Flanerí

Musica

Musica per orecchie sghembe

di Claudia Gifuni / 1 maggio

La follia non si improvvisa, si costruisce nel tempo. Nei due anni che lo separano da Graziosa utopia  Edda decostruisce se stesso – ancora una volta – e rinasce in Fru fru, album disfunzionale che ha come intento dichiarato quello di essere leggero, proprio come l’emblematico wafer scelto a mo’ di immagine per la copertina.

Fru fru è un monologo strampalato, volutamente incomprensibile ma non per questo privo di senso. Edda risulta indecifrabile, non lascia spazio ad alcun appiglio razionale, rimane solo l’istinto di continuare ad ascoltare il suo vortice cosmico. Maschile e femminile si confondono, materia e spirito si sostituiscono l’uno all’altro senza tregua. Cade ogni confine spaziale, crolla ogni barriera dell’animo. In “Ovidio e Orazio” Edda ricorda; in “Samsara” celebra la sua fede al movimento Hare Krishna; in “The soldati” e “Italia gay” ironizza, mentre in “Edda”, canzone di incredibile delicatezza, rivela la fragilità con cui ha affrontato la morte della madre. Inutile cercare un leitmotiv, al suo posto c’è il perdurare di un flusso di coscienza ininterrotto.

Le nove tracce risultano sfuggenti, si aggrappano a sonorità degli anni Sessanta e Settanta; il risultato è confuso, al limite dello sconclusionato ma senza ombra di dubbio onesto. Edda, infatti, non filtra nulla, canta quello che pensa anche e soprattutto quando il pensiero non è finito ma rimbalza senza sosta da un’associazione mentale ad un’altra. La natura sghemba di Fru fru dunque è al tempo stesso espressione artistica del trasformismo di Edda e conferma che, quando si abbandona ogni timore, il cambiamento può essere un processo individuale tangibile.

Fru fru è un album di canzonette piene di grovigli, è un gioco di richiami in cui la vita e le scelte personali di Edda si mischiano con la realtà esterna. Ne deriva un universo privato chiuso e autoriferito in cui il rischio di sentirsi di troppo è alto. Il punto, però, è che Edda non cerca comprensione, cerca se stesso. E lo fa con coraggio.

LA CRITICA - VOTO 7/10

Finalmente un lavoro che non pretende di essere capito ma di essere ascoltato. Finalmente un artista che non pretende di spiegare ma cerca di capire.