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Cinema

“Se Dio vuole” di Edoardo Falcone

Un padre alle prese con un figlio che vuole farsi prete

di Francesco Vannutelli / 7 aprile

Tommaso è uno stimato cardiochirurgo di granitiche e razionali convinzioni. Nella sua vita non c’è molto spazio per eventuali dimensioni ulteriori dell’esistenza. Esiste il lavoro, prima di tutto, la famiglia, subito dopo, formata da sua moglie Carla, dai figli Andrea e Bianca, e dal marito di lei, Gianni, che a Tommaso non piace, ma che si fa andare bene. È Andrea, però, a dargli qualche preoccupazione. Perché un giorno il ragazzo, studente di medicina, nei piani di Tommaso destinato alla stessa carriera del padre, comunica di avere un annuncio da fare alla famiglia. C’è il sospetto che sia omosessuale, ma non sarebbe un problema né per Carla né per Tommaso, moderni e votati alla comprensione in nome del principio per cui l’unica cosa che conta è l’amore. Ma Andrea non è gay: vuole farsi prete. Il mondo di Tommaso si accartoccia e crolla, l’idea del figlio prete è insopportabile per un ateo convinto. Si mette quindi in testa di capire chi abbia fatto il lavaggio del cervello ad Andrea e crede di trovare il colpevole in Don Pietro, sacerdote con modi da uomo di spettacolo e con un passato di delinquenza.

Dopo aver sceneggiato un bel po’ delle commedie italiane degli ultimi anni, spaziando dai Vanzina a Massimiliano Bruno, Edoardo Maria Falcone ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa e diventare anche regista. L’ambizione è quella di replicare la grande tradizione della commedia all’italiana, almeno nelle dichiarazioni. Per farlo si è fatto affiancare in scrittura da Marco Martani, altro veterano dei copioni degli ultimi anni, che ha cosceneggiato i film di Neri Parenti, di Fausto Brizzi, ma anche La mafia uccide solo d’estate di Pif, e, soprattutto, si è affidato a una coppia di attori in grado di fare di Se Dio vuole molto più di quelle che erano le intenzioni del regista.

Fare un film sul rapporto tra scienza e fede, o anche più prosaicamente sul rapporto tra uomo e religione o sulla scelta di rinunciare alla vita comune per seguire la vocazione, può essere rischioso. Il pericolo della retorica, di scivolare in un repertorio già visto di situazioni e dialoghi, è difficile da evitare. Si deve essere il Nanni Moretti di La messa è finita per trovare un modo nuovo di parlarne, o il Saverio Costanzo di In memoria di me, si deve avere, insomma, una voce potente e un’idea precisa di quello che si vuole dire, sennò il rischio è la macchietta. Ovviamente, Se Dio vuole è una commedia e non si pone nessun tipo di obiettivo di riflessione trascendentale o  di indagine sul senso della fede oggi, sulla solitudine dell’uomo-prete o qualsiasi altra cosa. Sfrutta solo l’idea del coming out totalmente inaspettato del figlio Andrea per raccontare che tipo di reazioni comporta nella vita di Tommaso e di tutti quelli che gli stanno attorno. Falcone riesce appunto a sfruttare lo spunto per una commedia sulle trasformazioni di una famiglia borghese di fronte all’inaspettato. La deviazione dai binari prefissati dal pater familias Tommaso scatena una reazione a catena in tutti i membri del nucleo.

Di fronte al coraggio della scelta del figlio, Carla capisce che negli ultimi anni non ha fatto niente di sé e riscopre la sua vocazione sessantottina in un rigurgito di ribellione adolescenziale contro il marito e il sistema. Bianca, invece, si fa coinvolgere dall’aspetto esteriore della conversione del fratello per indossare crocifissi e ricercare una spiritualità che la porta a confondersi ma finalmente a capire tante cose, soprattutto nel rapporto con il padre. È Tommaso, però, a cambiare di più, e ad avere più bisogno di cambiamento, grazie alla scelta di Andrea, e soprattutto all’incontro con Don Pietro.

Tommaso capisce la necessità di ascoltare e comprendere gli altri proprio grazie a Pietro, il sacerdote che non fa nulla per convertirlo, ma tanto per aiutarlo a stare meglio. Qui si torna sulla vera forza di Se Dio vuole, che è l’interpretazione di Marco Giallini e Alessandro Gassmann, Tommaso e Pietro (ogni riferimento apostolico è sicuramente voluto) che si confrontano, si capiscono e si aiutano, sia i personaggi che gli attori. Giallini torna dopo Tutta colpa di Freud a fare il padre che si prende il carico della vita dei figli. È una sfumatura diversa del suo consueto personaggio di burbero dal cuore d’oro che gli riesce bene. Il cardiochirurgo Tommaso sembra uno di quei ruoli, per provenienza sociale e arroganza, che ormai interpreta sempre Gassmann al cinema, che invece è un Don Pietro che avrebbe potuto fare anche Giallini, un po’ rozzo, molto alla mano e fuori dagli schemi.

È dalle interazioni dei due che viene fuori il meglio di Se Dio vuole, soprattutto nella parte in cui iniziano davvero a capirsi. Falcone è bravo a non appesantirli nella scrittura. Perché Don Pietro, pur chiamato da una vocazione tardiva, non è un militante della fede, ma al contrario un moderno interprete del cristianesimo di strada, e la trasformazione di Tommaso, nel momento in cui vede con i suoi occhi il vero senso della fede di Pietro, è graduale, non esplosiva né radicale, ma profonda.

Così, pur scivolando ogni tanto in simbolismi che possono essere pericolosi (il finale) e, soprattutto, in una rappresentazione del prete moderno che ha ben poco a che fare con la realtà italiana e strizza troppo l’occhio a una spettacolarizzazione in stile Usa, Se Dio vuole riesce a tenere a distanza argomenti scivolosi e a proporsi come commedia di semplice intelligenza. L’idolo della grande tradizione del cinema del passato è ancora molto lontano, ma siamo ben al di sopra della media delle commedie di oggi.

(Se Dio vuole, di Edoardo Falcone, 2015, commedia, 87’)

LA CRITICA - VOTO 6,5/10

Per il suo esordio alla regia lo sceneggiatore Edoardo Falcone sceglie un tema apparentemente difficile come il rapporto dell’uomo con la fede. In realtà al centro di Se Dio vuole c’è l’amicizia e il suo potere sugli uomini. Marco Giallini e Alessandro Gassmann fanno scorrere tutto con intelligenza e leggerezza.