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Cinema

“Truth” di James Vanderbilt

di Francesco Vannutelli / 17 ottobre

Inizia all’insegna del cinema d’inchiesta la decima edizione della Festa del Cinema di Roma con Truth, esordio alla regia dello sceneggiatore James Vanderbilt (Zodiac), già passato al Toronto International Film Festival, che ha portato sullo schermo il cosiddetto “Rathergate” che scosse l’opinione pubblica statunitense nel 2004.

Alla vigilia delle elezioni presidenziali, Mary Mapes, giornalista e produttrice per il canale televisivo CBS del programma 60 Seconds, riceve delle informazioni sul servizio militare del presidente in carica, George W. Bush. Da ragazzo, Bush jr. avrebbe ricevuto dei favori per aggirare la leva obbligatoria (e di conseguenza la guerra del Vietnam) ed essere assegnato alla Guardia Nazionale come pilota. Mary inizia a costruire un servizio per scoprire la verità con l’aiuto di Dan Rather, amico e mentore e volto storico del giornalismo tv statunitense. L’inchiesta avrà delle conseguenze che coinvolgeranno Mary, la sua squadra e tutta la CBS.

James Vanderbilt è partito dal libro di Mary Mapes Truth and Duty, con cui la giornalista ricostruì nel 2005 tutta la vicenda del Rathergate che finì per costarle il posto e ogni possibilità di carriera televisiva, per parlare in senso più ampio della trasformazione del giornalismo nell’era digitale e del potere della politica sull’informazione. Mary Mapes prima di partire con il servizio su Bush jr. era stata responsabile dello scoop che aveva portato alle confessioni relative alle torture nel carcere di Abu Grahib. Insomma, era (e probabilmente lo è ancora), una che il suo lavoro lo sapeva fare e che lo faceva per inseguire sempre la verità. Mapes e con lei l’anchorman Dan Rather sono esponenti di un giornalismo ispirato al l’ideale della domanda in più, del chiedere sempre per trovare la verità.

Vanderbilt, che ha anche sceneggiato Truth con l’aiuto della stessa Mary Mapes, si rifà alla migliore tradizione del cinema giornalistico statunitense, da Tutti gli uomini del presidente in poi, e arricchisce il suo film con la testimonianza di un passaggio epocale, con la fine della prima epoca della vita digitale e l’avvento del web 2.0, con le conseguenze che comporta anche per il giornalismo che si trova affiancato e incalzato costantemente dai blog di opinione. Il servizio di 60 Seconds viene smontato prima di tutto sul web, con attacchi che si rivolgono non tanto alla sostanza dei fatti sostenuti quanto ai dettagli dell’esposizione, al tipo di font usato nei documenti attribuiti al comando della Guardia Nazionale, alle spaziature e agli apici. La verità si perde di vista nei dettagli insignificanti e alla fine quello che non si vede più è la domanda fondamentale che il bravo giornalista deve porre. In tutto questo, c’è anche il canto del cigno del giornalismo d’inchiesta, ormai non più redditizio per le piattaforme televisive già nel 2004 pronte a inclinarsi sempre di più verso il puro intrattenimento e un tipo di informazione che lascia in secondo piano l’attualità e l’approfondimento per mettere in mostra il superfluo e tutto ciò che possa garantire ascolti.

Sorretto soprattutto dalle interpretazioni, con la già due volte premio Oscar Cate Blanchett che allunga già le mani verso la terza statuetta (ci sono due momenti in cui è veramente da brividi) e Robert Redford che sembra divertirsi a tornare nei panni del giornalista in un film vicino anche alle tematiche del suo cinema da regista (Leoni per agnelli, ad esempio), Truth non si fa problemi a mostrarsi vicino a Mary Mapes e alla sua squadra contro le istituzioni televisive e si lascia andare anche a teorie di complotto sulla manipolazione dell’informazione a opera di un controllo centrale in mano allo stesso Bush. A volte finisce per girare a vuoto, per mostrare troppo velocemente i suoi passaggi, ma riesce a mantenersi sempre teso e compatto e a mostrare come funziona l’informazione televisiva negli Stati Uniti, o almeno come funzionava prima dell’esplosione di internet.

(Truth, di James Vanderbilt, 2015, drammatico, 125’)

LA CRITICA - VOTO 7/10

Guardando alla migliore tradizione del cinema giornalistico, lo sceneggiatore James Vanderbilt esordisce alla regia con la storia vera del “Rathergate” affidandosi soprattutto alle grandi prove di Cate Blanchett e Robert Redford.