazione, in quanto tratta del passaggio dall'infanzia e adolescenza all'età adulta della protagonista, permette all'autrice di avere però un punto di vista del tutto individuale di questa parte di Storia contemporanea. La sua è una personalissima testimonianza, è un racconto di crescita che non può scindersi dal luogo in cui è ambientato in quanto, è proprio il posto in cui l'autrice è nata a fare di lei quello che è.
I ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza di Claudia Rusch, come tutte le memorie legate alla giovinezza, nonostante il non facile periodo in cui sono ambientati i fatti, non possono che essere raccontati con quella leggerezza che è tipica di determinati periodi della nostra vita.
Anche se le tematiche sono delicate l'autobiografismo della scrittrice le permette una narrazione spassosa, spensierata e coinvolgente.
Il processo di maturazione della protagonista è collegato ed intrecciato con le caratteristiche del suo paese. Il desiderio di evadere e di conoscere l'altro, proprio dell'umano e connesso alla fase della crescita, incontra gli ostacoli di una nazione dai confini rigidi, il cui superamento era proibito, in quanto portava, chi nasceva in tale stato di cose, ad avere una conoscenza limitata del mondo.
Per Claudia la libertà è viaggiare, è la possibilità di vedere quei paesi che le erano preclusi e che diventano sempre più oggetto di desiderio e di emancipazione.
La maturazione di Claudia dunque è scandita da episodi della sua quotidianità, dai sogni, gli amori di una ragazza all'ombra del Muro di Berlino.
Nel romanzo l'autrice con la sua storia ci fa entrare nella realtà della DDR fino a condurci al processo di riunificazione delle due Germanie che coincide, per un caso fortuito, con il suo esame di maturità e quindi con una nuova fase della vita della scrittrice che la porterà a diventare una cittadina del mondo.
Il desiderio della Rusch non è quello di conoscere l'Ovest ma quello di dispiegare le finalmente le sue ali per troppo tempo tarpate.
Non è la riunificazione ad interessarle ma proprio questa nuova possibilità data dall'apertura dei confini.
Claudia Rusch è critica verso la sua patria ma non idolatra mai l'Occidente: «Mio nonno si era sbagliato. La televisione occidentale non ha portato progresso. La valle degli ignari era sempre la stessa». Solo il cosmopolitismo, prima come desiderio e poi come dato effettivo della sua vita, sembra essere in conclusione lo scioglimento di tutte le contraddizioni appartenenti al suo passato da cittadina della DDR.